2 dicembre 2020
Aggiornato 01:30
Raduno di Pontida

Pontida 2016, il parricidio di Bossi a opera di Salvini e le mutazioni genetiche della Lega Nord

Lo scontro Bossi-Salvini sul palco di Pontida era inevitabile. Per il fondatore della Lega Nord, l'obiettivo resta la secessione; mentre per il suo erede una mutazione genetica del partito è inevitabile e non c'è più spazio per i vecchi slogan.

BERGAMO – E' scontro Bossi-Salvini. Anche sul palco di Pontida. Il confronto parricida tra le due anime del partito è avvenuto davanti al pubblico appassionato del «pratone», ma le parole del fondatore della Lega Nord non hanno suscitato l'applauso corale degli anni scorsi. In molti hanno inneggiato ancora alla «Padania Libera» e alla secessione, ma il pubblico ha incoronato leader indiscusso della kermesse il solo segretario del Carroccio.

Lo scontro Bossi-Salvini
Il primo a parlare è stato Umberto Bossi. Nella tre giorni del Carroccio l'incontro più atteso sul palco era quello tra il fondatore e l'attuale leader della Lega Nord. Durante il raduno di Pontida, che celebra il giuramento omonimo risalente al 1167 e ricorda la nascita della Lega Lombarda contro Federico I Barbarossa, le due anime del partito erano destinate a scontrarsi. Da un lato c'era quella fedele, fedelissima alle origini nordiste e federali; dall'altro quella che persegue le logiche nazionaliste piuttosto che quelle indipendentiste e punta alla leadership del centrodestra nazionale.

Bossi: L'obiettivo resta la secessione
Il passato e il futuro che si incontrano e si scontrano, come i due oceani che a Skagen (la punta più a Nord della Danimarca) si toccano ma si respingono in eterno. Questo succede anche a Umberto Bossi e Matteo Salvini, vicini eppure lontanissimi nell'idea che conservano del loro partito. Il primo a parlare, dicevamo, è stato Umberto Bossi. E ancora una volta ha puntato il dito contro il segretario del Carroccio, pur senza nominarlo direttamente. La Lega «non potrà mai essere un partito nazionale», ha detto il fondatore. E il suo obiettivo deve rimanere la «secessione» della Padania. Le sue parole hanno avuto un'accoglienza affettuosa, ma non hanno scatenato l'applauso corale degli anni passati.

La mutazione genetica della Lega Nord
Evidentemente, oggi la Lega Nord è qualcosa di diverso. Salvini è intervenuto subito dopo Umberto Bossi, che prima di concludere il suo intervento aveva definito la leadership del partito «un po' in confusione, né carne né pesce». Il segretario del Carroccio ha esordito facendo gli auguri al fondatore per il suo compleanno, ma rimarcando la distanza dal suo predecessore: «Sarò sempre grato a Bossi per quello che mi ha insegnato. E non mi sentirete mai avere parole che dimentichino questo». Tuttavia, la rotta di Salvini punta altrove, lontano dai sogni di Bossi. Il leader della Lega Nord ha rivendicato il lavoro svolto in questi anni alla guida del partito e guarda ben oltre i cieli di Pontida.

Non c'è più spazio per i vecchi slogan
«Tre anni fa non sapevamo nemmeno se avremmo superato il 4 per cento e se avremmo visto Bruxelles solo da turisti», ha ricordato Salvini. Poi ha aggiunto: «Questa è la strada, poi ognuno a casa sua si gestisce come vuole». Il leader della Lega ha quindi avvertito i militanti: «Si vince se siamo uniti, si discute dove si deve discutere, non portando in piazza le paturnie. Serve un po' di pulizia. I chiacchieroni non ci servono». Non c'è spazio per le divisioni e le faide interne al partito. L'obiettivo deve essere ben presente a tutti. Per il passato e i vecchi slogan come «Roma ladrona» non c'è più spazio. Ora la Lega deve guardare anche al Mezzogiorno e cambiarsi d'abito, magari introducendo un nuovo soggetto politico ad essa gemellato, come è nei progetti di Salvini. Il parricidio di Bossi servirà alla causa del partito?