18 aprile 2019
Aggiornato 14:00
Calatrava e Fuksas, gli archistar trascinati nelle incompiute romane

Si chiamano 'Vele' e 'Nuvola': nomi leggeri, perdite pesanti

Sono 694 le grandi opere incompiute in Italia. Il Lazio vince il primato con ben 83 opere pubbliche lasciate a metà, seguono Sardegna e Sicilia. A Roma emblema della deriva dei lavori incompiuti sono La Città dello Sport e il Centro Congressi 'La Nuvola', tutte nate sotto l'amministrazione Veltroni.

ROMA - 694. sono 694 le grandi opere incompiute in Italia e il Lazio è il campione indiscusso, con ben 83 opere pubbliche lasciate a metà. Emblema della deriva dei lavori incompiuti e 'griffati', è senza dubbio la Città dello Sport di Tor Vergata. Lo Stato ha già sborsato tre milioni di euro per la struttura, ma servirebbe ancora un milione e mezzo per portare a compimento l'opera. Il convegno dedicato alle opere incompiute in Italia organizzato dal ministero delle Infrastrutture, dalla Conferenza delle Regioni e dall'Istituto per l'innovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale (Itaca) si è tenuto proprio all'interno della struttura mastodontica e monca.

LE PROMESSE DI WALTER - «Si ospiteranno almeno le cerimonie di apertura e chiusura dei Mondiali di Nuoto del 2009»: era il 2007 e a pronunciare queste parole era Walter Veltroni, allora primo cittadino di Roma. E invece, non solo l'edizione romana dei mondiali di nuoto si è svolta senza che la struttura in questione ospitasse le rituali celebrazioni di inizio e fine giochi, ma sono passati sette anni e lo scheletro della monumentale opera è sempre lì. A ricordarci un fallimento in itinere.

IL PUBBLICO CHE DIVENTA PRIVATO - Riccardo Nencini, viceministro delle Infrastrutture, avverte che il numero delle infrastrutture a metà «è destinato a crescere mensilmente». È del 2011, infatti, la legge che impone il censimento delle opere, il conteggio è iniziato due anni dopo, nell'ottobre del 2013, e, a causa di rallentamenti dovuti alle comunicazioni delle amministrazioni, pare che ci si debba aspettare ancora molte denunce. Secondo le parole del viceministro si vedrebbe necessario un intervento di tipo normativo che sbloccasse i fondi, incentivando i privati ad investire nelle grandi opere in conclusione, sopperendo all'inefficacia. Il Governo starebbe pensando quindi ad un 'incoraggiamento' fiscale per le imprese che decidono di sostenere i progetti avviati, accompagnato da un mirato intervento legislativo. Specchietto per le allodole sarebbe il modificare la destinazione d'uso dell'opera, rendendola più allettante per gli investimenti privati.

CALATRAVA CONTRO IL COMUNE - Sulla questione della Vela si è aperta una diatriba non da poco sulle modalità con cui dovrebbe essere portata a termine l'opera. Un continuo scarica barile sulle colpe e un nulla di fatto su come procedere. La crisi, la burocrazia, i tempi stretti: insomma, tutto fuorché una giustificazione al perché dopo sette anni chiunque passi per Tor Vergata debba ancora assistere all'enorme scempio bianco. Intanto l'archistar Santiago Calatrava, presente alla conferenza, si è detto disponibile a portare a termine il progetto aldilà delle sorti della struttura e di chi prenderà le redini della situazione ingloriosa. Sembrerebbe comunque che tutti gli oneri ricadrebbero sull'Università di Tor Vergata – d'altronde l'ammasso di ferraglia e le piscine vuote giacciono sui suoi terreni. La clausola che pone Calatrava, però, non è affatto da sottovalutare: accompagnerà i lavori dell'opera a patto che venga costruita anche la seconda vela.

IL SACRIFICIO DELLA VELA N° 2 - L'attrito con il Comune di Roma, a questo punto, sembra inevitabile, soprattutto alla luce delle considerazioni dell'assessore all'urbanistica Caudo, che si dice disposto a sacrificare la seconda parte dell'opera. L'amministrazione Marino sembra tutt'altro che incline ad assecondare l'insuccesso delle grandi opere che porta la firma di Veltroni, con un inevitabile taglio netto ai costi dei progetti. La cosa non va giù all'archistar che alza un muro con il Comune: «Parlo solo con l'Università».

SEMPRE COLPA DI VELTRONI - Ma la scure di Marino non si abbatte solo sulla seconda vela della Città dello Sport fantasma. Nel quartiere Eur della Capitale si riscontra, infatti, un'altra traccia della disfatta urbanistica di Walter, alla quale l'attuale primo cittadino non ha intenzione di porre rimedio. Dalla storia controversa e mai chiarita, la 'Nuvola' - il Nuovo Centro Congressi di Roma che dal 2015 ospiterà all'Eur eventi tra i più diversi, da mostre ad esposizioni, fino a spettacoli e naturalmente congressi – è stata progettata dall'architetto Massimiliano Fuksas. La posa della prima pietra avvenne nel 2007, – ancora una volta – sotto l'occhio vigile dell'allora sindaco Wlater veltroni. Si era parlato di un possibile completamento dell'opera entro il maggio 2015, con l'apertura quindi delle danze dell'Expo, ma il primo a dubitare della cosa è proprio Fuksas: un'utopia, appunto.

LA NUOVA GRANDE OPERA DI ROMA - In cantiere, però, la Capitale ha un altro progetto, a lungo atteso e ora in attesa di un vincitore di bando: è la Città della Scienza. Dovrebbe nascere nei pressi del museo di arte contemporanea MAXXI, in ambito dell’operazione di recupero dell’area dismessa di via Guido Reni. A pochi giorni dalla presentazione del concorso internazionale di progettazione urbanistica, però, all'entusiasmo dell'attesa si è sostituita l'amara delusione degli architetti romani. L'assessore all'urbanistica Caudo, in occasione della presentazione del bando di gara, ha affermato: «Una scommessa per l'Amministrazione Marino e l'operatore privato con il quale abbiamo stabilito fin dall'inizio un rapporto puntuale nei rispettivi ruoli ma anche per il mondo dell'architettura e della progettazione, per i tanti che a Roma aspettavano che ci fosse una possibilità per mettere in gioco la propria esperienza e la propria competenza. Le aspettative sono elevate, e noi vogliamo essere all'altezza».

L'ENNESIMA SCOMMESSA - Una scommessa che, però, sembra destinata solo ai soliti noti grandi architetti: il concorso è internazionale e si prevede che i progettisti inviino un curriculum dedicato a progetti che suggeriscano la loro attitudine per la città e lo spazio pubblico. La delusione dei giovani architetti romani è tangibile: senza esperienze di rilievo si è automaticamente tagliati fuori. Aldilà delle questioni strettamente legate al progetto, la domanda resta una soltanto: si sta mettendo mano all'ennesima grande opera urbanistica della città, stavolta si porterà a termine?