Mogherini: in Libia non è previsto nessun intervento di terra, per ora
Federica Mogherini ha smentito oggi l'ipotesi di una missione di terra in Libia nell'ambito delle iniziative europee per il contrasto al traffico di esseri umani nel Mediterraneo. Una possibilità che era stata avanzata in mattinata dal Guardian, che ha visionato un documento dell'Ue sulla pianificazione di una campagna militare contro i trafficanti di uomini.
ROMA (askanews) - Federica Mogherini ha smentito oggi l'ipotesi di una missione di terra in Libia nell'ambito delle iniziative europee per il contrasto al traffico di esseri umani nel Mediterraneo. Una possibilità che era stata avanzata in mattinata dal Guardian, che ha visionato un documento dell'Ue sulla pianificazione di una campagna militare contro i trafficanti di uomini.
La missione europea
L'ipotesi - afferma il quotidiano britannico - è contenuta nel testo di 19 pagine sulla strategia Ue che dovrebbe essere approvato lunedì 18 maggio durante la riunione dei ministri degli Esteri e dell'Interno dei Paesi dell'Unione. Secondo il documento, la missione europea si esplicherebbe attraverso una campagna aerea e navale nel Mediterraneo e nelle acque territoriali libiche, con il via libera delle Nazioni unite. Ma operazioni di terra in Libia potrebbero rendersi necessarie per distruggere le imbarcazioni dei trafficanti di uomini, prima del loro utilizzo.
Operazione navale della Politica di sicurezza e difesa comune
Fonti diplomatiche e funzionari di Bruxelles hanno più volte negato l'ipotesi di «stivali sul terreno» in Libia. E l'Alto rappresentante Ue per la Politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini, ha ribadito oggi che l'Ue non sta programmando alcuna missione di terra in Libia. «L'operazione» europea contro i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo «non comporta chiaramente un intervento di terra in Libia», ha detto, al termine della riunione a Bruxelles in cui la Commissione ha varato la sua nuova Agenda strategica per le politiche d'immigrazione e asilo. «Si tratterà di una operazione navale della Politica di sicurezza e difesa comune con l'obiettivo di smantellare il modello di business dei trafficanti», ha aggiunto Lady Pesc
Operazione a terra solo dopo accordo con autorità competenti
Ma dalla pianificazione dettagliata del testo europeo è evidente che questa prospettiva non è esclusa del tutto e, anzi, viene considerata come una delle ipotesi in campo. «Una presenza a terra potrebbe essere presa in considerazione se sarà raggiunto un accordo con le autorità competenti», si legge nel documento dell'Ue. E ancora «l'operazione richiederebbe un vasto range di capacità aerea, marittima e di terra. Queste (capacità) potrebbero includere: intelligence, sorveglianza e ricognizione; squadre d'imbarco; unità di pattugliamento (aereo e marittimo); assetti anfibi; distruzione via cielo, terra e mare, tra cui unità di forze speciali».
Posizione critica della Russia e perplessità Usa
Le operazioni militari, dunque, potrebbero richiedere azioni «all'interno delle acque territoriali e sulle coste della Libia», si precisa nel documento, ma saranno soggette al via libera del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, che peraltro non è scontato, in considerazione della posizione molto critica della Russia e delle perplessità americane. D'altra parte in una recente intervista alla Tass, l'ambasciatore di Mosca all'Onu, Vitaly Churkin, ha spiegato che «in generale restano una serie di questioni» da approdondire e risolvere. «C'è la sensazione che l'Ue non abbia il quadro ben chiaro. Noi sin dall'inizio abbiamo detto che nutriamo diffidenza nei confronti dell'idea della distruzione delle navi», ha commentato. Secondo il diplomatico russo, in sostanza, gli europei non riusciranno ad ottenere poteri illimitati per la lotta al traffico di migranti: "Certo, questo è impossibile", ha detto, perché "si potrebbe arrivare al fatto che bisogna distruggere l'intera flotta civile e di pescherecci libici".
Azioni mirate lungo la costa
Il documento europeo parla comunque di possibili operazioni per distruggere quanto di proprietà dei contrabbandieri a terra con «azioni» mirate «lungo la costa, in porto o in rada» contro «beni e imbarcazioni dei trafficanti prima del loro utilizzo». Obiettivo della campagna è «distruggere il modello di business dei contrabbandieri, con sforzi sistematici per identificare, sequestrare/catturare e distruggere le navi e gli asseti prima che vengano utilizzati dai trafficanti... L'operazione dovrà essere graduale e sarà pesantemente dipendente dall'intelligence».
In 200.000 si preparano a nuove traversate
Fondamentale sarà, dunque, per la missione «fornire sorveglianza, raccogliere e condividere notizie di intelligence, valutare le attività di contrabbando verso e attraverso l'area del Mediterraneo centro-meridionale, fermare, salire a bordo, condurre ispezioni e possibilmente procedere alla distruzione di imbarcazioni e beni prima del loro utilizzo». Attività che comportano il rischio del possibile coinvolgimento di innocenti, tanto più che - secondo informazioni delle autorità di polizia italiane citate nel testo - circa 200.000 migranti si starebbero preparando a nuove traversate dalla Libia verso il Sud dell'Italia a bordo di imbarcazioni precarie. «Operazioni a bordo contro i trafficanti, in presenza di migranti, comportano l'alto rischio di danni collaterali, inclusa la perdita di vite umane», si sottolinea nel documento europeo.
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