17 settembre 2019
Aggiornato 16:30
Il premier parla di «interventi mirati»

Renzi: pronto il piano per la Libia da discutere in Consiglio Ue

Il piano d'azione che Matteo Renzi chiederà alla Ue di mettere in pratica diventa più chiaro: distruggere i barconi che gli scafisti, «i nuovi schiavisti», utilizzano per il traffico di esseri umani; e farlo attraverso un'azione con mandato Onu sul modello della missione militare Atalanta che l'Ue ha compiuto con successo in funzione antipirateria al largo del Corno d'Africa.

ROMA (askanews) - In conferenza stampa non si sbilancia, si limita a parlare di «interventi mirati» in Libia, ma in serata il piano d'azione che Matteo Renzi chiederà alla Ue di mettere in pratica diventa più chiaro: distruggere i barconi che gli scafisti, «i nuovi schiavisti», utilizzano per il traffico di esseri umani; e farlo attraverso un'azione con mandato Onu sul modello della missione militare Atalanta che l'Ue ha compiuto con successo in funzione antipirateria al largo del Corno d'Africa. Strategia che già è in parte messa nero su bianco nel vertice dei ministri degli Esteri e degli Affari Interni della Ue, e approvato dai Paesi membri, nei 10 punti che dovranno ora essere discussi al Consiglio Ue straordinario che Renzi è riuscito ad ottenere per giovedì. Un piano che vede già altre richieste italiane ben istradate, a partire dal rafforzamento anche finanziario dell'operazione Frontex-Triton.

Unica strategia: interventi mirati
Dopo l'incontro con il premier maltese Muscat, Renzi aveva abbozzato la strategia: «Interventi mirati» contro gli scafisti, iniziativa «legittimata dalla comunità internazionale». A specifica domanda aveva spiegato di non poter rispondere nei dettagli, ma poi l'esito della riunione in Lussemburgo ha chiarito il quadro. Quello che era già certo era il no all'intervento militare 'classico': «In Libia non ci sono le condizioni, per ora», ha chiarito. Così come il no al blocco navale proposto da Matteo Salvini: «Si può fare solo in acque internazionali, e significherebbe fare il servizio taxi per gli scafisti: prendiamo i migranti e li portiamo a Malta». Ecco allora che l'unica strada percorribile, finché le fazioni libiche non troveranno un accordo, è appunto quella degli interventi mirati: «Non si può continuare a pensare di lasciarli partire e poi continuare a rincorrerli», di «giocare a nascondino in mezzo al mare». E qui c'è l'altra richiesta che il governo avanzerà: un rafforzamento dell'azione politica per stabilizzare la Libia.

Scafisti schiavisti
Perché i termini della questione, secondo il premier, sono fin troppo chiari: «Quello che sta succedendo è una grave crisi umanitaria, e come tale va affrontata dalla comunità internazionale». E il paragone tra scafisti e schiavisti non è azzardato: «Non è una frase ad effetto, sulle coste nord dell'Africa sta succedendo quello che quattro secoli fa accadeva sulle coste dell'Africa occidentale». L'obiettivo deve essere dunque quello di fermare le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico: «Il punto è che il nostro Paese non può permettere il commercio di vite umane, e andremo a prendere gli schiavisti: lo faremo. Questo chiederemo alla comunità internazionale: di considerare una priorità poter assicurare alla giustizia questi criminali». Vanno arrestati «ex post», come sta facendo l'Italia («Ne abbiamo arrestati altri 24, siamo a 1.002»), ma preferibilmente prima che partano, appunto con un'operazione «legittimata dalla comunità internazionale». Una responsabilità che non può ricadere solo su Italia e Malta, ma che «è di tutta la comunità internazionale»: e dunque - anche questo l'Italia lo chiederà giovedì - con una maggiore azione di polizia e di intelligence, peraltro già inserita nell'accordo di Lussemburgo, degli altri Paesi Ue. Che devono decidere se voltarsi di fronte alla tragedia e «chiudere gli occhi come a Srebrenica venti anni fa». Opzione che Renzi non vuole considerare: «Saremmo responsabili di fronte alla storia». Il primo ok della Ue è arrivato oggi, giovedì si capirà quanto delle richieste italiane sarà soddisfatto dal Consiglio Ue.