10 luglio 2020
Aggiornato 02:30
Al centro della vicenda il cognato del Presidente del Consiglio

Renzi e quella brutta storia dell'Unicef: i soldi per i bambini africani nelle aziende vicine al Premier

I pm accusano il cognato di Matteo Renzi, Andrea Conticini, di reimpiego di capitali in tre aziende molto vicine alla famiglia Renzi. Soldi destinati da Unicef e Operation Usa ai bambini affamati dell'Africa nel 2011.

ROMA – Tornano i guai in casa Renzi. Stavolta al centro della questione ci sarebbero i soldi dell'Unicef e Operation Usa destinati, nel 2011, alle campagne per i bambini dell'Africa finiti – secondo i sospetti della Procura di Firenze – nelle mani di Andrea Conticini, cognato di Matteo Renzi, che li avrebbe iniettati in tre aziende. È Marco Lillo a scrivere su Il Fatto Quotidiano che le tre aziende in questione sarebbero quella di Renzi, Eventi 6 (nel 2011 ancora Chil Promozioni), e le due del renziano Patrizio Donnini e consorte, Lilian Mammoliti.

Pm: Soldi mai arrivati in Africa
Conticini assicura che quei soldi sono stati adoperati, fino all'ultimo centesimo, per il fine per il quale erano stati raccolti. Il legale del cognato del presidente del Consiglio, Federico Bagattini, intanto ha fatto ricorso al Tribunale del riesame per avere giustizia. Secondo i pm Luca Turco e Giuseppina Mione, quei fondi non sarebbero mai arrivati in Africa, andando, invece, a coprire i conti in rosso delle tre aziende in questione.

Appropriazione indebita
La Nazione lo scorso venerdì ha svelato la segnalazione della Banca d'Italia rispetto ad un flusso di denaro che da Londra arrivava proprio a Firenze. Protagonisti della vicenda sono Alessandro Conticini, 40enne, ex dirigente di Unicef e direttore della Play Therapy, e il fratello Luca (gemello di Andrea, cognato di Renzi). L'accusa è quella di appropriazione indebita in concorso con il padre Alfonso, «dal 2011 e fino al gennaio 2015 in Castenaso (Bologna) in relazione a somme di denaro corrisposte da Operation Usa e Unicef a Play Therapy Africa Limited (Pta Ltd) e da questa stornate, in assenza di idonea causale, in favore di Conticini Alessandro».

Il flusso sospetto
Per l'accusa, Alessandro Conticini avrebbe tenuto per sé i soldi destinati, attraverso la Play Therapy da Unicef e Operation Usa, ai bambini africani, mentre il cognato di Renzi, Andrea, è accusato di reimpiego di capitali. Reato che, secondo i pm, Andrea Conticini avrebbe «commesso in Firenze nel corso del 2011 in relazione a somme di denaro provento del reato sopra indicato impiegate per l’acquisto di partecipazioni societarie in nome e per conto di Alessandro Conticini». Il punto – secondo Lillo – sarebbe che Andrea avrebbe acquistato per conto di Alessandro le quote della Chil promozioni (oggi Eventi 6), prendendo nel 2011 il 20 percento della Srl e iniettando 50mila euro nel capitale. In quella stessa azienda, la Eventi 6. Gli stessi movimenti riguardano anche le altre due aziende dei coniugi Donnini.

Eventi 6
È però la storia della Eventi 6 a suscitare più imbarazzo in casa Renzi. Il premier, infatti, – come si legge sul Fatto – sarebbe stato assunto dall'azienda nel 2003, alla vigilia della candidatura in Provincia. In questo modo per dieci anni Matteo Renzi avrebbe percepito i contributi pensionistici da Provincia prima e Comune poi per ben dieci anni. Contributi che, nel 2014, finivano nel Trattamento di fine rapporto del premier di 48mila euro. Quindi – come ricapitola Lillo – nel 2011 la Chil promozioni incassava i 50mila euro di Conticini – frutto di appropriazione indebita – e nel 2014 erogava 48mila euro di Tfr all'ormai ex dirigente Matteo Renzi.