21 maggio 2019
Aggiornato 17:00
dopo l'impegno all'auditorium

Marino: «Perché i partiti non hanno il coraggio di riferire in Aula?»

Il sindaco di Roma Ignazio Marino è rientrato in Campidoglio da un accesso secondario dopo l'appuntamento pubblico in Auditorium

ROMA - Il sindaco di Roma Ignazio Marino è rientrato in Campidoglio da un accesso secondario dopo l'appuntamento pubblico in Auditorium. Il Palazzo Senatorio sta per essere nuovamente cinta da uno stretto cordone di sicurezza con ben due blindati della Polizia a protezione delle transenne che proteggono l'accesso principale.

Marino: I giornalisti non sono scelti per il merito
Il sindaco di Roma, durante l'impegno all'Auditorium, si è rivolto ai giornalisti presenti. «Se anche i giornalisti venissero scelti per il merito certamente molti di voi che lavorano durissimamente e vengono premiati poco perché magari non hanno cognomi o amicizie importanti probabilmente potrebbero essere in posizioni diverse da quelle in cui si trovano oggi. Io ne sono convinto». Così il sindaco di Roma, Ignazio Marino, all'auditorium Parco della Musica rivolgendosi ai giornalisti presenti al termine della presentazione del nuovo CD della Fondazione Musica per Roma, spiegando che molti giovani «non solo nel mondo del giornalismo che lasciano il nostro Paese e quando gli si chiede perché non vogliono tornare in Italia dicono che non hanno la certezza di essere valutati sulle loro capacità. È una cosa che conoscono tutti nel nostro paese».

Perché i partiti non vogliono il confronto in Aula?
«Perché in questo momento, rispetto ad un sindaco che con dignità e orgogliosamente chiede un confronto in modo trasparente nella sede deputata dalla democrazia, le forze politiche usano ogni strumento possibile anche burocratico, come le dimissioni di massa di consiglieri per impedirlo?", ha aggiunto poi Ignazio Marino, all'Auditorium, dopo il ritiro delle sue dimissioni, ribadendo la volontà di voler riferire in Consiglio comunale e spiegare cosa è successo. Pochi giorni fa aveva detto: «Non mi sento un martire, sono un lottatore sociale che tiene fede al compito che il popolo gli ha dato. E vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente. Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli». (Fonte Askanews)