15 ottobre 2019
Aggiornato 14:00

Suicidio assistito, Giorgia Meloni: «La sentenza della Consulta è una doppia sconfitta»

La leader di Fratelli d'Italia: «Apre a introduzione eutanasia nell'ordinamento, la contrasteremo con forza e decisione. La vita è sacra»

Giorgia Meloni, Presidente di Fratelli d'Italia
Giorgia Meloni, Presidente di Fratelli d'Italia ANSA

ROMA - «La sentenza della Corte costituzionale è una doppia sconfitta. È una sconfitta per la politica e il Parlamento, che hanno deciso di abdicare al loro ruolo e di non decidere. È una sconfitta per la Nazione, perché quella dei giudici costituzionali è una decisione che apre un varco alla possibilità di legalizzare il suicidio assistito e introdurre l'eutanasia nel nostro ordinamento. È uno scenario preoccupante e sconcertante che Fratelli d'Italia contrasterà con forza e decisione. Per noi la vita è sacra ed è degna di essere difesa dall'inizio alla sua fine». È quanto dichiara il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni.

«Pronuncia Consulta fallimento Parlamento»

«La pronuncia della Consulta, che ritiene non punibile ai sensi dell'articolo 580 del codice penale chi agevola l'esecuzione del proposito di suicidio, è il risultato del fallimento dell'azione parlamentare e, in particolare, prima del Governo GialloVerde e, ora, del Governo RossoGiallo. Non è ammissibile che il potere legislativo abbia abdicato in favore del potere giudiziario». Lo dichiarano in una nota i deputati di Fratelli d'Italia Maria Teresa Bellucci e Carolina Varchi rispettivamente capogruppo Fdi in Commissione Affari Sociali e in Commissione Giustizia.

«Difenderemo il diritto alla vita»

«In 11 mesi non è riuscito ad assumersi la responsabilità di legiferare in tema di suicidio assistito, impedendo che per l'ennesima volta un giudice si sostituisse ai parlamentari eletti dal popolo. In questi mesi, FDI ha sempre chiesto convintamente al Parlamento di affermare la sua centralità e dare risposte alla società, terminando l'iter in sede referente nelle commissioni giustizia e affari sociali e calendarizzando la discussione sul provvedimento in assemblea», aggiungono. «Continueremo a batterci in Parlamento per difendere il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale, senza se e senza ma, e ad affrontare le gravi conseguenze nelle prassi sanitarie-assistenziali, che si determineranno a seguito della pronuncia della Consulta, più volte denunciate anche dalle federazioni di rappresentanza dei medici», concludono.