13 novembre 2019
Aggiornato 23:30

Stiamo per liberarci di Alfano (forse)

La sua malagestione degli immigrati è solo l'inizio: ora nel ministero dell'Interno scoppia anche il caso Hacking Team. Per fortuna Renzi starebbe già pensando a sostituirlo: ecco chi è pronto per prendere il suo posto

ROMA – L'ultimo pasticcio, in ordine di tempo, si chiama Hacking Team. Il nome della società milanese specializzata in intercettazioni ai danni di computer e smartphone, che negli ultimi giorni è stata oggetto lei stessa (ironia della sorte) di un attacco hacker. Risultato: online, alla portata di qualunque malintenzionato, è finito il manuale che il ministero dell'Interno utilizza fin dal 2008 per monitorare le conversazioni di mafiosi e corrotti. Un vero e proprio libretto di istruzioni, con tanto di materiale allegato, per nulla complicato da comprendere, che spiega come diventare delle perfette spie tecnologiche. Il Viminale minimizza la gravità di questa incredibile fuga di notizie: «Tutte le società informatiche – spiegano i tecnici ministeriali al Fatto quotidiano – hanno cominciato a elaborare antivirus che impediscono a questo sistema di intercettare e spiare i computer e i telefonini». Sarà. Intanto, in attesa che gli antivirus vengano sviluppati e scaricati da tutti gli utenti, i nostri computer sono alla mercè di chiunque.

Di mezzo c'è sempre lui
Non possiamo ragionevolmente sostenere che anche questo ennesimo scivolone sia colpa del ministro Angelino Alfano. Eppure, man mano che si allunga la lista di episodi andati storti, viene quantomeno il dubbio che il numero uno del Nuovo centro destra, con rispetto parlando, porti un briciolino di sfiga. Dove invece lui è coinvolto con tutte le scarpe è nella rivolta dei prefetti. Che, comprensibilmente stufi di essere additati da tutti (Salvini in testa) come responsabili della malagestione dell'emergenza sbarchi, si sono ribellati al solito ministero e al solito ministro. Claudio Palomba, presidente del sindacato dei prefetti, il Sinpref, ha tuonato: «I rappresentanti del governo sul territorio sono lasciati soli ad applicare le direttive del governo in tema di immigrazione, spesso in totale opposizione con altri rappresentanti dello Stato, in particolare i sindaci. Siamo diventati bersagli, il governo ci tuteli». Alfano li ha tutelati a meraviglia: tanto che ha appena fatto fuori Maria Augusta Marrosu, prefetto di Treviso vittima della rivolta dei cittadini contro gli immigrati.

Già pronto il suo sostituto
Insomma, su tutti i dossier più caldi sul tavolo del suo ministero, dagli sbarchi in giù, Angelino Alfano dà l'impressione di continuare a navigare a vista, e di infrangersi spesso contro gli scogli. C'è una buona notizia, però. Sembra che presto, almeno stando alle ultime indiscrezioni di palazzo, potremmo liberarcene. Nelle pieghe del tanto chiacchierato rimpasto da troppo tempo allo studio di Matteo Renzi ci sarebbe infatti anche un cambio del ministro dell'Interno. Più che per l'inefficienza gestionale dell'attuale titolare del Viminale (di cui pure il premier, secondo chi gli è più vicino, non sarebbe molto soddisfatto), per questioni di bassi equilibri politici. Ovvero, per tenere buona la recalcitrante minoranza del Pd, di cui Renzi comincia ad avere estremo bisogno per tenere in piedi il suo traballante governo: il nuovo ministro prescelto, infatti, sarebbe un big della sinistra dem, l'ex presidente dell'Emilia-Romagna Vasco Errani. Che si dovette dimettere un anno esatto fa per la condanna in appello per falso ideologico in atti pubblici. Giusto per non far rimpiangere il Nuovo centro destra: un partito che ormai, battuta riciclata da molti, ha più indagati che elettori. Cominciamo bene.