29 gennaio 2020
Aggiornato 09:30
Bossi chiama Tosi. Risponde un deputato che l'ha seguito

Prataviera: ho dato un arrivederci alla Lega. Non un addio

Bossi invita Tosi a scrivergli per essere riammesso in Lega, promettendogli un epilogo da figliol prodigo. Secondo Emanuele Prataviera, ex leghista ora nel Gruppo Misto, le parole di Bossi sono figlie della consapevolezza della snaturante deriva impressa alla Lega dalle politiche salviniane. E dalla tenace volontà di non vedere «finire così» la creatura cui ha dedicato tutta una vita.

ROMA - Colpo di scena. «Se Tosi mi scrive, lo faccio rientrare». Queste, le straordinarie parole di Umberto Bossi, che sembrano rimettere in discussione il carattere definitivo della frattura apertasi ultimamente nel Carroccio. D'altronde, il Senatur ha tutti i titoli per concedersi una simile dichiarazione, visto che appartiene a quello stesso collegio di disciplina che ha sancito l'incompatibilità tra la tessera della fondazione di Tosi e la militanza nella Lega. «Non lo avrei mai fatto uscire in campagna elettorale», ha sottolineato, definendo addirittura la decisione di espellere il sindaco di Verona «uno svarione». Epilogo a sorpresa in vista, dunque? «L'apertura di Bossi la ritengo certamente importante, e dimostra che in Lega c'è un dibattito non univoco, come vorrebbero far credere», afferma Emanuele Prataviera, ex leghista, qualche giorno fa passato al Gruppo Misto. 

PRATAVIERA: BOSSI, VECCHIO LEONE CHE DIFENDE LA SUA CREATURA - «Soprattutto, quelle parole sono il segno che la strategia seguita da Salvini di un progetto nazionale in parte sminuisce le ragioni storiche della Lega. Bossi sapeva che c'era un accordo, che era quello di creare un movimento federalista, autonomista, di portata ampia, che (secondo il Patto del Pirellone - ndr) doveva essere guidato da Tosi in accordo con la segreteria federale», spiega Prataviera. «Di tale accordo, però, improvvisamente ci si è dimenticati l'esistenza», osserva l'ex leghista. «Contemporaneamente, la Lega avrebbe dovuto proseguire la sua azione di 'sindacato del territorio' del Nord. Io credo che le parole di Bossi debbano essere lette in questo senso», afferma Prataviera, che aggiunge amaramente: «Sono parole di un vecchio leone che non vuole vedere la sua creatura finire così. Prima per mano della propria famiglia, ora con questo disegno che snatura la Lega».

L'EX LEGHISTA: IL MIO NON E' UN ADDIO, MA UN ARRIVEDERCI - Insomma, il Senatur, secondo la lettura di Prataviera, sarebbe in totale disaccordo con la direzione impressa al Carroccio da Salvini. Una direzione che è diventata palesemente in contrasto con la linea da sempre seguita proprio a seguito di quelle che il Matteo milanese ha derubricato come semplici «beghe», ma che hanno, di fatto, portato all'espulsione di quello che, secondo i patti, sarebbe dovuto diventare il candidato del partito. E' ancora pensabile, dunque, una ricucitura? «Non lo so», risponde Prataviera. «Io non sono nella testa né di Flavio Tosi, né di Matteo Salvini. Quello che posso dire, però, e parlo per me, è che io non ho dato un addio alla Lega, ma un arrivederci».

NON SONO UN TRADITORE - Insomma, la decisione di passare al Gruppo Misto non sarebbe, per il deputato, definitiva: «E' un arrivederci perché non ritengo che la Lega possa finire così». Insomma, la «parabola», prima o poi, avrà un punto di arrivo, e il Carroccio tornerà ad essere quello di una volta, quello dei tempi d'oro del Senatur. «Sono già stato definito traditore una volta, tre o quattro anni fa, quando tra i primi mi ero ribellato al 'cerchio magico'. Ora mi sono ribellato nuovamente. Speriamo che questo porti a qualcosa, è l'obiettivo è sempre quello di fare gli interessi della nostra comunità», conclude Prataviera. Il tentativo, insomma, sarebbe quello di scuotere le coscienze dei leghisti, e di rimetterli sulla «retta via». Una via che porta nella direzione dell'autonomia e del federalismo, vecchi cavalli di battaglia del movimento firmato Umberto Bossi. E che esclude l'espulsione, secondo molti poco legittima, di uno dei membri più importanti e rappresentativi del partito.