14 ottobre 2019
Aggiornato 21:00

M5S, Di Maio: Pizzarotti via, ha taciuto tre mesi. Applicata regola, non siamo il Pd

Il membro del Direttorio spiega la differenza tra il caso Nogarin e quello del sindaco di Parma: Pizzarotti avrebbe nascosto per tre mesi l'avviso di garanzia, dunque il M5S ha applicato la regola della sospensione dal Movimento

ROMA – Ancora caos nel Movimento 5 Stelle in seguito alla sospensione del sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Nei giorni scorsi il Movimento era stato investito da un'altra bufera, che aveva visto coinvolto il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, il quale, però, non è stato raggiunto dal provvedimento grillino. La differenza sta nel fatto che «Nogarin è stato trasparente», mentre nel caso di Pizzarotti «parliamo di una notizia che è stata nascosta per tre mesi». A Napoli per un'iniziativa elettorale, Luigi Di Maio - componente del Direttorio del M5s - risponde così ad una domanda sulla doppia morale applicata nel caso dei due sindaci Cinque Stelle, entrambi indagati ma solo il sindaco di Parma sospeso dal Movimento. In ogni caso, aggiunge Di Maio, sul sindaco di Livorno «non abbiamo ancora deciso».

«Non siamo il Pd»
Per Di Maio la situazione è tutt'altro che caotica: «Io penso che il M5s abbia semplicemente applicato una regola – dice il membro del Direttorio –. Avevamo un avviso di garanzia nascosto per tre mesi e questo è un dato inconfutabile. E per questa ragione noi abbiamo applicato una regola in quanto questo è il Movimento Cinque stelle e non il Partito Democratico». Rispetto alla vicenda dello scambio dei messaggi tra il sindaco di Parma e Luigi Di Maio e Roberto Fico – interamente pubblicati su Facebook da Pizzarotti –, Di Maio spiega: «Siamo rappresentanti delle istituzioni, non dell'asilo Mariuccia», quindi «credo veramente che commentare messaggi pubblicati su Facebook sia veramente di cattivo gusto di fronte agli italiani. Tra l'altro in quei messaggi si testimonia che c'eravamo sentiti».

Pizzarotti: «Autogol pazzesco»
Non tarda la risposta del sindaco espulso dal Movimento: «Politicamente è un autogol pazzesco – dice Pizzarotti –. Siamo stati un esempio, ma abbiamo perso il senso del limite, abbiamo sbracato». Al termine della conferenza stampa di ieri, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti rilascia un'intervista al Corriere della Sera, e alla domanda se «ha senso rimanere dove non ti vogliono?», la risposta è secca: «No». Ma dopo la sospensione dal Movimento 5 Stelle «può aver senso chiedere giustizia: su questo si può ragionare».

«Direttorio irresponsabile»
Il punto è quello delle regole in base alla quali Pizzarotti è stato sospeso: «Loro stanno ignorando tante regole. Penso sia altamente irresponsabile. Non lo fai neanche nel circolo delle bocce». Regole che «non è che non sono chiare: non ci sono – ha spiegato il sindaco di Parma –. Non so cosa significhi essere sospesi. Nascondono la loro identità, si appellano a regole che non esistono, citano un regolamento sulla base del quale starebbero facendo un'istruttoria senza dirmi qual è. Nella mia risposta chiedevo questo: qual è il regolamento? Chi siete? E solo questo vorrei sapere oggi: chi inventa le regole? Chi le cambia a suo uso e consumo com'è stato per la tv?».