16 giugno 2019
Aggiornato 08:30
Escluso l'intervento di governo e maggioranza

Il ddl per la legalizzazione della cannabis approda in aula, ma poi ritorna in commissione

«Un fatto più che rivoluzionario, storico» scandisce il sottosegretario e senatore Benedetto Della Vedova, che guida l'intergruppo che ha seguito il provvedimento, ad apertura della conferenza stampa che presenta e annuncia l'importante passo. Ma Area Popolare e proibizionisti vanno «in trincea».

Pianta di cannabis
Pianta di cannabis ( Shutterstock )

ROMA - Il ddl per la legalizzazione della cannabis approda e si incardina oggi in aula a Montecitorio. «Un fatto più che rivoluzionario, storico» scandisce il sottosegretario e senatore Benedetto Della Vedova, che guida l'intergruppo che ha seguito il provvedimento, ad apertura della conferenza stampa che presenta e annuncia l'importante passo. «In commissione ci siamo trovati davanti a un muro di oltre 1.700 emendamenti, di cui 1.300 di Area popolare e di cui oltre la metà reca la parola 'sopprimere'. Sono emendamenti non di proposta, ma di conservazione dell'esistente» ha spiegato e sottolineato Daniene Farina, relatore Si del provvedimento alla Camera. «Ma l'esistente non va così bene - ha aggiunto -. A settembre c'è già l'accordo per il ritorno in commissione per andare all'esame delle proposte di modifica che ora non sono state possibili. Ma l'importante era incardinare il provvedimento in aula. So che non sarà una passeggiata, ma a noi questo va benissimo. Indietro non si torna».

«Non abbiamo fatto un'oncia di polemica sui tempi - ha tenuto a rimarcare Della Vedova, rispondendo così alle accuse mosse da più parti anche questa mattina, come ad esempio dal capogruppo Fi, Brunetta -. L'unica conferenza stampa l'abbiamo fatta un anno fa per presentare l'iniziativa. Abbiamo sentito poi oltre 40 esperti, sono trascorsi 12 mesi in commissione. C'era chi non voleva arrivassimo in aula. Ma oggi siamo arrivati a questo passo, che è un punto fermo importantissimo».

Della Vedova ha poi ribadito una volta di più come il ddl sia un provvedimento «di esclusiva iniziativa prlamentare» escludendo ogni coinvoglimento di governo e maggioranza. «A firmare il testo sono 87 deputati M5S, 85 Pd, 24 di Sinistra italiana, 16 del Misto, 7 di Scelta civica, 2 di Fi... - ha detto -. A Costa e a Lorenzin dico; ciascuno ha titolo a intervenire, ma lasciamo fuori governo e maggioranza in quanto tale».

«Stiamo superando il Medioevo - ha rilanciato Vittorio Ferrarese del M5S -. E' la stessa giustizia che reclama a gran voce questo provvedimento di legge, visto che è il procuratore antimafia che ci ricoda che serve per snallire il lavoro dei tribunali. E chi è contro al testo perchè afferma che la cannabis uccide, ma non c'è un solo morto scientificamente connesso al suo uso finora, lo sfido a votare contro e presentare subito un ddl per vietare l'uso di tabacco e alcool subito dopo Quelli sì che è certo che uccidano. Detto questo la proposta è perfettibile, ma il Paese ne ha bisogno...».

Pippo Civati, ex Pd fondatore di «Possibile», ha ricordato come la normativa abbia un grande impatto «per la libertà di ciascuno di noi, per il valore sanitario che comporta, per la possibilità di recuperare risorse ad esempio al pacchetto socio-sanitario. E' una legge razionale, logica e molto liberale». Monica Faenzi (oggi Ala, ma Fi quando firmò il testo) ha osservato che «questa legge non ha lo scopo di incentivare l'uso della cannabis ma di regolamentarne l'utilizzo togliendo forza alle organizzazioni criminali. Non ammetterlo significa chiudere gli occhi sul fatto che sono 6 milioni i cittadini italiani che oggi ne fanno uso. Visto che il proibizionismo non ha ottenuto alcun risultato val bene provare con l'antiproibizionismo».

Infine il senatore Pd Luigi Manconi, primo firmatario del provvedimento al Senato, ha sottolineato il fatto che se nell'istituzione nota per l'imperare «di un atteggiamento arcigno e torvo ben 73 senatori hanno sottoscritto quel testo è un ottimo segnale. Si tratta di un numero assolutamente rilevante che apre le porte a un ottimismo ben temperato. Ora attendiamo contestazioni di merito - ha concluso - perchè quelle sentite nella giornata di ieri erano fuori da qualsiasi quadro di razionalità medica, sociale, scientifica, e giuridica che ispira invece il testo che abbiamo presentato».