21 novembre 2019
Aggiornato 13:30
Parla uno dei fedelissimi del Sindaco di Verona

Prataviera: non voglio arrendermi all'uscita di Tosi

Dopo l'espulsione di Tosi, si allarga la rosa dei leghisti che i media indicano come prossimi dimissionari. Al DiariodelWeb.it parla uno di loro, il capogruppo in Commissione Lavoro alla Camera Emanuele Prataviera. Che esprime il suo dissenso per quanto accaduto e confessa di aver subito, da leghista veneto e veneziano, anche il «torto» di vedere commissariata la propria segreteria provinciale.

ROMA - Uscito dalla Lega, Flavio Tosi, alla Lega, potrebbe cominciare a far paura. Il sindaco scaligero non manca di avvertire i suoi ex compagni di partito: «​Ricordo che alle ultime europee nel Veneto sono stato il candidato piu' votato della Lega, con oltre 80mila preferenze. Meglio di me solo Alessandra Moretti, ma lei sta in un partito che ha il 40 per cento». E l'avvertimento pare fondato, soprattutto se si pensa ai tanti «tosiani» che, in una Lega senza Tosi, potrebbero non voler più rimanere. Tra questi, secondo un articolo del quotidiano La Stampa, anche Emanuele Prataviera, veneziano di origine e Capogruppo del Carroccio nella Commissione Lavoro alla Camera. Al DiariodelWeb.it, Prataviera esprime il suo scoramento per  la frattura consumatasi nel suo partito: «Sicuramente l’espulsione sarà un fattore di indebolimento per la Lega», ammette.

PRATAVIERA: DURO COLPO PER LA LEGA - «All’interno di un partito, ci sono delle posizioni, dei gruppi che collaborano per portare avanti una finalità del movimento. Quello della Lega Nord si è basato su uno Statuto, uno Statuto che non è stato rispettato, e credo anche che questo pregiudichi la finalità del partito, sancita dall’art. 1 dello Statuto: l’indipendenza della Padania», afferma. Oltretutto, osserva il deputato, «perdiamo un uomo che è un bravissimo amministratore e che ha sempre avuto una grande lungimiranza politica: Tosi ha sempre apportato alla Lega, non ha mai tolto», sottolinea icasticamente.

CERCO ANCORA DI MEDIARE - Eppure, Prataviera sembra non aver perso ancora ogni speranza. «Io appartengo a quella parte di Lega che ha sempre lavorato dall’interno per trovare una soluzione. Sto cercando ancora di attivarmi per questo, pur mantenendomi fedele al mio ruolo, che non è elettivo nel partito», spiega. «Sono un parlamentare, e come tale devo cercare di risolvere i problemi, rimanendo fedele al mio ruolo. Fino all’ultimo, cercherò di farlo; e quando mi renderò conto che non ci sono più spazi per cercare di ricucire, a quel punto vedremo se sarà il caso di arrendersi».

DA LEGHISTA VENETO E VENEZIANO, HO SUBITO MOLTI TORTI - Su un suo possibile abbandono del partito, però, Prataviera rimane cauto: «A questo quesito, nella mia testa ancora non c’è una risposta», dichiara, manifestando di fatto la sua sofferenza di leghista convinto, deluso, però, dal suo partito. «Sto ancora lavorando per cercare una soluzione. Io, poi, da veneto e da veneziano, ho subito il torto di vedere commissariata la segreteria provinciale di Venezia con motivazioni inconsistenti, alla vigilia della campagna elettorale del nuovo candidato sindaco di Venezia. Questo credo che sia doppiamente lesivo per il futuro della Lega», conclude il deputato del Carroccio.

TOSI: SE LA LEGA PERDE IN VENETO È COLPA DI MILANO - Insomma, il «caso Tosi» ha tutte le potenzialità per dividere e indebolire un partito che, da alcune settimane, sembra in grado di spiccare il volo nella battaglia anti-renziana. Soprattutto, se il sindaco scaligero decidesse di candidarsi contro Zaia: «Mi prendo ancora un paio di giorni per decidere», ha detto a Repubblica. «Sono troppo scosso per quello che è successo, è stata una botta tremenda. Dopo 25 anni di militanza nella Lega ti trovi all'improvviso fuori da casa tua. E' come prendere un pugno nello stomaco». Qualora scegliesse di farlo, infatti, il rischio concreto potrebbe essere la perdita, da parte del Carroccio, della sua principale roccaforte in Italia, il Veneto. Situazione per la quale, oltretutto, Tosi non si sentirebbe minimamente colpevole: "Al di là di quel che farò io la responsabilità di questa situazione ricade tutta sulle spalle di chi l'ha creata: Matteo Salvini». E' lui, per il sindaco di Verona, il «dittatore», che avrebbe dovuto considerare, prima di deliberare per l'espulsione, il pericolo che, così facendo, consegnasse la regione nelle mani della sinistra: «ha messo in conto la possibilità che io mi candidi dopo questa cacciata ed è disposto a correre un grande rischio alle elezioni in Veneto pur di liberarsi di Tosi, che è un uomo scomodo»

MILIZIE TOSIANE PRONTE ALLA RISCOSSA? - E il peggio è che, oltre a Tosi, la Lega Nord potrebbe perdere molte leve, oltre a numerosi consensi. Tra le defezioni date come «papabili», oltre quella di Prataviera, si parla anche di Filippo Busin, Patrizia Bisinella, Matteo Bragantini, Roberto Caon, Emanuela Munerato, Raffaella Bellot e Marco Marcolin. Tutte forze che potrebbero andare a ingrossare le «milizie tosiane», pronte a portare avanti una strategia opposta a quella del Carroccio. Tosi, infatti, si è detto intenzionato ad «aggregare tutto il centrodestra, partendo dal centro per poi includere anche forze più radicali». Solo così, a suo avviso, «si può sperare di competere con Renzi». Ma forse, con questa espulsione, nella lotta contro il Matteo fiorentino il partito del Matteo milanese ha già perso alcuni, fondamentali, punti.