13 agosto 2020
Aggiornato 07:30
Cambio di poltrone nei telegiornali

Le mani del premier sulla Rai: Renzi come Erdogan

Il premier infila il naso nel servizio pubblico: questa l'accusa delle opposizioni, che vedono nel cambio di poltrone ai Tg la volontà del premier di fare un'informazione su misura. Forti critiche anche dalla minoranza dem

ROMA – Succede ad Agosto, nel pieno dell'estate, lontano dai riflettori e di fronte a un'Italia assopita dalla calura: i tg della Rai cambiano faccia e le opposizioni (ma non solo) gridano all'epurazione. Il direttore generale Antonio Campo Dall'Orto ufficializza le sostituzioni e qualche dubbio sulle poltrone scalzate spunta fuori. Al Tg1 viene confermato Mario Orfeo, il Regionale resta in mano a Vincenzo Morgante. Al Tg2, invece, arriva Ida Colucci che sostituisce Marcello Masi, ma è il cambio al Tg3 che fa più discutere e accendere gli animi: a Bianca Berlinguer succede Luca Mazzà.

Campo Dall'Orto e Maggioni in Commissione Vigilanza
Il piano dovrà passare prima il vaglio del cda, in seno al quale non mancano malumori. Non ci si aspetta l'unanimità, visto che annunciano di votare contro i tre consiglieri di opposizione, Antonio Mazzuca, Arturo Diaconale e Carlo Freccero. Intanto i vertici della Rai sono attesi in serata in Commissione di Vigilanza: Campo Dall'Orto e Monica Maggioni dovranno imbastirla bene, la giustificazione per un cambio di poltrona così pesante, ben consci dell'atmosfera tutt'altro che distesa in Commissione.

L'attacco delle opposizioni
Già al profilarsi delle sostituzioni, i commenti della politica erano stati infuocati. Pesanti come macigni le parole di Renato Brunetta e Maurizio Gasparri, che, dalle fila di Forza Italia, hanno puntato il dito contro il premier Matteo Renzi, responsabile, di voler mettere le mani sulla Rai, facendola a sua immagine e somiglianza. Per Brunetta e i suoi, Renzi sarebbe addirittura peggio del presidente turco Erdogan. Tirando fuori le dichiarazioni del premier di qualche tempo fa (ma neppure troppo), Forza Italia ricorda come Renzi avesse detto «fuori i partiti dalla Rai», «tutti, evidentemente, tranne il suo Pd, anzi il suo personale partito di Renzi. Questo è inaccettabile». E sulla stessa scia, sempre dalla destra del Parlamento arrivano le altre accuse al premier: la Lega Nord di Matteo Salvini sottolinea come il premier annunciava di voler togliere i partiti dalla Rai, «ma nella realtà dei fatti una tv pubblica così schierata non c'è mai stata».

Speranza: tentativo di «normalizzazione» dell'informazione
Ma gli attacchi non arrivano solo da destra. La faida interna al partito del premier si fa sentire anche in quest'occasione. L'estromissione della Berlinguer – giornalista dai tratti poco «renziani» – suscita un profondo malcontento in casa Pd. A parlare – anche stavolta – è l'esponente della minoranza dem Roberto Speranza, che afferma che il cambio della giornalista ha il «profumo di un tentativo di normalizzazione dell'informazione che ci fa somigliare a chi abbiamo sempre criticato». Un'accusa pesante, quella di Speranza, che vede il problema come tutto interno al partito. Questo perché, sì, a decidere i cambi di poltrona è la dirigenza Rai, ma è vero anche che quella stessa dirigenza è legata in modo diretto al Governo, poiché è quest'ultimo ad aver scelto i vertici dell'azienda pubblica. Sorge spontaneo un dubbio – dice Speranza in un'intervista all'Huffington Post –, che si sia dinanzi ad «un'azione punitiva verso chi ha coltivato con autorevolezza gli spazi di autonomia che il servizio pubblico dovrebbe sempre garantire».