30 ottobre 2020
Aggiornato 20:00
Salvini, Zaia, Tosi in cerca di una soluzione

Sulla Lega pesa l'enigma Veneto

Matteo Salvini non piace proprio a tutti, anche nella Lega. In queste settimane, sembra non piacere almeno a Flavio Tosi, in rotta di collisione con il candidato alle Regionali venete Zaia. D'altronde, i motivi delle divisioni tra Tosi e Salvini sono numerosi: dalle alleanze, alla politica monetaria, fino ad arrivare alle olimpiadi e alle unioni gay. Oltre all'amicizia di Tosi con Corrado Passera.

ROMA – Tosi, Zaia Salvini. Un terzetto ben poco assortito, soprattutto a causa del sindaco di Verona, che, da qualche tempo, ha deciso di indossare i panni - in questo periodo tanto di moda nei partiti - del «dissidente». In ballo, le Regionali che si avvicinano inesorabilmente, e gli schemi del gioco da decidere. E su chi li decida – il segretario della Liga veneta o il governatore – ancora non ci si vede chiaro. L’incontro a tre di lunedì, definito da Zaia «interlocutorio», non sembra essersi concluso per il meglio, anche se il mediatore Salvini si è detto ottimista sul «caso liste».

UNA «DISCUSSIONE TRA VENETI» - Se il governatore, infatti, vorrebbe correre alla rielezione con il binomio Lega-Lista Zaia, Tosi vorrebbe invece imporre un buon numero di liste civiche per attirare i voti dei moderati. In particolare, il sindaco scaligero ritiene opportuno presentare anche una sua lista civica alle Regionali di maggio. Una «discussione tra veneti», secondo il segretario federale, che, però, se non riusciranno i due protagonisti a risolvere, sarà lui a dirimere. Altro nodo da affrontare, l’alleanza con Forza Italia. «Per ora la Lega da sola in Veneto è una valida ipotesi. Vediamo cosa combina Berlusconi, perché non l'ho capito nemmeno io», ha detto il numero uno di Via Bellerio. In ogni caso, Salvini sembra intenzionato a sposare la linea-Zaia, dato che, ha osservato, «tutti i sondaggi, soprattutto quelli del Pd dicono che con la formula Lega-Lista Zaia la Moretti, candidata Pd, ci vede tra tre anni. Secondo me è inutile complicarci la vita ma non pretendo di avere ragione solo io. Ognuno fa le proprie scelte, ha le sue sensibilità. Ma ricordiamoci che poi c'è un segretario federale che fa sintesi». Oltretutto, l’idea della lista civica di Tosi non è piaciuta al segretario federale, perchè potrebbe creare l’illusione che esista un «partito dentro il partito». Su una cosa, però, Salvini non è disposto a trattare. «Chiunque metta in difficoltà e in discussione Zaia aiuta la sinistra. La mia priorità è a giugno Luca Zaia che continua a governare».

DAL PATTO DEL PIRELLONE, A EURO, OLIMPIADI, ALLEANZE, UNIONI CIVILI - D’altronde, a dividere Tosi e Salvini sono state molte vicende, a partire da quando, nel 2013, alla presenza di Roberto Maroni venne sancito il patto del Pirellone che attribuì a Tosi la corsa alla premiership, e a Salvini la guida del partito. Un patto non rispettato nei fatti, pare, al punto da creare due vere e proprie fazioni all’interno della Lega: quella dei «veneti» e quella dei «lombardi». Ma è anche la strategia politica a divergere tra i due frontmen leghisti, e da più di qualche settimana. Tosi, a differenza del «purista» Salvini, infatti, è sempre stato favorevole ad un’apertura ai moderati e ai centristi, area politica ben frequentata dal sindaco scaligero, a giudicare dal tanto chiacchierato rapporto con Corrado Passera. Altro motivo di divisione, la politica monetaria, cardine del manifesto programmatico del partito: Tosi, infatti, non sarebbe così convinto che l’uscita dall’euro sia la soluzione a tutti i mali, come la campagna della Lega Basta Euro vorrebbe invece far credere. Qualche mese fa, Salvini e Tosi hanno discusso anche sulla candidatura di Roma alle Olimpiadi, con il segretario federale contrario e quello della Liga veneta favorevole. Come se non bastasse, è arrivato il registro delle unioni civili istituito da Tosi a far discutere, vicenda su cui il Matteo milanese si è espresso dall’Aquila dichiarando che «le emergenze per i sindaci» sono altre: «abbassare le tasse e aprire scuole, asili e ospedali». Anche la svolta «italiana» della Lega rientra nel dibattito Tosi-Salvini, ora allineati sulla medesima strategia. Peccato che il segretario della Liga veneta abbia sostenuto la necessità di lanciare il Carroccio verso il Sud in tempi non  sospetti. Con la sua fondazione «Ricostruiamo il Paese», il sindaco di Verona da tempo lavorava a un allargamento dei confini leghisti, non senza una dura opposizione da parte di Bossi. Complice la sua formazione culturale di destra (Salvini invece viene dai Comunisti Padani), Tosi nel 2010 si era anche guadagnato parecchie critiche all’interno della Lega per aver ricevuto a Verona l’allora Capo dello Stato  Napolitano con tanto di fascia tricolore.

SALVINI TIFA ZAIA? - Ora, però, la sfida principale risponde al nome di «Regionali», e sarà un banco di prova per il futuro del sindaco scaligero nel partito. Primo nodo da sciogliere, l’alleanza con Forza Italia: «Neppure Zaia impazzisce all’idea dell’alleanza, visti i problemi emersi col Mose, ma stiamo a vedere. Se davvero inizieranno a fare opposizione a Renzi, come dicono, si può ragionare», ha dichiarato Salvini. Quanto ai rapporti con Tosi, il segretario federale ha specificato: «Io non voglio togliere di mezzo nessuno, Flavio è un valore e un bravissimo sindaco e insieme abbiamo fatto tante battaglie: penso a quando Bossi non lo voleva candidare a sindaco di Verona o quando altri remavano contro la sua elezione a segretario del Veneto... No, non voglio credere che Flavio pensi sul serio di far perdere Zaia». Un augurio che suona un avvertimento. Intanto, però, si rincorrono le voci che vorrebbero Tosi sul punto di defezionare dal Carroccio, per migrare verso un nome che a Salvini, di certo, non suscita troppa simpatia: Corrado Passera...