12 aprile 2021
Aggiornato 08:30
FdI raccoglie l'appello del Papa sul destino dei figli

Mollicone: per Renzi contano le unioni gay, non la famiglia

Non è un Paese per famiglie: lo sostiene Federico Mollicone. Che imputa al governo Renzi un impegno insufficiente per favorire l'inversione della tendenza demografica da troppo tempo negativa. E un confronto con il panorama europeo, in cui ad esempio la Francia investe quasi 7mila euro in aiuti alle famiglie di ceto medio con due figli piccoli, non depone certo a favore del Belpaese.

ROMA - La famiglia è un tema sempre centrale nel dibattito politico e sociale, e lo è sotto diversi punti di vista: unioni civili, divorzio breve, omogenitorialità sono argomenti caldi, destinati a far discutere e a dividere l'opinione pubblica. Ha fatto scalpore anche l'invito di Papa Francesco, ripreso nei giorni scorsi, a praticare una paternità responsabile, invito riassunto nell'ormai famosa frase «non fate figli come conigli». Eppure, tale riflessione interpella una questione fondamentale, e che riguarda in particolare le politiche di sostegno economico-sociale messe in campo dal governo per incentivare i cittadini a invertire la tendenza demografica, e per sostenere le famiglie giovani e meno giovani. Politiche che, secondo Federico Mollicone, responsabile della Comunicazione di Fratelli d'Italia, sono un vero fallimento. «Il governo Renzi si preoccupa di più - e lo ha fatto anche recentemente - di legittimare le unioni civili e omosessuali rispetto a incentivare il sostegno demografico», dichiara al DiariodelWeb.it.

MOLLICONE: RENZI, SULLE FAMIGLIE, HA FALLITO - D'altronde, non è un mistero che in Italia il trend demografico sia «evidentemente negativo, e questo rappresenta un fattore negativo per la nostra economia. Più volte abbiamo proposto provvedimenti e iniziative - anche a Roma - come il quoziente familiare, le tariffe agevolate per le famiglie numerose», spiega Mollicone. «Tutte iniziative che, però, con l'arrivo di Marino, sono state smantellate, e questo non favorisce ovviamente la politica familiare». L'esponente di FdI, dunque, è netto: «Abbiamo una sinistra che, per quanto si definisca moderata, in realtà sulle politiche familiari sta fallendo clamorosamente», conclude Mollicone.

FRANCIA MODELLO DA SEGUIRE - In effetti, un confronto europeo in tema di sostegno alla famiglia non depone certamente a favore della buona coscienza del nostro Paese su questo argomento. La Francia, ad esempio, è un modello per l'intero Continente: le politiche di sostegno adottate da molti anni a questa parte hanno portato a un record di nascite nel 2006. Secondo un'elaborazione di doc.info riferita proprio all'anno del boom demografico (2006), il 3% del prodotto interno lordo francese è stato destinato agli aiuti alle famiglie. Lo Stato nel 2006 ha stanziato un assegno di 750 € mensili per le madri che hanno scelto un congedo di maternità di un anno; inoltre, una serie di misure legislative hanno dato solide garanzie alle madri lavoratrici che non rischiano di vedere interrotta o rallentata la loro carriera a causa dei figli. Le famiglie francesi con tre o più figli godono di riduzioni e vantaggi per l’uso dei servizi essenziali. Le scuole materne sono gratuite e il sistema fiscale per le famiglie è notevolmente addolcito. Dal 2001, il congedo di paternità può durare fino a 14 giorni e dal 2004 per ogni figlio c’è un premio alla nascita di 800€.

QUASI 7MILA EURO DA PARIGI ALLE FAMIGLIE DI CETO MEDIO - D'altronde, è dal 1973 infatti che, Oltralpe, il tasso di fecondità è costante e si attesta sui 2 figli a donna. Un baby boom ininterrotto dovuto prevalentemente alla politica familiare messa in atto dal governo di Parigi. In particolare, secondo i dati riportati dall'Associazione Amici dei Bambini risalenti al giugno 2014, la nascita di un secondo figlio in Francia viene salutata con l’arrivo, a distanza di meno di un mese, di un assegno mensile da 124 euro. Bonus che, a partire dal 14esimo anno d’età di ogni figlio e fino al 20esimo, aumenta di altri 62 euro, indipendentemente dal reddito. Il 90% delle famiglie francesi, inoltre, può contare su un bonus bebè da 923 euro a partire dal settimo mese di gravidanza. Fino al terzo anno di vita del bambino è quindi previsto un ulteriore assegno di 186 euro. A conti fatti, una famiglia del ceto medio con due figli, uno neonato e l’altro all’asilo nido, percepisce dallo Stato quasi 7mila euro all’anno.

ITALIA, UNO STATO POCO FAVOREVOLE ALLE MADRI - Situazione ben diversa per il nostro Paese, dove le famiglie a basso reddito possono contare soprattutto su un'agevolazione fiscale sulle bollette, sul canone telefonico e sul canone Rai, nonché sulla tassa sui rifiuto. In quanto ai bonus bebé, sono in gran parte stati destinati ai redditi ultra minimi. Il governo ha introdotto inoltre un assegno di maternità dello Stato e un assegno di maternità dei Comuni, valido anche per le mamme extracomunitarie con permesso di soggiorno. Eppure, tali politiche sono, secondo molti, insufficienti, soprattutto perché il nostro è ancora considerato dai più uno dei Paesi chestrutturalmente incoraggia di meno il lavoro delle donne, e soprattutto delle madri. Oggi la maternità garantita dal lavoro dipendente riguarda solo il 40% delle donne. Soprattutto tra i 25 e i 35 anni, ovvero nella fascia anagrafica più fertile, si vive principalmente di lavoro precario, che non concede neppure la flessibilità per accudire i bambini. Risultato: una donna italiana su 4 giunge al termine dell’età fertile senza avere bambini e il tasso medio di natalità si ferma a soli 1,42 figli per donna. Insomma, pare proprio che l'Italia, tra le altre cose, non sia un Paese per famiglie.