14 ottobre 2019
Aggiornato 00:30

Berlusconi, Salvini, Marchini: cercasi leader nel centrodestra

Silvio è un anziano quasi ottantenne con le idee estremamente confuse. Matteo un abile segretario del suo partito ma non ancora una figura di governo. Alfio è l'outsider del mondo imprenditoriale che rischia di non convincere nelle urne. Chi prevarrà?

ROMA – Vent'anni dopo, il centrodestra italiano si ritrova nella stessa, pirandelliana situazione del 1994: non sei personaggi in cerca d'autore, ma dieci milioni di elettori (milione più, milione meno) in cerca di un leader. Allora a salvare la baracca ci pensò Silvio Berlusconi; per l'ultimo ventennio funzionò bene e qualcuno (come i capigruppo Renato Brunetta o Paolo Romani) si illude che possa funzionare ancora oggi, più che altro per mancanza di alternative spendibili dentro a Forza Italia. Ma la realtà è che l'ex Cav è ormai solo un anziano alle soglie degli ottant'anni, dimostratosi abilissimo a curare i suoi propri interessi (aziendali ed elettorali), ma incapace o forse piuttosto disinteressato al futuro del suo partito. Quando, dopo aver soffocato per anni nella culla ogni potenziale delfino, si mise in testa di incoronare un suo successore, partorì quell'aborto di Angelino Alfano, e le conseguenze le paghiamo tutti noi italiani ancora oggi. Negli ultimi mesi, poi, ne ha pensate di tutti i colori, dalla lista civica nazionale Altra Italia al Partito repubblicano in stile americano, ma tutte queste idee non sono mai andate oltre qualche retroscena sui giornali. Farebbe meglio, invece, a rassegnarsi ad un'onorevole uscita di scena, stavolta per favore senza intestare a nessuno la sua eredità politica.

Salvini si tira indietro
Anche l'eventuale pensionamento di Silvio, però, non sposterebbe di una virgola il problema della ricerca di un nuovo leader. Forza Italia, priva della sua guida, si sta lentamente sgretolando in mille partitini, alcuni di maggioranza (Denis Verdini) altri d'opposizione (Raffaele Fitto), ma tutti condannati senza appello alla marginalità, anche all'interno della loro stessa coalizione. La Lega Nord, al contrario, appare vivace e competitiva, ma è davvero in grado di diventare la forza trainante del centrodestra? Certo, Matteo Salvini ricopre alla perfezione il ruolo di segretario di un partito corsaro, abilissimo a cavalcare i temi più sentiti dalla pancia dell'elettorato (dall'immigrazione alle pensioni) per conquistare consensi. Ma per diventare premier, e soprattutto per governare, le doti oratorie non bastano (vero Renzi?). Serve invece un profilo più moderato e rassicurante, in grado di sfondare oltre i confini dello zoccolo duro leghista per conquistare quelle porzioni di elettorato cruciali per costituire una maggioranza: il Sud e i moderati, soprattutto. Non a caso, mettendo da parte anche le proprie legittime aspirazioni, negli ultimi giorni Salvini sembra essersi tirato indietro dalla corsa personale a palazzo Chigi, proponendo al suo posto altri suoi compagni di partito dal volto più istituzionale e rassicurante (una sorta di Di Maio della Lega): Roberto Maroni e Luca Zaia.

Marchini si fa avanti
E se, invece, proprio come nel 1994 a salvare il centrodestra fosse un papa straniero? Un uomo estraneo allo screditato mondo della politica di professione, che proviene dai settori imprenditoriali e delle professioni, conosciuto in televisione e anche all'estero? Un potenziale Berlusconi 2.0 si è già fatto avanti, ed è Alfio Marchini. Il cinquantenne romano, già candidato sindaco della Capitale con le proprie liste civiche ed eletto in Consiglio comunale, si è proposto come anti-Matteo sulle colonne de L'Espresso: «È il tempo del coraggio per candidarci all'unica e ultima leadership possibile per il nostro Paese: rappresentare l'avanguardia nell'innovazione e sperimentazione sociale mondiale». Come supercazzola non avrebbe nulla da invidiare a Nichi Vendola, ma il suo modello dichiarato è invece proprio Berlusconi: «Ha fallito il suo obiettivo dichiarato ma ha avuto il merito di innovare lo schema di gioco e ha dato visibilità politica e orgoglio di appartenenza a un blocco sociale composto da partite Iva, imprenditori, una grande fetta popolare. In quel campo c'era molta più voglia di accettare il rischio dell'innovazione di quanto non ce ne fosse nell'elettorato di sinistra». Qualche numero, Marchini ce l'ha indubbiamente, ma il rischio di essere solo l'ennesimo uomo dei poteri forti prestato senza troppa convinzione alla politica (vedi Corrado Passera, Diego Della Valle e Luca Di Montezemolo) è altissimo. Di potenziali candidati, insomma, come sempre ce ne sono tanti. Di uomini attrezzati per riportare il centrodestra alla vittoria non sembra essercene ancora nessuno. E, dunque, noi con grande umiltà ci permettiamo di avanzare la proposta che lanciammo tra i primi mesi fa: perché non lasciate decidere al vostro popolo, con le famigerate primarie?