28 settembre 2022
Aggiornato 17:00
30enne belga di origini italiana in Siria

Laura, la mamma fuggita dal Califfato: «8 mesi di terrore»

Si era convertita all'Islam e aveva seguito il marito in Siria, portando con sé il figlio di appena 4 anni. In due mesi Laura ha capito che quella propagandata dallo Stato Islamico non era la verità

Laura, belga di origini italiane, abbraccia l'Islam e parte per la Siria
Laura, belga di origini italiane, abbraccia l'Islam e parte per la Siria Foto: Shutterstock

BRUXELLES - «Ho vissuto otto mesi di terrore, mi sentivo prigioniera». Su Repubblica.it si legge la storia di Laura, giovane belga di origine italiana convertita al Califfato di Al Baghdadi perché convinta che quello potesse essere il posto migliore per crescere il figlio di quattro anni. Dal luglio 2014 al marzo del 2015 Laura vive in Siria, all'ombra del Califfato, «abitavo ad Al Bab con mio marito, nel governatorato di Aleppo».

La storia
La scoperta della verità taciuta dallo Stato Islamico ha fatto sì che Laura aprisse gli occhi decidendo così di fare ritorno in Belgio: «Dopo due mesi, ho capito l'enorme stupidaggine che avevo fatto e ho implorato i miei genitori perché mi venissero a riprendere», spiega la giovane.a Repubblica la ragazza concede un'intervista, pur evitando di rispondere ad alcune importanti domande sul ruolo del marito nell'organizzazione terroristica e sulla sua fuga dalla Siria, né sulle modalità con cui i suoi genitori l'hanno di fatto liberata dagli jihadisti.

Partire
Laura aveva conosciuto suo marito, il tunisino Oussama Rayan, in chat. Poi le nozze: «Da due anni. Mi sono convertita all'Islam e mi sono sposata religiosamente con un ragazzo tunisino», spiega. A Charleroi, dove abitava prima di partire per la Siria, Laura era una commessa in un supermercato, con contratto a tempo indeterminato e un bambino a casa. La decisione di lasciare il Belgio, pur se presa in autonomia, è stata diretta conseguenza della propaganda del marito: «Lo Stato Islamico non lo conoscevo per niente, non ero interessata. Poi però lui mi ha messo in testa delle cose che mi hanno fatto cambiare idea: la propaganda dell'Is è fortissima, ci sono cascata e mi sono radicalizzata. Lo immaginavo come l'unico posto adatto ai veri musulmani».

La vita in Siria
Una crociera per la Turchia, poi a Smirne i due si sono portati fino al confine siriano, oltrepassandolo. Ad Al Bab la vita non era affatto facile: salari bassi e vita troppo cara si sommavano a leggi ferree dell'Isis, soprattutto per le donne. «Mi era vietata qualsiasi cosa. Durante il giorno badavo a mio figlio, pulivo la casa e preparavo il pranzo e la cena. Ero obbligata a portare il burka, non avevo la libertà di uscire di casa se non con mio marito. Nemmeno per fare la spesa. Senza di lui, non potevo decidere niente. Le regole da seguire sono pesantissime. E siamo sorvegliati giorno e notte», spiega la trentenne.

La decisione di tornare
Da lì la decisione di tornare in Belgio e la richiesta d'aiuto ai suoi genitori. «Mi avevano detto solo bugie – spiega Laura –, i video di propaganda erano dei montaggi slegati dalla realtà. Non stavo bene, nessuno sta bene in Siria. Non volevo che mio figlio diventasse come i terroristi». Laura riesce a contattare i suoi genitori di nascosto dal marito chiedendo loro di andare in Siria a «liberarla». Una volta tornata in Belgio la donna è stata immediatamente messa in stato di fermo e le è stato tolto l'affidamento dei figli. «Li hanno tenuti per tre mesi i miei genitori, poi, dopo aver mostrato il mio rimpianto al giudice, me li hanno ridati – spiega –. C'è stato un processo, alla fine del quale sono stata condannata a 5 anni con la condizionale e 15mila euro di multa da pagare. Non hanno tenuto conto del mio ravvedimento, né del fatto che me ne sono andata via volontariamente dall'Is. Adesso non posso utilizzare i social network, le mie e-mail e le telefonate sono intercettate».

«Non partite»
Laura lancia un messaggio alle donne pronte a lasciare tutto per raggiungere la Siria e abbracciare la vita del Califfato: «Non partite, riflettete prima di farlo. Una volta laggiù, è quasi impossibile tornare indietro. Anche se vi fanno capire che tutto è facile, credetemi, non lo è. Non fatevi fare il lavaggio del cervello, e prima di prendere decisioni parlatene con qualcuno. Evitate di fare l'errore che ho fatto io, perché la mia vita adesso è rovinata».