17 luglio 2019
Aggiornato 14:30
Corsa Quirinale

Bianco, ex-rosso o N.N. chi sarà il prossimo presidente?

Mentre scriviamo queste righe nessuno è ancora in grado di dire pubblicamente quale sarà il nome del prossimo Presidente della Repubblica Italiana. Sottolineo «pubblicamente» perché è praticamente impossibile che Renzi e Berlusconi non abbiano ancora discusso almeno un’ipotesi di due o tre nomi.

Mentre scriviamo queste righe nessuno è ancora in grado di dire pubblicamente quale sarà il nome del prossimo Presidente della Repubblica Italiana. Sottolineo «pubblicamente» perché è praticamente impossibile che Renzi e Berlusconi non abbiano ancora discusso almeno un’ipotesi di due o tre nomi.

E’ ovvio che, per cercar di ottenere il massimo consenso interno, ciascuno dei due debba fingere di concordare con la propria formazione politica il nome sui si punterà e, infatti, il loro incontro formale per parlare del tema è previsto avvenire dopo l’ultima verifica con il proprio gruppo parlamentare.

Questi incontri non basteranno ad ottenerne il totale consenso perché l’eventuale proposta di Renzi, soprattutto se concordata con Berlusconi, sarebbe a priori scartata dalla minoranza interna del PD. Se accadesse il contrario, per quella stessa minoranza significherebbe la fine di ogni ambizione ad esistere.

La stessa cosa vale, se pur all’inverso, per i dissidenti di Forza Italia .

Entrambe le fronde interne a questi partiti hanno non solo l’interesse ma addirittura la necessità di mettere ostacoli al cammino del cosiddetto «patto del Nazareno» . Sanno di essere,quasi sicuramente, sconfitti ma aver sostenuto una linea di principio decifrabile dai propri sostenitori come una vera e propria linea politica consentirà il proseguo delle battaglie interne. Il contrario sarebbe l’insignificanza e, molto probabilmente, li obbligherà alla scissione. E’ per questo motivo che, il fatto che si mettano segretamente d’accordo tra loro o no non conta: la loro è comunque una battaglia comune, seppur da fronti diversi.

Grillo e i 5 Stelle, in crescente crisi di identità e vittime di continui e progressivi allontanamenti, hanno scelto di giocare la carta che fu quella che, inizialmente, dette a loro il grande consenso ottenuto: guerra contro tutti. Purtroppo per i 5 Stelle, anche se una scelta diversa sarebbe stata ugualmente penalizzante, il voto del 2013 fu in gran parte e solamente un voto di protesta e gli elettori, nel caso dell’elezione del Presidente della Repubblica e nonostante il costante disgusto verso la classe politica, si aspettano ora qualcosa di costruttivo. Tanto, comunque, un presidente ci vuole e, checché ne dica Grillo, Napolitano è apparso ai più come un uomo di equilibrio e di salvaguardia di quel poco di rispettabilità che le istituzioni debbono mantenere.

Dei partiti più piccoli è inutile parlare sia perché numericamente ininfluenti sia perché la maggior parte seguirà l’una o l’altra onda. Una parola però va spesa per quelli che, credendo di lanciare una brillante battuta destinata alla storia, hanno affermato che la caratteristica necessaria per un candidato «deve essere quella di N.N.», intendendo che N.N. non stia per figlio di padre ignoto ma per «No Nazareno». Criterio ben strano, scegliete voi se stupido o semplicemente velleitario, perché quando tutti affermano che il futuro Presidente dovrà essere il più rappresentativo e il meno fazioso possibile, va da se che chi meglio potrà ricoprire tali caratteristiche debba avere, necessariamente, l’assenso dei maggiori partiti presenti in Parlamento. Vista l‘autoesclusione dei 5 Stelle, non restano che Pd e Forza Italia e cioè i partiti di cui gli artefici del «Patto del Nazareno» sono i leader.

Senza voler fare gli indovini e consapevoli di essere soggetti a sorprese, anche noi ci lanciamo in una ipotesi: il candidato che passerà alla quarta o quinta votazione non sarà un politico con un passato nel PCI,. Non saranno nemmeno, fortunatamente, né Prodi né Amato diventati, loro malgrado, i candidati ufficiali di una sola parte. Così come non potranno esserlo coloro che verranno sventolati come puri candidati di bandiere nelle prime tre votazioni ( e ci dispiace che un uomo onesto,colto e irreprensibile come Antonio Martino sia stato indicato come tale da Silvio Berlusconi) . Riteniamo pure difficile che possa esser un puro tecnico perché difficilmente, vista la scarsa esperienza politica, potrà ben navigare in una posizione ininfluente solo apparentemente quale quella di Presidente della Repubblica. Tuttavia, a questo proposito, non si può escludere al 100% l’ipotesi Padoan anche se confessiamo che la cosa non entusiasma sia perché inadeguato per quell’incarico sia perché è difficile immaginare chi possa degnamente sostituirlo nella posizione, difficilissima ma adatta a lui, in cui si trova ora.

Detto ciò, e’ certo che se tutte le opposizioni dovessero riuscire a superare la quinta votazione boicottando il successo di un qualunque nome, il Patto del Nazareno sarebbe morto e lo stesso futuro di Renzi verrebbe rimesso in discussione.

Ad ora, comunque, la tipologia di candidato con maggiori cianche ci sembra debba essere quella di un qualche ex democristiano orientato a sinistra (o almeno non di centro destra: nemmeno la maggioranza del PD accetterebbe facilmente questa ipotesi) . Tra i nomi già fatti potrebbero starci Sergio Mattarella, anche se difficilmente Berlusconi lo potrebbe trovare sufficientemente «simpatico» o «neutro» nei propri confronti, e Pier Ferdinando Casini. Quest’ultimo, nonostante gli alti e bassi dei suoi rapporti con l’ex Cavaliere, è certo pronto a dare a chi di dovere tutte le garanzie del caso. D’altronde è da molto, e tutti lo sanno, che punta a quella posizione e, per arrivarci, sarebbe disposto a pagare qualunque prezzo.

Altri nomi, finora mai apparsi, potrebbero uscire a sorpresa. Uno su tutti, ad esempio, quello di Gerardo Bianco. Parlamentare di lunga esperienza, europarlamentare, democristiano che aveva aderito al PD, è riconosciuto essere uomo profondamente dedito alle istituzioni ed al Paese e molto rispettoso del ruolo che la Costituzione attribuisce al Parlamento. Purtroppo per lui, è anche conosciuto come persona di eccezionale onestà intellettuale e, difficilmente, questa caratteristica potrebbe tranquillizzare due cinici ambiziosi come Renzi e Berlusconi.