20 gennaio 2020
Aggiornato 19:30
il racconto di Odevaine

Mafia Capitale, minacciarono di rapire il figlio di Totti. Ecco perché il Capitano pagò per anni la "scorta"

Luca Odevaine, ex vice capo di gabinetto del sindaco Veltroni, racconta come andarono i fatti

ROMA - Come abbiamo anticipato ieri, i figli di Francesco Totti sarebbero stati «vigilati» dalla polizia municipale in seguito a una minaccia di rapimento. E' quanto affermato da Luca Odevaine, ex vice capo di gabinetto del sindaco Veltroni, nel corso di un interrogatorio dello scorso 15 ottobre, che conferma quanto già detto da Salvatore Buzzi. L'atto è stato depositato agli atti del processo 'Mafia Capitale'. Ecco tutta la testimonianza di Odevaine in merito.

La minaccia di rapimento e la richiesta di aiuto
«E' vero che dei vigili urbani facevano vigilanza ai figli del calciatore Francesco Totti - ha detto Odevaine - ma lo facevano fuori dall'orario di lavoro e venivano pagati in nero, dallo stesso Totti». Insomma «l'esigenza era nata dal fatto che era giunta una voce di un progetto di rapimento del figlio di Totti. Ne parlai con il colonnello Luongo dei carabinieri, il quale, tenuto conto della genesi e della natura della notizia, convenne con me che non era il caso di investire il comitato per la sicurezza, ma che si poteva trovare un modo per provvedere». Così inizia il racconto di Odevaine, ma prosegue con una grande ricchezza di particolari.

50mila euro per il figlio del Capitano
«Un giorno mi telefonò Vito Scala, il preparatore atletico di Totti e mi disse: 'Luca, ti posso venire a parlare?'. Venne a parlarmi e mi disse che un tifoso ultrà della Roma, che era appena uscito dal carcere, era andato a dirgli che gli avevano offerto 50mila euro per rapire il figlio di Francesco Totti. Allora ne aveva uno, di bimbo, che mi pare c'avesse un anno. Lui  ha assicurato che non lo farà, si è rifiutato, era sì un bandito, ma di fronte al capitano...», prosegue il racconto di Odevaine riguardo la scorta di Totti da parte dei vigili, durante l'interrogatorio del 15 ottobre scorso.

La scorta per il bambino
«Il preparatore atletico di Totti dunque mi chiese se era possibile verificare se la cosa avesse qualche fondamento o fossero solo chiacchiere, perché ovviamente il padre e la madre erano molto preoccupati - ha continuato Odevaine - Io parlai con l'allora comandante dei carabinieri Salvatore Luongo e col sindaco di Roma e con il questore Nicola Cavaliere, che dopo un po', mi pare proprio Luongo, mi confermarono che qualcosa in ballo c'era davvero. Quindi, senza portarlo, diciamo così, a livello di comitato dell'ordine pubblico e sicurezza e quindi affidare una scorta a un bambino così piccolo, mi ha detto: 'se tu c'hai un altro modo per proteggerlo sarebbe meglio... oppure si possono rivolgere a un'agenzia privata..'». Ma la cosa non era così semplice.

Totti pagava direttamenti i Pics che "sorvegliavano" suo figlio
Odevaine ha spiegato: «Loro si rivolsero a due, tre agenzie private, io chiesi al prefetto che forse era gia' Serra (però non sono sicuro se il prefetto era Serra o Del Mese), chiesi al Prefetto l'affidabilità di questi istituti privati e lui mi disse 'guarda, su questi istituti privati...' - perché la Prefettura c'ha il controllo, fissa anche le tariffe e tutto quanto - dice 'non lo sappiamo'. Alla fine, perciò, la scelta cadde su alcuni vigili che avevano fatto parte di un gruppo speciale, i Pics (Pronto Intervento Centro Storico) durante il Giubileo (giunta Rutelli): alcuni di loro stavano per andare in pensione». L'ex capo della polizia provinciale ha spiegato: «Dissi al capo di questo gruppo: 'senti, c'è qualcuno che vuole fare del lavoro extra?'. Sei di loro 'effettivamente hanno svolto questa funzione, ma fuori dall'orario di lavoro e pagati direttamente da Totti, Non sono stati pagati in straordinario dal Comune. Questa cosa è verificabile perché per un certo periodo questi soldi me li ha dati proprio Francesco Totti in persona: mi compilava un assegno tutti i mesi e io poi davo a loro il dovuto». Rispondendo al pm Odevaine ha aggiunto: «Sì, loro facevano il doppio lavoro, non nelle ore di servizio. Si erano organizzati in turni e - ribadisco - non nelle ore di servizio. Credo che questa cosa sia cessata solo l'anno scorso quando poi alcuni di loro a quel punto erano andati in pensione. Per la precisione quando Totti si è trasferito nella nuova casa, dove ha messo un sistema di videosorveglianza molto avanzato. Inoltre ora i bambini vanno alla scuola americana... Non ce n'era più bisogno», ha concluso Odevaine. (Fonte Askanews)