23 agosto 2019
Aggiornato 13:00
Il deputato M5s punta il dito contro il governo

Villarosa: «Che si nasconde dietro il dl Banche che trasforma le Popolari in Spa?»

Martedì sono iniziate le votazioni sugli emendamenti al decreto sulle banche popolari nelle commissioni Finanza e Attività produttive della Camera. A commentare il processo che vedrebbe le Banche Popolari trasformate in Spa è il deputato M5s Alessio Villarosa: «Le banche popolari non funzionano, ma invece di risolvere i problemi si parla di cancellazione delle stesse».

ROMA - «Le banche popolari non funzionano, ma invece di risolvere i problemi si parla di cancellazione delle Banche popolari, sostituite, invece, da Società per azioni». A parlare è Alessio Villarosa, deputato del Movimento 5 Stelle e membro della Commissione Finanza, che, in un'intervista al DiariodelWeb.it, commenta la questione della cancellazione delle banche popolari proposta dal governo Renzi.

SPA NON E' LA SOLUZIONE - Ma le Società per azioni sono la soluzione al problema? «Tra le altre cose, le Società per azioni i problemi delle banche popolari li hanno di base. Ad esempio, il problema della concentrazione di potere è più facile averla nella società per azioni, perché basta che hai acquistare più azioni e quindi avere più potere, cosa impossibile nelle banche popolari, in cui in qualsiasi fondo di finanziamento si ha nell'azienda, il voto varrà sempre uno», afferma il grillino.

IL BLUFF DEL GOVERNO - Continua il deputato Villarosa: «Quello di cui ci lamentiamo noi principalmente è che il governo afferma che ci sono questi problemi e eliminate le banche popolari in toto invece di risolvere questi problemi? Allora c'è qualcosa sotto, come ha affermato anche Assopopolari. Allora c'è l'interesse di distruggere le piccole e medie imprese, che sono le uniche finanziate principalmente dalle banche popolari. In più ci sarà anche un altro progetto di far venire qualche banca straniera a comprare le banche popolari che il governo state mettendo ora in vendita, perché trasformandole in Spa ci sarà l'interesse di comprare più azioni e comandare le banche popolari, cosa oggi non permessa», conclude il deputato del Movimento 5 Stelle.

IL GOVERNO CHE TRATTA - Il governo, però, sembrerebbe sul punto di aprire: nelle Banche Popolari mutate in Società per azioni – soluzione prevista dal dl banche –, potrebbe, infatti, scattare un limite al diritto di voto di assemblea al 5% del capitale, per due anni. La possibilità che governo e maggioranza introducano un tetto al diritto di voto è emersa al termine di una riunione tra i deputati Pd e i relatori al provvedimento, Marco Causi e Luigi Taranto, dello stesso gruppo, che si è tenuta prima della ripresa dei lavori nelle commissioni. Ma il Pd, rispetto alla soluzione avanzata, si spacca. Il governo continua a trattare con la minoranza del Partito democratico. Intanto nel testo si legge che «gli Statuti delle società per azioni risultanti dalla trasformazione delle banche popolari o da una fusione cui partecipino una o più banche popolari possono prevedere che fino al termine indicato nello Statuto, in ogni caso non successivo a ventiquattro mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione» del dl banche, «nessun avente diritto al voto può esercitarlo, ad alcun titolo, per un quantitativo di azioni superiore al 5% del capitale sociale avente diritto al voto, salva la facoltà di prevedere limiti più elevati».

LA MINORANZA PD IN DISACCORDO - Dalla minoranza Pd, però, si alza la voce di Stefano Fassina, nient'affatto d'accordo con la piega che sta prendendo la situazione Banche Popolari: «Una apertura inutile», e l'ex responsabile economico del Pd, ora nella minoranza del partito, aggiunge: «Noi votiamo i nostri emendamenti». Anche Francesco Boccia si fa sentire: «Non ritiriamo i nostri emendamenti, è impensabile che si possa fare una riforma per coprire i buchi delle banche mal gestite usando come capitale quel po' di buono che ancora c'è, penso e spero che ci sia ancora spazio per parlarne».