23 ottobre 2019
Aggiornato 12:30
Il mito della Magistratura esploso col M5s

Raggi e il nuovo Sacco di Roma: l'ossessione giustizialista del M5s rischia di affossarlo

L'accanimento sulla sindaca di Roma è dovuto alla volontà di scongiurare l’ennesimo sacco: le Olimpiadi di Roma 2024. Ma il M5s rischia di restare schiacciato dalle sue stesse regole, consegnando il Paese in mano alla magistratura

La sindaca di Roma Virginia Raggi
La sindaca di Roma Virginia Raggi Shutterstock

ROMA - Cade al suolo la polvere romana, dopo giorni di cataclismi politici, morali e umani. L’accanimento con cui la stampa ha attaccato Virginia Raggi e il suo operare probabilmente non ha precedenti nella storia della Repubblica: forse tutto questo è riconducibile a una ribellione di quel grumo di potere che da decadi sta saccheggiando la capitale? Indubbiamente sì, e la definizione universale del «sacco di Roma» del 24 agosto 410 d.C. condotta da Alarico a capo dei Visigoti dovrebbe essere rivista in chiave postmoderna. I Visigoti sono qui tra noi, ancora. Hanno fattezze meno grevi, vestono elegantemente, guidano auto di classe, ma non hanno risparmiato alla capitale una sorte meno violenta e tragica. Roma, è vero, è una città alla sbando: ma non per le ragioni che surrettiziamente anche il Vaticano insinua. Il sacco è antico, procede da molti anni, per altro nel silenzio generale, e incolpare una giunta all’opera da pochi mesi è indecoroso.

L'ossessione giustizialista del M5s
Fermare i barbari, i nuovi Visigoti in giacca e cravatta, e pistola, che imperversano a Roma non è un compito semplice: necessita di strumenti potenti. Possiede il M5s tali leve? Anzi, utilizzando una terminologia provocatoria ma confacente allo stato delle cose in essere, tali armi? Vorremmo sperare di sì, ma in prospettiva si vedono enormi falle nei settori difensivi che espongono il movimento politico fondato da Beppe Grillo e Gian Roberto Casaleggio a pericoli letali. Uno su tutti, scaturisce dall’ossessione giustizialista che da sempre connota l’organizzazione politica di Virginia Raggi.

La medicina di tutte le derive italiane: la Magistratura
Ora, è evidente che l’Italia è un paese allo sbando anche per ragioni etiche e morali, che hanno origini profondissime che risalgono ad un Risorgimento raffazzonato e corrotto, in cui si presero decisioni di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze. Così, la medicina primaria per tutte le derive italiane, per gli scandali morali ed economici, per la corruzione dilagante e per il sacco in essere, ha un nome: Magistratura. Il M5s è riuscito ad imporre in questi anni di decadenza quello che Gramsci, e ancor prima Niccolò Machiavelli ma in altri termini definiva «senso comune»: ovvero il senso condiviso da tutti. Concetto nettamente diverso da quello di «buon senso». Il senso comune si costruisce su pratiche consolidate di socializzazione culturale, spesso profondamente radicate in tradizioni regionali e nazionali. Il senso comune costruito intorno alla medicina «Magistratura» ha trovato ampissimo riscontro ed è diventato pieno «consenso».

Col M5s il mito della Magistratura esplode
Un percorso che arriva da lontano questo, che però trova il suo apice nella proposta politica del M5s. Prima di loro già la sinistra aveva girovagato nelle lande di questo senso comune: si pensi all’esperienza di don Ciotti con l’Associazione Libera, prima portatrice del concetto di Legalità come strumento politico. Al suo interno, con posizioni di leadership vari giudici, in primis Giancarlo Caselli, procuratore antimafia a Palermo. Ma è con il M5s, che come noto non è né di destra né di sinistra per il semplice fatto che è sia di destra che di sinistra, che il mito della «Magistratura» esplode. Lo fa parallelamente ai vari scandali che imperversano in Italia, condizione che sposta l’analisi, e la proposta, sul pericoloso e inclinato piano morale.

La delega del potere alla Magistratura è l’autocondanna alla paralisi politica delle istituzioni
Come evidenzia l’antropologo David Harvey, il concetto di legalità, e quindi il primato assoluto della magistratura è uno dei quattro architravi che caratterizzano l’impalcatura ideologica del neoliberismo. Pensare quindi che sia uno strumento neutro è fuorviante e culturalmente scorretto. Lo Stato, e i partiti, o movimenti, non possono e non devono più avere un’idea di mondo: si devono ridurre a far funzionare «il mondo» in base ad una serie di regole ontologiche che devono essere applicate. La vicenda di Virginia Raggi evidenzia che questo modello è distruttivo innanzitutto per chi lo propone. La delega del potere alla Magistratura, anzi al pubblico ministero, è l’autocondanna alla paralisi politica delle istituzioni. Che non possono più avere spazi di manovra «conflittuali» verso il sistema, perché esposti a ogni tipo di pericolo giudiziario. Possono tirare la carretta, dire sì e basta a tutto quanto viene imposto da forze esterne alla sfera democratica.

Raggi punita per aver detto "no" alle Olimpiadi di Roma 2024
Lapalissiano che l’accanimento sulla sindaca di Roma sia dovuto alla volontà di scongiurare l’ennesimo sacco: le Olimpiadi di Roma 2024. Palazzinari, banche, partiti, cooperative, perdono l’opportunità di sontuosi affari. Ma la Raggi non viene messa in croce per questa sua scelta politica, almeno non in maniera diretta: viene accusata dalla Magistratura, anzi dai PM, a cui il M5s ha delegato il potere di vita e di morte su tutto ciò che di politico si muove in Italia. Una sua assessora viene accusata di qualcosa: nessuno sa nemmeno precisamente di che cosa. Eppure questa deve essere immediatamente rimossa, e politicamente giustiziata.

Il M5s rischia di collassare sotto le sue stesse scelte ideologiche
Può funzionare questo modello? Questo senso comune? Basta un avviso di garanzia, ma nemmeno, un’indagine, e crolla tutto. Devono tornare in mente le parole pronunciate da Napoleone, da imperatore: «L’uomo più potente di Francia è il giudice istruttore». La magistratura è composta da uomini, e gli uomini afferiscono ad appartenenze ideologiche, a simpatie, a volontà politiche. E non esiste consesso più politicizzato della magistratura: e chi pensa che un procedimento debba rispondere a valutazioni di tipo oggettivo sogna un mondo che non esiste. Dovrebbe essere così, ma non lo è mai stato, né mai lo sarà. Il pubblico ministero può fare quello che vuole, quando vuole, e di fatto non è sottoposto a giudizio: questa è la realtà. Virginia Raggi, e chiunque voglia fermare l’ennesimo sacco di Roma, non solo nella capitale, va incontro alla nemesi di un movimento che rischia di collassare sotto le sue scelte ideologiche: che hanno portato ad un veloce e solido consenso, ma che ora rischiano di travolgerli.