31 maggio 2020
Aggiornato 19:00
Prove di alleanza: ma è la Lega a dettare il gioco con Fi

Salvini alza il prezzo con Berlusconi

Dopo l'incontro ad Arcore di domenica sera, Matteo Salvini riapre di dialogo con Silvio Berlusconi, «vedovo» del Nazareno. Ma prima di parlare di alleanze, Salvini prende tempo: perché ora è la Lega a dettare le condizioni. Quasi siglato, invece, l'accordo per le Regionali: sempre che, ovviamente, Forza Italia accetti i candidati del Carroccio. Che, invece, chiude la porta a Ncd

ROMA - «Forza Italia, a quanto ci hanno detto, ha deciso di essere all’opposizione. Questo ci riempie di gioia, la facevamo da soli per troppi mesi. Vediamo se la ritrovata opposizione sarà duratura o temporanea». Non canta vittoria Matteo Salvini, dopo l'incontro di ad Arcore con Silvio Berlusconi. Sul tavolo le possibili alleanze, dal Parlamento alle Regioni: in entrambi i casi, il «nemico» comune da sconfiggere è Matteo Renzi.

SALVINI: LE CONDIZIONI LE DETTIAMO NOI - Eppure, la rinnovata «alleanza» con Forza Italia dovrà affrontare la prova dei fatti. Perchè questa volta sarà la Lega a dettare le condizioni, ora che gli azzurri sono liberi dal Patto del Nazareno. Per il leader del Carroccio, però, è prematuro parlare di alleanza: «Questo non sta a significare accordi duraturi e perenni a livello nazionale o locale da domani mattina», precisa il segretario. Se questo dialogo, dopo la cena di domenica, sarà l’inizio di una nuova intesa, si vedrà. Bisognerà vedere se «la ritrovata opposizione di Forza Italia durerà più di una settimana». Insomma, nessuna coalizione già pronta: «Abbiamo ricominciato a parlare», tira le somme il leader del Carroccio. Ma è già un ottimo risultato, a giudicare da quanto riferito ironicamente, solo qualche giorno fa, da Berlusconi:  l'unico argomento di dialogo con Salvini, aveva detto l'ex Cavaliere, era il Milan. Salvini, però, rimane chiaro: «se ci fossero elezioni politiche la Lega andrebbe da sola da Nord a Sud».

CON NCD NEMMENO ALLE REGIONALI - Diverso è il discorso per le Regionali. In questo caso, di alleanze è lecito parlare: «Abbiamo presentato a Forza Italia candidati che riteniamo vincenti», ha detto Salvini. A cominciare dal Veneto, dove Luca Zaia sfiderà la renziana Alessandra Moretti. Anche in Liguria e in Toscana il Carroccio schiererà un suo rappresentante: in quest'ultima regione, in particolare, la Lega aveva già mostrato perplessità sul nome del candidato espresso da Forza Italia e Ncd, Gianni Lamioni. E ora che il partito di Salvini si profila il primo del Centrodestra, il segretario del Carroccio ha il coltello dalla parte del manico e la facoltà di imporre nomi propri. Porta imprescindibilmente sbarrata, invece, per il Nuovo centrodestra, ovunque: «Con Ncd, fatta salva l’esperienza di governo nei Comuni e nelle Regioni dove stiamo governando, dove si tornerà al voto non è possibile che il simbolo della Lega Nord sia affiancato a quello di Ncd-Alfano». La Lega non andrà mai, nemmeno in Veneto, con «un partito che ha scelto Renzi in tutta libertà», perchè, ha dichiarato il Matteo milanese, «Non posso governare a livello locale con chi, a livello nazionale, si sta fregando i soldi per strade, scuole e ospedali veneti»

LEGA E FI CONTRO RENZI ALLA PROVA RIFORME - Banco di prova per questa rinnovata opposizione, le riforme, che domani torneranno in aula a Montecitorio. «Si va avanti - ha avvertito il Ministro delle riforme Maria Elena Boschi dalle pagine della Stampa - con o senza Forza Italia». Il Ministro ha evidenziato che «Non si tratta di minacciare nessuno. Abbiamo fatto la legge elettorale con loro: ora, se vogliono continuare a contribuire, bene, altrimenti noi andiamo avanti lo stesso. L'Italicum non si cambia più, non si torna indietro. Il testo del Senato è buono ed efficace e rilanciare sempre significa farla fallire». Quello che è certo, è che il Governo dovrà fronteggiare un'opposizione ben più consistente, se davvero la rottura del Nazareno porterà a una collaborazione sistematica tra Lega e Fi. Un'opposizione che potrà mettere alla prova la tenuta dell'esecutivo in diverse occasioni: dall'esame della riforma del bicameralismo, che domani tornerà alla Camera, all'Italicum e all'elezione di due giudici della Consulta. Saranno quelle, insomma, le occasioni in cui Matteo Salvini potrà verificare la «lealtà» di Silvio Berlusconi. E, qualora tale «lealtà» non reggesse alla prova dei fatti, la Lega - ormai si è capito - non avrà paura a contare sulle sue sole forze.

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