15 dicembre 2019
Aggiornato 14:00
Gravidanza tutta particolare

«Non sento più il mio bambino», Ma nell’utero aveva un chilo di marijuana

In Messico una donna presumibilmente incinta si presenta in ospedale perché dice allarmata di non sentire più il suo bambino, solo che i medici le trovano e prelevano dall'utero un chilo di marijuana

Donna in gravidanza
Donna in gravidanza Shutterstock

MESSICO – Quella di Gloria C., una donna messicana di 37 anni, era di certo una gravidanza del tutto particolare. E lo si è scoperto dopo che si è presentata all’Ospedale Ruben Lenero di Città del Messico allarmata perché, come lei stessa avrebbe detto: «Non sento più il mio bambino». Ma i medici che l’hanno visitata non pensavano di trovare la sorpresa.

Che strano bambino
Una volta ricoverata, perché si temeva per la vita del feto – o almeno quello che doveva essere un feto – dato che effettivamente non si sentiva più il battito cardiaco, la donna avrebbe dovuto essere sottoposta a intervento chirurgico. Quando i medici le hanno inciso l’addome per procedere all’operazione, sono rimasti esterrefatti. Nell’utero e nell’addome, infatti, l’equipe medica ha trovato, al posto del feto, ha trovato dei panetti di droga – più precisamente di marijuana – del peso totale di circa un chilogrammo.

La consegna alle forze dell’ordine
La droga era stata inizialmente avvolta in del nastro adesivo, che nel frattempo si era rotto. La dott.ssa Lourdes Yanez, che ha operato la donna ‘incinta’, dopo aver recuperato tutta la marijuana l’ha consegnata alle forze dell’ordine. La voce e le immagini della droga hanno fatto presto il giro dell’ospedale (con il personale che è rimasto stupito), e poi anche del web. Dopo la denuncia, la donna è stata arrestata e poi portata in tribunale con l'accusa di «crimini contro la salute». Al momento non si hanno maggiori particolari sulla provenienza della droga e perché la donna nel avesse così tanta nella sua pancia. Quello che si sa è che pare che Gloria C., residente a Ixtapaluca, fosse recidiva, e sia già stata condannata per reati simili nel 2010 e poi ancora nel 2015.