27 febbraio 2020
Aggiornato 22:30
ecco cos'hanno deciso i giudici

Mafia Capitale, nell'intercettazione c'è un errore e cade l'accusa per Ozzimo

I giudici hanno concesso gli arresti domiciliari a Carlo Maria Guarany. E l'accusa di corruzione per Daniele Ozzimo potrebbe crollare definitivamente a causa di una lettera di troppo

ROMA - Prosegue il maxiprocesso su Mafia Capitale. I giudici hanno concesso gli arresti domiciliari per motivi di salute a Carlo Maria Guarany, numero due delle cooperative di Salvatore Buzzi. E i legali di Luca Odevaine si battono anche per scagionare i suoi più stretti (ex) collaboratori, tra cui Daniele Ozzimo, ex assessore alla Casa del Comune di Roma. 

Guarany agli arresti domiciliari
Uno dei principali indagati nella vicenda 'Mafia Capitale' ottiene gli arresti domiciliari in ragione delle precarie condizioni di salute. In favore di Carlo Maria Guarany, numero due delle cooperative di Salvatore Buzzi e tra gli imputati del maxiprocesso hanno deciso oggi i giudici del X sezione penale. Guarany è apparso nelle udienze a Rebibbia visibilmente dimagrito e provato dal regime di detenzione in carcere. Il difensore dell'imputato, l'avvocato Cataldo Intrieri, ha espresso «viva soddisfazione» per la decisione del tribunale che definisce come «un atto umanitario». «Ora che il tribunale sta valutando le prove in prima persona - ha detto il penalista - siamo convinti di dimostrare l'insussistenza delle accuse».

Accusa di corruzione per i collaboratori di Odevaine
La Procura di Roma ha chiesto la condanna a 2 anni e due mesi di reclusione per Daniele Ozzimo, ex assessore alla Casa del Comune di Roma coinvolto nell'inchiesta Mafia Capitale. Nell'ambito del medesimo procedimento, che si tiene davanti al gup Alessandra Boffi, l'ufficio della pubblica accusa ha sollecitato la condanna anche dell'ex consigliere comunale di Centro Democratico, Massimo Caprari (2 anni e 3 mesi); di Gerardo e Tommaso Addeo, ex collaboratori di Luca Odevaine (per loro sono stati chiesti 2 anni e 2 mesi; e di Paolo Solvi (collaboratore dell'ex presidente del X Municipio, Andrea Tassone), per il quale la richiesta di condanna è di 3 anni e 6 mesi. Per tutti l'accusa è quella di corruzione. La decisione del giudice è attesa per il 21 dicembre prossimo.

Il legale di Ozzimo chiede l'assoluzione
«Domani chiederò l'assoluzione per Daniele Ozzimo perché se cade l'accusa di corruzione per asservimento della funzione cade anche quella per atti contrari ai doveri di ufficio».Così ha detto l'avvocato Luca Petrucci, difensore dell'ex assessore comunale alla casa. La Procura di Roma, nelle scorse udienze, ha sollecitato per Ozzimo una condanna a due anni e due mesi, ha chiesto infatti l'assoluzione per il reato di corruzione per asservimento alla luce del riascolto di una intercettazione tra Salvatore Buzzi e un'altro indagato dove nel brogliaccio si legge «Ozzimo è uno serio e prende soldi». Ma ascoltata con attenzione quel dialogo è differente. Buzzi - secondo questa ricostruzione - parlando in romanesco, effettivamente afferma che l'ex assessore "n'pija soldi" (non prende soldi). Per gli inquirenti l'accusa sussiste comunque. Per il difensore di Ozzimo, però, «la tesi accusatoria secondo la quale ci sarebbe una costante utilità che si basa su questa intercettazione viene meno».

E' un linciaggio mediatico
L'avvocato Petrucci, insieme con il collega Francesco Bartolini Baldelli, che difende nel processo anche Luca Odevaine, rispetto a quanto riferito da un quotidiano romano stamane, sottolinea che nei confronti del suo assistito «appare chiaramente un'opera di linciaggio mediatico per le dichiarazioni rese da Odevaine in sede giudiziaria». Il penalista spiega poi di conoscere il giornalista che firma l'articolo «come un garantista», e «dispiace vederlo trasformato in un 'killer su commissione'». Insomma si scrive «che Odevaine è un mafioso, accusa mai sollevata nei suoi confronti e di questo ne risponderanno in tribunale».

Per Venafro e Monge invece il processo inizia il 17 febbraio
L'ex capo gabinetto della Regione Lazio, Maurizio Venafro, e il responsabile di una cooperativa sociale, Mario Monge, finiti a giudizio nell'ambito dell'inchiesta Mafia Capitale saranno invece chiamati a rispondere dell'accusa di turbativa d'asta davanti a giudici diversi rispetto a quelli già impegnati nel processo principale. I giudici della X sezione penale hanno respinto la richiesta della procura di riunire i due filoni. Considerato che il processo a carico di Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e altri 44 indagati arrivati a giudizio con rito immediato ha già superato la fase preliminare, e si è già provveduto ad incaricare i periti di trascrivere le intercettazioni, inoltre «la riunione determinerebbe comunque un ritardo nella definizione sia del procedimento a carico dei 46 - ha detto il presidente Rosanna Ienniello - sia in relazione alle posizioni di Venafro e Monge, la cui definizione risulterebbe inevitabilmente ritardata in caso di riunione» il tribunale «respinge la richiesta di riunione». Per i due imputati, dunque, il processo comincerà il prossimo 17 febbraio davanti ai giudici della seconda sezione penale. (Fonte Askanews)