25 settembre 2021
Aggiornato 14:00
Si è conclusa la manifestazione

Atreju, dove sta andando il centrodestra?

La Meloni ha ricordato che dieci anni fa una storica manifestazione diede una spallata formidabile al governo Prodi, e ha auspicato che una nuova sommossa popolare riesca a fare altrettanto col governo Renzi

ROMA – C'è maretta nel centrodestra italiano. Si è appena conclusa Atreju, la manifestazione che dal 25 al 27 settembre alle Officine Farneto di Roma ha visto alternarsi sul palco i volti noti della destra del paese. Peccato, però, fossero tutti in cerca di un'identità comune che sembra da tempo desaparecida. Ecco cosa s'intravede all'orizzonte nel mare turbolento della politica nostrana.

L'appello di Giorgia
Atreju non voleva essere una festa di partito, ma «il luogo in cui si ritrova la destra italiana». La manifestazione si è svolta presso le Officine Farneto dal 25 al 27 settembre e fare gli onori di casa è stata la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. Peccato, però, che la destra in questione non ci abbia fatto proprio una gran bella figura, uscendone piuttosto malmessa, acciaccata e – per di più – acefala. Tanti i nomi del panorama politico che hanno partecipato all'iniziativa: Roberto Maroni, Renato Brunetta, Ignazio La Russa, Giovanni Toti e altri, fino ad arrivare addirittura all'ex Cav, ricomparso in pubblico dopo una lunga assenza. Evidentemente non sono i militanti a mancare al centrodestra, quanto una rotta, un'identità comune, un progetto condiviso. A questo problema Giorgia Meloni ha cercato di porre rimedio, lanciando un appello per la ricostruzione di un centrodestra competitivo e capace di «galvanizzare un paese che non può morire renziano».

Berlusconi o non Berlusconi?
La Meloni ha ricordato che dieci anni fa una storica manifestazione diede una spallata formidabile al governo Prodi, e ha auspicato che una nuova sommossa popolare riesca a fare altrettanto col governo Renzi. L'invito è stato rivolto sia a Silvio Berlusconi che a Matteo Salvini, ma è difficile credere che il centrodestra riesca dove finora ha fallito: nell'impresa, cioè, di ricompattarsi in nome degli interessi nazionali. La mission, infatti, sembra degna di un film di Brian De Palma e la leadership della coalizione è un nodo troppo stretto da sciogliere in tempi brevi senza ricorrere a un drastico taglio di forbice. Da un lato ci sono Fratelli d'Italia e Lega Nord - sempre più vicini -, che chiedono a gran voce le primarie. Dall'altro c'è Forza Italia – o quel che ne resta – e soprattutto Silvio Berlusconi nient'affatto disposto ad abdicare definitivamente. «Le primarie si fanno solamente se non c'è un capo carismatico e ci sono solo le seconde file», avrebbe detto il Cav durante l'intervista con Nicola Porro ammiccando alla sua immagine riflessa nello specchio. Ma le repliche non si sono fatte attendere.

La sfida di Salvini
«Silvio, con tutto il rispetto per il tuo specchio, finché non ci misuriamo con gli italiani non sapremo mai quali sono le prime e le seconde file», avrebbe risposto prontamente la Meloni l'indomani dal palco dell'Atreju. La presidente di FdI aveva anticipato in un lungo intervento su Il Tempo la necessità di rinnovare il centrodestra partendo proprio dalla sua leadership: «La realizzazione di un soggetto politico maggioritario, chiamato Popolo della Libertà, si è rivelato un bluff dalle conseguenze tragiche. E’ l’ errore storico che imputo a Silvio Berlusconi: non aver saputo tramutare il suo straordinario carisma in un partito politico destinato a sopravvivergli e a rappresentare valori maggioritari come identità nazionale, rispetto dell’autorità pubblica, conservatorismo ambientale, sociale e religioso, liberalismo economico, visione estetica e lirica di sé stessi e della propria storia di nazione». Praticamente una rottamazione. Tutt'altro che solitaria, peraltro, dato che il segretario del Carroccio ha di fatto lanciato un'Opa sul centrodestra italiano proponendosi più volte come l'erede del trono berlusconiano.

Il centrodestra è (ancora) acefalo
«In questo momento porto la carretta ma non devo giustificarmi di nulla. Il centrodestra non vincerà se lo guida Salvini, e chi lo dice? Non giro in giacca e cravatta, ho la maglietta, ma questa estate ho visto notai, imprenditori, partite Iva e sono i più incazzati sulla terra. Vedrò Berlusconi di qui a breve, con rispetto perché ha fatto tantissimo, ma bisogna andare avanti», ha detto Salvini. Impossibile non cogliervi un chiaro invito rivolto a Berlusconi a farsi da parte, lasciando il terreno politico alle nuove generazioni. Ecco il problema del centrodestra: è diviso, frammentato, ma soprattutto acefalo e per questo disorientato. Salvini riuscirà nell'impresa annunciata? Nell'attesa di scoprirlo la proposta più saggia sembra essere quella di Giorgia: «Chiunque voglia darci una mano è il benvenuto e avrà lo spazio che merita. Dobbiamo riconquistare la nostra libertà – ha concluso alla fine della manifestazione – e per farlo dobbiamo viaggiare insieme».