25 gennaio 2020
Aggiornato 20:30
La deputata PD in difesa di Walter Piludu

Mura: facciamo dell'Italia un Paese dove si può decidere come e quando morire

Walter Piludu, 64 anni e malato di SLA, ha indirizzato una lettera-appello al mondo politico italiano per difendere il suo «diritto» di morire dignitosamente. La parlamentare PD Romina Mura ha portato il caso alla Camera, esortando il governo a risolvere presto il nodo fine-vita. E a prendere come modello la Svizzera, dove si può decidere come e quando morire

ROMA - L'annosa questione del testamento biologico e del fine-vita torna a far parlare opinione pubblica e mondo politico. In particolare, è stata Romina Mura, deputata Pd, a portare alla Camera il caso di Walter Piludu, un uomo di 64 anni di Cagliari al quale nel 2011 è stata diagnosticata la SLA. Tempo fa, Piludu aveva indirizzato ai parlamentari una lettera-appello, per chiedere di poter morire dignitosamente.

MURA: PILUDU POSSA SCEGLIERE DI MORIRE DIGNITOSAMENTE - La deputata, dunque, ricostruisce la drammatica storia dell'uomo: «da metà del 2013, Piludu è completamente immobilizzato, vive con un tubo che collega, 24 ore al giorno, il naso a un respiratore meccanico e le sue funzioni vocali sono fortemente compromesse; nella sua lettera, dolorosa e intrisa di straordinaria forza, viene posto ancora una volta il diritto di ogni individuo, inalienabile, di poter vivere e morire con dignità e piena libertà, perché, come scrive Piludu: 'la vita è una, unica, irripetibile esperienza, essa deve poter essere vissuta senza essere avvertita come una insopportabile prigione'». Da qui, l'appello dell'interrogante, secondo cui «la politica e le istituzioni non possono rimanere sorde davanti a questi appelli, ripetuti negli anni da tante persone che si trovano nelle stesse condizioni del malato di Cagliari».

L'ITALIA SI ADEGUI ALLA SVIZZERA - Per la Mura, d'altronde, «è del tutto inaccettabile che si vieti in Italia ciò che è invece consentito in Paesi, come la Svizzera, dove tanti italiani decidono di porre fine alla propria vita con dignità e senza ulteriori sofferenze; non si possono costringere i cittadini italiani che si trovano in condizioni analoghe a quelle che oggi vive Piludu, a realizzare la loro volontà se non col rifiuto di acqua e cibo e, dunque, con una lenta morte per sete e fame; è inaccettabile, come scrive Piludu, inumano e non certo pietoso «costringere una persona e i suoi cari ad un tale fardello di prolungata, indicibile sofferenza»". L'interrogante, dunque, si appella ai colleghi affinchè il tema del fine-vita venga, una volta per tutte, affrontato in modo completo e definitivo, «anche perché sono evidenti a tutti le difficoltà della politica legate a una pluralità di convincimenti ideali, appartenenze ideologiche, considerazioni di opportunità e valutazioni di utilità».

SUL FINE-VITA, IL DIBATTITO E' ANCORA APERTO - Secondo la Mura, «è [...] compito della politica, della buona politica, affrontare sfide difficili ed eticamente complesse come quelle poste da Piludu, suscettibili anche di giudizi morali che nessuno intende sottovalutare ma che non sono di per sé una ragione per eludere un tema che riguarda la libertà e la dignità dei cittadini» : per questo motivo, la deputata chiede al governo «se non ritenga urgente assumere un'iniziativa normativa che affronti il difficile tema del fine vita, rispondendo così all'appello di centinaia di malati che chiedono di poter vivere e morire con dignità, libertà, senza immani sofferenze e inutili umiliazioni»; La Mura domanda inoltre, nel caso specifico, «quali iniziative urgenti intenda assumere per quanto di competenza per rendere, in tempi rapidi, migliore la vita delle persone che si trovano ad affrontare una vicenda come quella che sta vivendo Walter Piludu a Cagliari». Una questione che, insomma, è urgente affrontare, ma che non sarà facile dirimere: da un lato, la volontà e il dovere dello Stato di difendere la vita dei propri cittadini, quale valore inalienabile e indiscutibile; dall'altro, il diritto rivendicato da molti di disporre della propria esistenza liberamente, e di scegliere come e quando morire nel caso in cui la malattia divenga un macigno insostenibile. D'altronde, il fatto che sia i sostenitori che i detrattori dell'eutanasia muovano dal principio della «sacralità della vita» fa capire quanto il nodo sia difficile da districare. Al centro, retaggi culturali, principi etico-morali e religiosi, e valori difficili da superare. E che, sembra, ancora ad oggi per le istituzioni, sarebbe meglio non superare.