21 agosto 2019
Aggiornato 09:30
Battibecco tra ex sindaco e assessore alla legalità

Roma, Alemanno a Sabella: Per le coop sociali c'è normativa speciale, si corregga

L'ex primo cittadino di Roma Gianni Alemanno torna ad attaccare l'assessore alla legalità Alfonso Sabella: «Dovrebbe spiegare correttamente le previsioni normative e la consuetudine della loro applicazione»

ROMA - Continua il botta e risposta a distanza tra l'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e l'assessore alla legalità di Roma capitale Alfonso Sabella. «L'assessore Alfonso Sabella essendo un magistrato dovrebbe spiegare correttamente le previsioni normative e la consuetudine della loro applicazione»: ha dichiarato Alemanno. 

Assessore si corregga
L'ex sindaco ha poi continuato spiegando: «In base a questo non so come può affermare che non esiste una legge nazionale di riserva di lavoro per le cooperative sociali di tipo B, ovvero quelle che hanno come soci persone svantaggiate. L'articolo 5 della legge 381 dell'8 novembre 1991 quella che disciplina le cooperative sociali, prevede al comma 1 che 'gli Enti pubblici, compresi quelli economici e le società di capitali a partecipazione pubblica, anche in deroga alla disciplina in materia di contratti della pubblica amministrazione, possono stipulare convenzioni con le cooperative che svolgono le attività di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b) (...) per la fornitura di beni e servizi diversi da quelli socio-sanitari ed educativi'».

«Così si è sempre fatto a Roma»
Quindi - ha aggiunto Alemanno - «in base a questa disposizione di legge nel corso di più di 20 anni si è stabilita una consuetudine negli enti locali che prevedeva l'applicazione di questa previsione di legge in una percentuale compresa fra il 3% e il 5% degli appalti di servizi». E «così è sempre stato al Comune di Roma, dall'amministrazione Rutelli in poi, e noi abbiamo portato al 5% questa percentuale per dare un segnale nei confronti del mondo della cooperazione sociale, così come richiesto da tutte le centrali cooperative negli incontri istituzionali».

Mafia Capitale per delegittimare cooperazione
«Aggiungo, inoltre - ha proseguito l'ex sindaco di Roma - che le vicende di Mafia Capitale non possono essere uno strumento per delegittimare tutta la cooperazione sociale che, come ha detto anche il magistrato Cantone, presidente dell'Autorità Anticorruzione, sono uno strumento importante per dare lavoro a soggetti svantaggiati che altrimenti non troverebbero nessuna altra forma di inserimento nel mondo lavorativo». «Di certo - ha concluso - dopo le vicende di Mafia Capitale è opportuno migliorare e specializzare i controlli amministrativi al fine evitare che questo riconoscimento alla cooperazione sociale possa diventare uno strumento per creare situazioni illecite».

(con fonte Askanews)