15 novembre 2019
Aggiornato 06:00
A Roma buttati via 2 miliardi in opere incompiute

Frongia: «Spreco Capitale» ci costa quanto «Mafia Capitale»

Sono 83 le opere incompiute a Roma, ma tante sono ancora da censire. Daniele Frongia, Consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, parla di una stima approssimativa di due miliardi di euro buttati via per le opere pubbliche ancora da portare a termine: «La regina delle incompiute è la Metro C, non verrà mai finita».

ROMA - «Noi abbiamo fatto una stima: qual è il valore dello spreco delle opere incompiute a Roma? Due miliardi di euro, solo a Roma. Noi abbiamo buttato nel cesso per opere incompiute due miliardi». Daniele Frongia, Consigliere al Comune di Roma del Movimento 5 Stelle e Commissario all'Urbanistica, in un'intervista rilasciata a DiariodelWeb.it, commenta così le oltre 83 grandi opere incompiute nella Capitale.

QUANTO CI COSTI, ROMA - «Abbiamo un tecnico, un esperto di bilanci, un architetto, io sono uno statistico: ci siamo messi a tavolino e abbiamo fatto una stima. Non parliamo di numeri a caso: sono due miliardi buttati via», continua il Consigliere. «Non sono solo 83 le grandi opere interrotte a Roma, ce ne sono molte di più che non sono state censite». Nel cantiere di Roma Capitale è già pronta la nuova grande opera: la Città della Scienza dovrebbe nascere nei pressi del museo di arte contemporanea MAXXI, in ambito dell’operazione di recupero dell’area dismessa di via Guido Reni. «Anche nel caso della Città della Scienza la città finisce nelle mani degli archistar [com'è stato per la Nuvola di Fuksas e la Città dello Sport di Calatrava], perché nel momento in cui si decide di far valutare un curriculum, si sa che andranno avanti gli archistar e coloro che hanno alle spalle grandi progetti. Mentre i giovani architetti, seppur bravissimi, non avranno spazio». Il consigliere Frongia sottolinea, inoltre, l'assurdità del progetto, in quanto, in qualità di commissario all'urbanistica, ha «partecipato ad una commissione il 4 marzo 2014, in cui è stato espressamente detto che non c'erano i soldi per la Città della Scienza. Quindi non si farà». E aggiunge che il Movimento 5 Stelle si sta muovendo, per questo come per gli altri casi di opere lasciate a metà: «Noi stiamo lavorando ad una soluzione alternativa. Noi non siamo contenti delle opere incompiute: sono una ferita enorme per la città. Quindi, caso per caso, cerchiamo di trovare delle idee. Sulla Città della Scienza, siccome pensiamo che non si farà, stiamo organizzando una commissione a breve in cui porteremo altre soluzioni 'B' a minor costo. Inizialmente si parlava di 42 milioni di euro, addirittura. E si può spendere 42 milioni di euro quando ci sono delle scuole che cadono a pezzi?».

LA REGINA DELLE INCOMPIUTE - Per avvalorare la sua tesi sulla totale inefficienza della amministrazione comunale capitolina nella gestione dei lavori delle opere pubbliche, il Consigliere apporta l'esempio di quello che è oggi l'emblema del fallimento romano: «La Metro C: proprio oggi si parla dei collegamenti tra la nuova linea metro e Mafia Capitale. Adesso pensiamo che la Metro C è la regina delle incompiute, nel senso che già si sa ora che sarà incompiuta. E allora che cosa è stata fatta a fare? Addirittura Rutelli aveva previsto di aprirla nel 1999», ma sono passati sedici anni e ad oggi abbiamo la certezza che rimarrà a metà, a ricordarci il tracollo di una civiltà. Anche in merito alle cosiddette opere fantasma «l'incasso è zero, il ritorno dell'investimento è nullo». Il Movimento 5 Stelle si mobilita, però: «Noi facciamo esposti e denunce, e, soprattutto, cerchiamo di dare risposte concrete. Ci stiamo allenando per quando saremo noi poi al governo della città. Non c'è una ricetta unica, o, meglio: c'è una ricetta unica che ha a che fare con il paradigma, cioè finché non si ripristina un sistema di legalità e di trasparenza, in un sistema così profondamente corrotto, qualsiasi cosa buona andrà a finire così. Perché nessuno si chiede perché tutte le opere pubbliche vanno a finire nello stesso modo?». È una 'Mafia Capitale legale', questa: «Sì, è una mafia capitale trasparente».

LA ROMA INCOMPIUTA - Come scrive L'Espresso, cosa resta della città della civiltà che ha inventato gli acquedotti, grandi strade e reti fognarie? Roma si presenta, oggi, come un cumulo di 'macerie' moderne, opere iniziate e mai finite, in sospeso, appese. Sembra il risultato di un business più che di una capitale europea che si sforza di portarsi ai livelli delle sue omologhe. Eppure le pretese sono tante: gli ultimi mesi del 2014 sono stati segnati da un fermento nuovo, rigenerativo: quello della corsa alle Olimpiadi del 2024. Ma come pretende una città lasciata a metà di aprire un nuovo cantiere, senza suscitare la perplessità e l'irritazione di cittadini e società tutta? Roma è, a tutti gli effetti, un cantiere aperto. E lo è da decenni, ormai. Basti ricordare il nuovo centro congressi La Nuvola dell'archistar Fuksas, rimasto impantanato dal 2007, o la tanto attesa Città dello Sport di Tor Vergata, firmata Calatrava, sterile scheletro che si erge in quel di Roma Sud.

QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DELLA METRO C - Come ricordato dal Consigliere Daniele Frongia, Roma vanta un primato europeo nelle incompiute: la linea C della metropolitana. La città è collegata, infatti, da un fitto intersecarsi di linee bus, ma quando si parla di metropolitana la situazione cambia e l'imbarazzo cala, ineluttabilmente. Una croce segna la città sotterranea, due linee solo, la A e la B, collegano gli estremi della città, lasciando scoperta gran parte della superficie della metropoli. Il 2007 sembra essere stato un anno cruciale per le incompiute di Roma, e, – dopo la posa della prima pietra sia dell'opera di Fuksas che di quella di Calatrava – anche la metro C rientra a pieno titolo tra queste, con l'inizio dei lavori proprio nello stesso anno. Dopo la bellezza di otto anni, parte della terza linea metro della Capitale inizia a funzionare – non senza intoppi, ricordiamo che durante la prima corsa il treno si fermò per circa dieci minuti a causa di problemi tecnici. Per il resto delle stazioni bisognerà attendere metà 2015. tra l'altro, sembra che le aspettative sono state alquanto deluse: si prospettavano, infatti, circa 12mila passeggeri l'ora, mentre le stime approssimative evidenziano che si arriva ad un massimo di 12mila passeggeri al giorno. Le differenze rispetto all'altra sono notevoli, dal costo – che si aggira attorno ai 40-50 milioni l'anno, rispetto ai 30 della linea A e B – ai tempi di percorrenza, con l'ultima metro alle 18.30 (mentre per le altre linee arriva alle 23.30) e la frequenza ogni 12 minuti. Un'eternità. Un flop? Forse. Intano l'assessore ai trasporti, Guido Improta, afferma che «se entro il 2015 non avremo un incremento significativo, gli enti finanziatori dovranno fare una riflessione su quest'opera». E parliamo dello Stato, che supplisce al 70% dei finanziamenti, Roma Capitale al 18% e Regione Lazio al 12%. Come sottolineato anche ne L'Espresso, inoltre, risulta più conveniente, per un viaggiatore, prendere i mezzi di superficie, che, non avendo varchi elettronici come per la metro, risultano concorrenziali nel prezzo: il biglietto è solo del cittadino modello e l'evasione va per la maggiore. Per non parlare della maxi inchiesta che, come una spada di Damocle, pende sulla testa della linea C. Oggetto di esame è l'accordo transattivo siglato dalla giunta Marino e dal Consorzio affidatario Metro C, nel settembre 2013, con 368,8 milioni di extracosti.

LA SVOLTA ZINGARETTI? - Quanto emerge dalle inchieste, però, è ancora più inquietante, perché in ballo non ci sono solo le macerie dei lavori fermi, ma anche quelle fantasma, di lavori promessi e mai iniziati. Si tratta di quelle collaborazioni stipulate dallo Stato con enti privati, in cui il pubblico si sposa col privato. Vuol dire che l'amministrazione cede diritti edificatori, aree pubbliche, aumenta l'indice di edificabilità e, in cambio, il privato si impegna a portare a termine opere pubbliche accordate col Comune. Roma e il Lazio sono pieni zeppi di situazioni simili. Nonostante le denunce alla Procura da parte dei municipi della capitale che negli anni si sono mossi per contrastare il fenomeno, tutto sembra invariato. Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, intanto, annuncia una svolta importante nei lavori pubblici regionali e dichiara che la Regione ha stanziato 800 milioni di euro per completare i lavori già avviati. Zingaretti, dunque, sembra imboccare la strada giusta, quella che risponde ai bisogni del territorio.