18 settembre 2019
Aggiornato 14:00
Dopo la tragica vicenda di Emmanuel

Per l'Espresso, su Emmanuel Salvini è troppo poco dispiaciuto. E il leghista prepara la querela

Sulla tragica vicenda di Emmanuel, il nigeriano ucciso per strada a Fermo, si è scatenata la polemica tra un giornalista collaboratore dell'Espresso e Matteo Salvini. Che ha promesso di querelarlo

ROMA - Matteo Salvini non ci sta, e minaccia di andare per vie legali. Il casus belli è un articolo del giornalista Mario Munafò, e pubblicato sul suo blog personale sull'Espresso. Un articolo che è un atto di accusa diretto al segretario federale della Lega Nord, a seguito dell'omicidio del 36enne nigeriano Emmanuel Chidi Namdi, ammazzato di botte per strada a Fermo. Un articolo che già dal titolo deve aver urtato parecchio il leader del Carroccio: «Per Matteo Salvini se sei nero e ti ammazzano è un po' colpa tua».

La dichiarazione di Salvini
Munafò prende le mosse dal commento di Salvini sulla vicenda, pubblicato sulla sua pagina Facebook: «Chi uccide, stupra o aggredisce un altro essere umano va punito. Punto. A prescindere dal colore della pelle. Sei bianco, sei nero, sei rosa e ammazzi qualcuno senza motivo? In galera, la violenza non ha giustificazione. Il ragazzo nigeriano a Fermo non doveva morire, una preghiera per lui», ha scritto il Segretario. E fino a qui, per Munafò, tutto bene. E' la chiusa del ragionamento di Salvini ad aver «aizzato» il giornalista, proprio dove si legge: «È sempre più evidente che l'immigrazione clandestina fuori controllo, anzi l'invasione organizzata, non porterà nulla di buono. Controlli, limiti, rispetto, regole e pene certe: chiediamo troppo?».

Il commento del giornalista
Un dichiarazione definita dal giornalista «semplicemente oscena», costruita con una struttura retorica «ben nota», che punta a colpevolizzare «in maniera indiretta e subdola la vittima». «Prima ti riscalda segnalando che non importa il colore della pelle (bravo), che chi sbaglia deve pagare (giusto). Poi ti spara il classico "ma", in cui ti ricorda che se Emmanuel non fosse venuto in Italia allora sarebbe ancora vivo», scrive il giornalista.

Etichetta?
Ad urtare Munafò, quella che lui definisce l'«etichetta di immigrato clandestino, anzi di invasore», un'etichetta che però - scrive - glissa su alcuni «dettagli» che dettagli non sono: ad esempio, il difficile vissuto di Emmanuel, giunto dalla Nigeria insieme alla moglie per sfuggire alla violenza di Boko Haram, che gli ha ucciso i genitori e una figlioletta, per di più reduce da una terribile traversata dalla Libia, durante la quale sua moglie ha anche abortito. 

Colpevolizzazione della vittima?
Il giornalista accosta la dichiarazione di Salvini ad altre forme di subdola colpevolizzazione della vittima, come il classico: «Povera donna stuprata, ma se non si fosse vestita in modo tanto provocante...», oppure: «Povero ragazzo crivellato di colpi, ma se non avesse girato per quel quartiere malfamato...», o ancora: «Povero giudice fatto saltare in aria, ma se si fosse fatto gli affari suoi...», per chiudere con: «Non dovevano picchiare quei gay, ma potevano anche evitare di baciarsi in pubblico no?».

La minaccia di Salvini
L'articolo si chiude con un commento ironico, aggiunto solo in seguito, rivolto ai seguaci della pagina Facebook di Salvini: «Ps. Un saluto a tutti i lettori arrivati qui attraverso la pagina Facebook di Matteo Salvini che sta riflettendo sul querelarmi o meno. Criticate pure nei commenti, ma le minacce verranno censurate quindi risparmiatevi la fatica di lasciarle grazie».In effetti, il leader leghista ha postato il pezzo di Munafò sul suo profilo, preceduto dal commento-minaccia: «Ragazzi, io sono un po' stufo, l'autore di questo pezzo lo querelo. Siete d'accordo?». E c'è da scommettere che andrà fino in fondo.