8 dicembre 2019
Aggiornato 18:30
Per il senatore di Sel il governo è troppo timido sulla corruzione

De Cristofaro: «Diamo una mano a Cantone, ripristiniamo il falso in bilancio»

Per Raffaele Cantone, presidente dell'Authority Anti-corruzione, «non sconfiggeremo mai del tutto» la corruzione. Il Senatore di Sel Giuseppe De Cristofaro commenta la dichiarazione del n° della lotta alla corruzione: «Noi abbiamo una giustizia molto forte con i deboli e molto debole con i forti».

ROMA - «Io penso che fino ad oggi le iniziative messe in campo dal Governo per immettere queste misure di contrasto sono troppo blande, troppo deboli rispetto a quello che andrebbe fatto». Il Senatore di Sel Giuseppe De Cristofaro parla a DiariodelWeb.it e commenta la dichiarazione di Raffaele Cantone, presidente dell'Authority Anti-corruzione, secondo cui in Italia «non sconfiggeremo mai del tutto» la corruzione. Il Senatore sostiene però che le parole di Cantone non vadano affatto lette come una rassegnazione alla convivenza con la corruzione: «Se i livelli raggiunti sono intollerabili bisogna contrastarla e bisogna far sì che – per quanto sia possibile che la corruzione rimanga anche in futuro – questa cosa appartenga ad una soglia, non tollerabile, perché sarà intollerabile anche in quel caso, ma comunque relazionata rispetto a quello che accade nel resto del mondo». Cantone, infatti, «ha detto che un conto è un meccanismo di corruzione dentro parametri fisiologici come esiste in tutto il mondo, un conto è invece la grande anomalia dell'Italia, e cioè che qui la corruzione ha non ha dei caratteri fisiologici ma ha dimensioni nettamente più ampie», continua De Cristofaro, «e bisogna immaginare delle reazioni di contrasto».

IL GOVERNO SI IMPEGNI DI PIÙ - Il Senatore di Sel pensa che il Governo non stia ancora facendo abbastanza: «Io penso che bisognerebbe intervenire in maniera molto più forte su tutta la partita che riguarda i reati fiscali. Per esempio anche immaginando l'immediato ripristino del falso in bilancio. Io personalmente ho presentato il disegno di legge sul ripristino del falso in bilancio il primo giorno della legislatura – continua De Cristofaro –, due anni fa, e penso che quella sia una misura di contrasto efficace. Come penso che bisogna immaginare tante misure di contrasto che possano effettivamente cambiare i connotati di questi anni». De Cristofaro continua con un'analisi della giustizia italiana, e afferma: «L'anomalia della giustizia italiana è che nelle nostre carceri abbiamo una quantità di detenuti tale da creare sovraffollamento, però i condannati per corruzione sono poche decine di persone. E naturalmente questo perché abbiamo avuto una giustizia a due velocità: una giustizia molto dura e 'giustizialista' nei confronti di una vastità di soggetti che sono individui di bassa pericolosità sociale – per cui le carceri sono pieni di tossicodipendenti, immigrati e coloro che hanno commesso reati contro la piccola proprietà – e invece i grandi corrotti e i grandi corruttori nelle carceri non ci sono».

IL MECCANISMO CHE SI INCEPPA - Secondo l'esponente di Sel questo «vuol dire che il meccanismo non ha funzionato: non ha funzionato una giustizia così dura nei confronti delle categorie più marginali, giustizia che invece è stata troppo garantista nei confronti di quelli più potenti. Questo è il vero punto che non funziona nel nostro Paese: noi dovremmo avere una giustizia particolarmente forte con i più forti e un po' più debole nei confronti dei più deboli». De Cristofaro si dice convinto che «il paradosso è che noi abbiamo una giustizia molto forte con i deboli e molto debole con i forti, e siccome i corrotti e corruttori sono iscritti chiaramente nella categoria dei forti – perché si tratta di reati connessi a particolari tipologie di persone e di intervento – qui si sconta un elemento di difficoltà».

LIMITARE LA CORRUZIONE - «Non la sconfiggeremo mai del tutto, si può solo limitarla». Così Raffaele Cantone, presidente dell'Authority Anti-corruzione, in un'intervista rilasciata a La Repubblica, definisce la lotta alla corruzione. Quando la giornalista Liana Milella chiede al presidente un aggettivo per definire la corruzione, Cantone risponde «stabile e duratura», quando, invece, gli si chiede l'anno in cui il cancro verrà estirpato dalla nostra società, stupisce e lascia l'amaro in bocca la risposta secca dell'intervistato: «Mai. Non riusciremo mai a sconfiggerla del tutto, perché nessuno degli Stati moderni ne è indenne». È una sconfitta? «Assolutamente no – risponde il presidente dell'anti-corruzione –, perché l'obiettivo è ridimensionarla nei limiti fisiologici».

IL SOSTEGNO A ORLANDO - Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha parlato di corruzione «intollerabile», ma, in questo particolare momento in cui la corruzione sembra permeare a 360 gradi la società e la politica in particolare, sembra che il ministro cerchi di «coprirsi le spalle». Per Cantone non è affatto così: «Ho letto integralmente il suo intervento. Quella definizione è inserita in un'analisi di contesto che mi pare assolutamente corretta. E comunque la condivido». Secondo la giornalista di Repubblica, l'atteggiamento del ministro della Giustizia di parlare male della corruzione sembrerebbe un modo per «sgravarsi la coscienza», ma il presidente dell'Authority Anti-corruzione sostiene che la posizione di Orlando è diametralmente opposta a questa definizione: Orlando «afferma il contrario – spiega Cantone –. È coraggioso non sottovalutare il fenomeno. Chi è al Governo di solito lo fa, invece quella di Orlando è un'analisi giusta».

COME FARE PREVENZIONE - In merito a tempi e modalità di difesa dalla corruzione, Raffaele Cantone aveva, nei giorni scorsi, ipotizzato che ci sarebbe voluto un decennio per far calare gli indicatori della corruzione: «Ho volutamente esagerato. La prevenzione non è un processo i cui risultati si apprezzano subito. La prevenzione non è un arresto. Ci vorranno meno di 10 anni – continua Cantone –. Ma la politica deve capire che non può usare la logica della trimestrale di cassa. I problemi complessi hanno bisogno di soluzioni complesse e di tempi non brevi». In relazione a quanto il Governo abbia fatto e si stia sforzando di fare per contrastare la corruzione, Cantone precisa che «sono state fatte cose importanti. È stato rafforzato il potere del mio ufficio in modo significativo, sono stati messi in sicurezza i lavori dell'Expo. […] sono stati approvati voto di scambio e autoriciclaggio. È un prezzo di un percorso, ma Renzi ha promesso altri poteri per noi e c'è il Pacchetto Orlando».

ORLANDO E IL PACCHETTO ANTI-CORRUZIONE - Il ministro della Giustizia, dal canto suo, lancia l'allarme nella relazione al Parlamento: è indispensabile «un più efficace contrasto a un fenomeno criminale che che le inchieste giudiziarie dimostrano aver raggiunto dimensioni intollerabili anche per il suo intreccio con strutture organizzate d tipo mafioso». Chiaro il riferimento del ministro alla bufera di Mafia Capitale che ha travolto Roma e che, secondo Orlando, esige una risposta ferma e concreta da parte delle Istituzioni. Intanto il ministro risponde alle polemiche mosse da Movimento 5 Stelle e Lega nord in merito al Pacchetto anti-corruzione, «semplificano e ideologizzano l'approccio ai problemi», secondo Orlando. Il ministro spiega i passi avanti: l'aumento di pena per il reato di corruzione passa da 8 a 10 anni, il reato di autoriciclaggio e il falso in bilancio, che era punito fino a due anni grazie al Governo Berlusconi del 2001 e arriverà fino a sei, ora, con tanto di intercettazioni. Non si arresta, però, la polemica in merito alle soglie liberatorie sotto il 5% e ancora più la perseguibilità a querela.