14 novembre 2019
Aggiornato 14:00
Il ministro dell'interno trema

Alfano? Farà la fine di Casini

Il suo Nuovo Centro Destra rischia di affondare come l'Udc, sommerso dall'impopolarità delle sue politiche sull'immigrazione e dalle inchieste di Mafia capitale che hanno travolto un sottosegretario e un senatore

ROMA – Quando Angelino Alfano decise di abbandonare l'allora Pdl per fondare il suo Nuovo Centro Destra, Berlusconi e i giornali al suo seguito lo accusarono di essere il nuovo Fini. Invece, a ben guardare, è diventato il nuovo Pierferdinando Casini. Pensateci: alleandosi con l'Udc, l'Ncd ne ha di fatto assorbito non solo l'elettorato, ma anche la strategia politica.

Il mio regno per un ministero
Come Casini, Alfano mette magistralmente in atto la «tattica dei due forni», ovvero a seconda delle elezioni si allea con il centrodestra o con il centrosinistra, sulla base di chi ha più probabilità di vincere. E molto spesso, a onor del vero, riesce anche a centrare il suo obiettivo di essere l'ago della bilancia. In Liguria, ad esempio, è stato decisivo per l'affermazione di Forza Italia alle elezioni regionali, mentre a Roma si dimostra ben disposto ad accettare le continue umiliazioni di Matteo Renzi pur di conservare il suo ministero. E pertanto non ci pensa proprio a seguire le sollecitazioni della sua ex pupilla Nunzia De Girolamo, che lascerà presto il gruppo con un manipolo di fedelissimi per passare all'opposizione con i suoi Repubblicani. «Vogliamo prima portare a termine il cammino delle riforme – giura lui – Poi, tra un anno, decideremo cosa fare». Tutto, pur di mantenere una poltrona.

Ci si mettono pure le indagini
Ma, se questo paragone sta davvero in piedi, allora potrebbe anche rivelarsi premonitore per il destino di Angelino. Prima di lui, infatti, per qualche anno Pierferdy è riuscito a restare al centro (letteralmente) dello scacchiere politico, ma poi si è gradualmente dissolto fino ad essere oggi pressoché inconsistente. Alfano è sulla buona strada per fare la sua stessa fine. Da un lato, infatti, sconta l'impopolarità delle sue politiche governative, prima tra tutte la balbettante gestione dell'immigrazione (che Renzi è felicissimo di sbolognargli). Dall'altro, i guai giudiziari dei ras locali cui ha affidato il procacciamento dei suoi voti al sud. Per Casini, il colpo di grazia arrivò dalla condanna dell'ex presidente della Sicilia Totò Cuffaro, per Alfano potrebbe arrivare dal sottosegretario Castiglione o dal senatore Azzollini, travolti in questi giorni dall'inchiesta di Mafia capitale per le presunte gare d'appalto truccate al centro per gli immigrati di Mineo. E la terra che trema sotto i piedi, il suo gruppo deve sentirla davvero, stando al segnale che ha lanciato al Pd martedì scorso, mandando sotto il governo nel voto sulla riforma della scuola: o ci coprite, o qui casca tutto. Ad Angelino, ormai, manca davvero tanto così per fare la fine del suo sodale. Niente male, per uno che voleva rinnovare il centrodestra. E che invece è finito solo per rifare l'ennesimo piccolo grande centro.