23 ottobre 2019
Aggiornato 12:00

Salvini lancia l'ultimatum a Berlusconi: «Ha un mese per scegliere da che parte stare»

Ancora tensioni nel centrodestra. Il segretario della Lega lancia l'aut aut al leader azzurro: entro il 20 giugno deve scegliere se aderire alla campagna per il «no» al referendum. Appese a un filo le sorti del centrodestra

ROMA – Torna il gelo in casa centrodestra. Matteo Salvini, in un'intervista rilasciata a Libero, lancia il suo aut aut al leader azzurro Silvio Berlusconi. Il segretario del Carroccio glissa sulla questione romana, pomo della discordia per settimane, e come se si trattasse di un incubo ormai sbiadito, si dice solo «perplesso» per alcune dichiarazioni di Silvio Berlusconi sull'Europa.

L'Europa al centro delle tensioni
Che l'aria sia tesa si nota già dalle primissime affermazioni: «Non vedo Berlusconi da prima di Pasqua». Poi corregge un po' il tiro, Salvini, che sottolinea come la coalizione sia salda in diverse città italiane: Bologna, Varese, Savona, Trieste. Roma no, ma il problema è l'Europa. L'ex Cav avrebbe dichiarato nei giorni scorsi di essere preoccupato per una eventuale uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, lasciandosi sfuggire, però, anche un attacco nei confronti della leader del Front National Marine Le Pen. È questo il nodo poco chiaro per Salvini, che non riesce a spiegarsi la durezza nei confronti dell'amica Le Pen e dei populisti europei. Una cosa, però, è chiara: «Se stai con la Merkel, non puoi pensare di andare al governo con la Lega».

Il tempo delle decisioni
La freddezza dei rapporti si palesa in tutta la sua forza quando il segretario del Carroccio afferma esplicitamente che il Cavaliere sarà chiamato a decidere da che parte stare subito dopo le elezioni amministrative. Dal 20 giugno, infatti, la Lega lavorerà «pancia a terra per dire no al referendum di Renzi». È lì che si capiranno le vere intenzioni di Silvio. Se, come più volte vociferato, l'ex premier gioca ad appoggiare il governo Renzi (seppur indirettamente, come successo a Roma con la scelta di convergere su Alfio Marchini piuttosto che sull'alleata naturale Giorgia Meloni), lo si scoprirà proprio con la scelta del leader azzurro di aderire o meno alla campagna del «no» al referendum costituzionale di ottobre. È a quel punto che Berlusconi dovrà scoprire le carte. È a quel punto che si decideranno le sorti del centrodestra unito di cui tanto si riempie la bocca l'ex premier.

Porte chiuse al M5S
I sondaggi vedono la Lega Nord ferma. Si arresta, quindi, l'ascesa del partito di Salvini, che, però, da buon leader, si sforza di vedere il bicchiere mezzo pieno: «Essere stabili è motivo di orgoglio visto che c' è in atto una vergognosa campagna mediatica a favore di Renzi». La questione dei sondaggi rimette in ballo anche il discorso dell'apertura al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Come spiega Salvini, è doveroso riconoscere ai pentastellati quell'«onestà politica» assente nelle altre conformazioni. Questo non vuol dire, però, che la Lega sia pronta o propensa a tendere la mano al M5S e le motivazioni sono dietro l'angolo: su islam, rom e immigrazione in genere, i grillini sono di estrema sinistra. Mancano, dunque, i presupposti per un qualsiasi avvicinamento tra le due forze. I problemi registrati dal Movimento (a Livorno e Parma negli ultimissimi giorni e a Quarto e Civitavecchia in passato) dimostrano come i grillini non siano ancora all'altezza di governare.

Nessun punto di contatto con i grillini
La Lega di Matteo Salvini, invece, ha dato prova delle proprie abilità governative: «La Lega governa bene - ormai da vent' anni - in Lombardia e Veneto». È necessario un distinguo, però, tra le elezioni locali e quelle nazionali: alle amministrative è più facile che Lega e Movimento si ritrovino a collaborare. È il caso di Laives, comune nei pressi di Bolzano, in cui le decisioni della giunta leghista sono appoggiate dai grillini. Un punto di contatto potrebbe pensarsi, invece, sul fronte europeo: una delle battaglie storiche del Movimento 5 Stelle è proprio quella di opporsi alla politica della Merkel. Sulla stessa onda è la Lega di Matteo Salvini. Ma questo no basta: per il leader non sarebbe impossibile non tener conto delle posizioni di sinistra («più a sinistra del Partito Democratico») in materia di immigrazione. Dunque, porte chiuse.

La Lega guarda al referendum
L'avversario resta sempre Matteo Renzi. È per questo che da giugno la Lega Nord si adopererà per lanciare nuove idee e proposte che «guardano avanti». «Non anticipo nulla – dice Salvini – ma tutti dovranno decidere da che parte stare». Anche – e, soprattutto, forse – Silvio Berlusconi: «Spero che decida di stare con noi», conclude.