23 gennaio 2020
Aggiornato 03:00
Possibile candidata del Centrodestra a Roma

Tra i papabili per il Campidoglio spunta Rita Dalla Chiesa

Mentre Parisi, a Milano, sembra sempre più vicino a un «sì», a Roma il Centrodestra pare ancora in alto mare. Al punto che, dalle file di FdI, in queste ore ha fatto capolino il nome della anchor woman Mediaset Rita Dalla Chiesa. Con buona pace di Fabio Rampelli

ROMA - Mentre a Milano Stefano Parisi, il candidato lanciato da Berlusconi, sembra a un passo dall'ufficializzare la propria corsa per Palazzo Marino, sulla Capitale fa capolino un nuovo nome. Anzi, due nuovi nomi, dopo la definitiva stroncatura di Marchini e Bertolaso: Rita Dalla Chiesa e Alfredo Mantovano. Giornalista e storica conduttrice di Forum la prima, magistrato pugliese il secondo, i due sembrano confermare la direzione che sta prendendo il Centrodestra e che Berlusconi ha definito «sacrificio necessario»: preferire a candidati della politica, forse troppo deboli e già visti, volti forti, più o meno noti, che ispirino fiducia nell'elettorato e conservino la purezza di chi i palazzi del potere non li ha mai (troppo) frequentati. 

I pro e i contro di Rita
Che sia una scelta astuta o meno, solo il tempo potrà dirlo. Di certo, però, il nome di Rita Dalla Chiesa ha sollevato non pochi brusii. Nessuna ufficializzazione e nessuna conferma è giunta dai partiti, perché «Il nome vero uscirà tra pochi giorni». Eppure, pare che sia stata proprio Giorgia Meloni, il leader che su Roma ha più voce in capitolo, ad aver proposto il profilo della giornalista. Distogliendo gli occhi di tutti da Fabio Rampelli, ex colonnello di An ora capogruppo di Fdi alla Camera. La conduttrice, per ora, rimane cauta: «Ringrazio per la fiducia, io non ho ancora deciso». Intervistata al Tg1, annuncia un vertice la prossima settimana con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni. In ogni caso, l'operazione è ad alto rischio: perché è vero che la figlia del generale ucciso dalla mafia gode di un affezionato seguito di telespettatori; è vero anche, però, che la destra romana è più popolare che televisiva, ed è possibile che la non esperienza in campo politico-amministrativo dell'eventuale candidata possa diventare un decisivo punto debole in campagna elettorale. Perché Roma, poi, bisogna risollevarla concretamente dalla voragine in cui è caduta dopo anni di cattive amministrazioni, e per farlo serve decisione e competenza.

La sfida dei nomi
Se sarà o meno Rita Dalla Chiesa l'asso nella manica del Centrodestra per la Capitale, sarà solo il tempo a rivelarlo. Di certo, nomi simili puntati su Milano non sono poi arrivati alla candidatura ufficiale: si veda quello del Alessandro Sallusti, a cui poi si è preferito il più «tecnico» e moderato Parisi, o quello di Paolo Del Debbio, che per la verità aveva rifiutato in prima persona perché, ha spiegato, se avesse dovuto scendere in politica, lo avrebbe fatto per l'obiettivo più ambizioso: sfidare Renzi. Il medesimo ragionamento devono averlo fatto due dei tre leader del Centrodestra, quelli che, su Milano e su Roma, più avrebbero potuto assicurare la vittoria: Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Al di là della gravidanza di quest'ultima, è probabile che entrambi abbiano considerato il rischio che, schierandosi alle amministrative, «impoverissero» la propria area politica di due «punte di diamante» fondamentali per la sfida nazionale. 

Tra incertezze e malumori
Il Messaggero, addirittura, suggerisce che la freddezza del Cavaliere (ancora fedele a Bertolaso) sul nome di Rita Dalla Chiesa possa aver creato ulteriore scompiglio, al punto che il summit FI-FdI-Lega previsto per oggi potrebbe addirittura saltare. E mentre Rampelli punta i piedi («Siamo a disposizione della coalizione di Roma ma non ci si può far imporre un candidato sindaco di cui noi non abbiamo stima sul piano politico»), il malumore sembra montare tra gli azzurri, convinti che l'unico nome davvero competitivo sarebbe quello dell'ormai escluso Marchini. La partita, insomma, è evidentemente ancora aperta. Ma il tempo a disposizione è sempre meno, e tra gli impallinati papabili e non e i candidati veri o presunti, l'incertezza regna sovrana.