15 ottobre 2019
Aggiornato 13:00

Berlusconi fuori dalla politica. Ci avevate creduto?

Silvio dice 'no' alle primarie, ma non nomina nemmeno un suo successore. Insomma, il capo supremo di Forza Italia (o Partito repubblicano, o Italia liberale, come preferite) rimane lui. Un disastro annunciato per il centrodestra

ROMA – Silvio Berlusconi, come ormai gli capita da qualche tempo a questa parte, anche stavolta non ci ha capito niente. Prima di tutto non ha capito niente della campagna elettorale. Le regionali di questo fine settimana non le nomina mai, tutto concentrato com'è su quello che accadrà nel suo partito dal giorno successivo a quella che sembra considerare una sconfitta annunciata. Eppure, sorprendentemente, non sono pochi i suoi candidati ad avere reali chance di vittoria, da Giovanni Toti a Stefano Caldoro a Gian Mario Spacca, se solo avessero qualcuno che tirasse loro la volata.

Questione di etichetta
Ma soprattutto, ben più grave, non ha capito niente delle strategie future. Che ormai da anni brancoli nel buio, totalmente in balìa dei cattivi consiglieri del cerchio magico che lo sballottano da una parte all'altra, è ormai qualcosa di più di una semplice sensazione: è un dato di fatto. In meno di due anni il suo partito ha cambiato nome quattro volte: prima Popolo delle libertà, poi Forza Italia, quindi Partito repubblicano (nome proposto e subito ritirato sotto le minacce di querela degli eredi del Pri), ora forse Italia liberale (insorgerà anche il vecchio Pli?). Ma, come la rottamatrice Silvia Sardone ha ricordato ai nostri microfoni, «se vendiamo sempre gli stessi prodotti, non basta cambiare l'insegna sul negozio».

Silvio forever
Quello del marchio, infatti, ormai è l'ultimo dei problemi. Il primo è quello del leader, l'ago della bilancia del mercato politico moderno. Da questa scelta dipenderà il destino di Forza Italia: farà la fine dell'Italia dei valori dopo l'affossamento di Di Pietro o riuscirà a trovare il suo Salvini come la rediviva Lega? Ci permettiamo un certo scetticismo, almeno a sentire i programmi che lo stesso Berlusconi ha delineato nella sua ultima intervista con una tv locale: «Dividerò il partito in tre grandi aree, Nord, Centro e Sud, ognuna con un suo coordinatore, io sovrintenderò il tutto». Di leader ce ne saranno tre, insomma, che è come dire che non ce ne sarà nessuno. O meglio, che ci sarà sempre il solito, Silvio Berlusconi. Con buona pace di chi aveva creduto al suo annuncio della settimana scorsa: «Sono ormai fuori dalla politica».

Dopo di lui il diluvio
Il motivo? «Ci sono due o tre persone – ha proseguito l'ex Cav – che potrebbero prendere il mio posto di leader del movimento, ma di sicuro non ci saranno primarie all'interno di Forza Italia. La storia insegna che i grandi leader come De Gasperi e Craxi non sono mai passati per le primarie». Già, ma la storia insegna anche che De Gasperi e Craxi sono cresciuti all'interno di una struttura, che li ha formati prima attraverso le scuole di partito, poi con la gavetta negli enti locali. Il più grande errore di Berlusconi è stato proprio questo: non allevare un suo successore e non costruire nemmeno un vero partito in cui potesse nascere. Forza Italia è sempre stata solo Silvio Berlusconi e tutti i suoi sottoposti, luogotenenti, opportunisti e ruffiani sono rimasti addormentati su un comodo letto imbottito di quei voti portati in dote dal capo. Pretendere ora di creare un suo successore dal nulla, «come se fosse la Regina Elisabetta» per usare le parole di Salvini, è francamente troppo pure per l'uomo dei miracoli. Così come è troppo sperare che a costruire il futuro sia un uomo di 78 anni.