26 giugno 2019
Aggiornato 19:00
In riviera romagnola si ricostruisce il centrodestra

Salvini-Toti: a Milano Marittina l'accordo per fermare Parisi (e Berlusconi)

Silvio Berlusconi lancia il suo nuovo delfino, Stefano Parisi, per ricompattare Forza Italia e il centrodestra. Malumori in casa azzurra, sempre più divisa. Intanto il leader della Lega e il governatore ligure pensano ad un'alternativa valida.

ROMA – Ancora caos in casa centrodestra. La decisione di Silvio Berlusconi di investire l'ex candidato milanese Stefano Parisi a «ricotruttore» di Forza Italia non piace a molti. Matteo Salvini ha battezzato il progetto dell'ex manager milanese di racchiudere sotto un'unica grande ala di Forza Italia i moderati come una «marmellata centrista» che proprio non convince. È stanco di quei nomi che hanno – a suo dire – affossato il centrodestra, Salvini, che si tira fuori dalla convention organizzata da Parisi per metà settembre e continua per la sua strada.

Malumori in Forza Italia
Non è da solo, però. Nella stessa Forza Italia non mancano, infatti, i malumori per l'improvvisa investitura di Parisi a leader del partito. A dissentire è, ad esempio, Giovanni Toti. E, a conferma di ciò, nei giorni scorsi il governatore della Liguria è stato visto in compagnia del leader del Carroccio, a Milano Marittima. Si intersecano alleanze nel centrodestra di oggi, che sottolineano le crepe sempre più profonde di una coalizione che non riesce ad uscire dalla confusione. Silvio cerca di avere ancora l'ultima parola sul centrodestra, ma barcolla di fronte alle forze che – ormai da un po' – gli remano decisamente contro. E i sodalizi che valicano i confini partitici – come quello tra la Lega di Salvini e una parte di Forza Italia d'accordo con Toti – vanno esattamente in questa direzione: fermare l'avanzata dell'ex manager, proporre alternative.

Sulla scia del «modello Liguria»
Una cena in riviera romagnola sigla l'alleanza tra i due, concordi su diversi punti nodali. Innanzitutto i due si dicono convinti che il governo Renzi sia ormai arrivato al traguardo. Questo è il momento del centrodestra: basta temporeggiare, bisogna rimboccarsi le maniche e ricostruire la coalizione in modo da farsi da alternativa al governo fiorentino. Lo definiscono «modello Liguria», sulla scia di quell'alleanza che portò Toti a guadagnarsi la fiducia dei liguri e a sedere sulla poltrona della Regione. Un'alleanza che vede Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d'Italia unire le forze e dar vita ad un ingegnoso accordo che scalzi – prima che sia troppo tardi – il manager dalla possibilità concreta di diventare leader del centrodestra.

Un accordo per fermare Parisi (e Berlusconi)
Certo, Forza Italia come la Lega Nord hanno sostenuto con convinzione la candidatura a sindaco di Milano di Parisi, ma un conto è pensare a ristrutturare le strade, un altro prendere in mano le redini di una compagine politica come il centrodestra, ammonisce il segretario del Carroccio. A non convincere affatto Salvini è proprio quell'idea di buttare dentro il nuovo progetto personaggi del calibro di Angelino Alfano e Corrado Passera, centristi e troppo vicini oggi al governo Renzi. Per Matteo Salvini Berlusconi inciampa ancora, sceglie il cavallo sbagliato ancora – non bisogna andare troppo indietro nel tempo per rivedere il balletto dell'ex Cav con Guido Bertolasco, l'uomo del fare, prima candidato a sindaco di Roma per il centrodestra e poi miseramente ritirato dalla corsa – e sfalda quel che resta della coalizione: «Se qualcuno ha diviso il centrodestra e ha voluto perdere, quello è Berlusconi», afferma e intanto rassicura tutti: «Vado avanti per mandare a casa quel ciarlatano di Renzi».