17 novembre 2019
Aggiornato 19:00
La lettera di Alfano è comunque «un po' forzata»

Azzariti: sui matrimoni gay la legge ha divorziato dalla chiarezza

Dopo Marino, è la volta di Pisapia: il braccio di ferro con il prefetto per la trascrizione delle nozze gay è culminato in un'indagine per omissione d'atti d'ufficio. E' legittima la trascrizione? E tra sindaco e prefetto, chi prevale? Ce lo spiega il costituzionalista Gaetano Azzariti

ROMA - Ci era già passato il sindaco di Roma Ignazio Marino, quando il prefetto della Capitale Giuseppe Pecoraro gli aveva inviato un atto che chiedeva l'annullamento delle trascrizioni dei 16 matrimoni gay contratti all'estero. Poi, è stata la volta di Giuliano Pisapia, che, ad ottobre, nella sua qualità di ufficiale di stato civile e di ufficiale di governo, ha ricevuto l’invito del Prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca  «a procedere alla cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni contratti all’estero tra persone dello stesso sesso».

PISAPIA INDAGATO PER OMISSIONE D’ATTI D’UFFICIO - Un invito non accolto dal sindaco di Milano, che qualche giorno fa ha annunciato, in occasione di un convegno del Pd, di essere per questo indagato per omissione di atti d’ufficio. Nello stesso intervento, Pisapia ha invitato il premier Matteo Renzi a dare una «tirata d'orecchie al ministro Angelino Alfano per far ritirare quella circolare blasfema» che impedisce la trascrizione delle nozze gay contratte all'estero. Eppure, Pisapia non è apparso per nulla preoccupato, imputando l’origine del caos proprio a quella, ha ripetuto, circolare «blasfema dal punto di vista giuridico e sciagurata da quello politico».

A ROMA, IL TAR CON IL PREFETTO - Lo stesso Marino, nella medesima situazione, aveva tentato di opporre resistenza. Incoraggiato anche dalla telefonata del primo cittadino di New York De Blasio, che lo invitava a combattere con coraggio una «battaglia giusta», aveva all’inizio fatto sapere di ritenere che «la non trascrizione di certificati di matrimonio regolarmente redatti in paesi come Portogallo, Spagna o Belgio sarebbe un atto illegale e illegittimo, contro i principi dell'Unione Europea». Il sindaco capitolino, in particolare, criticava una delle motivazioni indicate nell’atto del prefetto, e cioè che tale trascrizione sarebbe stata «pericolosa per l'ordine pubblico»: «Io sinceramente non riesco a cogliere quale pericolo possa costituire l'esistenza di una coppia che si ama e ha dichiarato il proprio amore», aveva fatto notare Marino. Salvo, poi, incappare nella decisione del Tar: il presidente della I sezione ter del tribunale amministrativo ha infatti respinto con due decreti monocratici le richieste di due coppie gay che si erano rivolte ai giudici chiedendo una decisione provvisoria e urgente sull'annullamento delle trascrizioni.

AZZARITI: LA CIRCOLARE DI ALFANO È UN PO’ FORZATA - Un vero e proprio scontro tra sindaci e prefetti, che spinge a domandarsi, oltre e al di là della legittimità o meno di trascrivere nozze omosessuali contratte all’estero, chi tra i due funzionari, per ordinamento, debba prevalere. Secondo Gaetano Azzariti, costituzionalista alla Sapienza di Roma, «il vero problema è che queste vicende si inseriscono in un vuoto normativo. Il legislatore non ha deciso nulla, non ha introdotto nessuna legge in materia. Esistono però delle sentenze, di giudici ordinari, della Corte Costituzionale, della Corte di Cassazione e della Corte europea, che hanno sostenuto la necessità di riconoscere delle garanzie alle coppie omosessuali». Di conseguenza, spiega il costituzionalista, «nel vuoto normativo, i sindaci operano un po’ come credono». E sulla circolare di Alfano, «blasfema» per Pisapia, Azzariti ritiene che sia «una delle possibili interpretazioni del Codice civile, in assenza di una valutazione adeguata delle sentenze dei giudici». Ma aggiunge: «A mio parere, però, quella circolare è un po’ forzata»; e sintetizza: «Siamo nella situazione in cui da un lato il Codice civile dice alcune cose, dall’altro ci sono sentenze di giudici e in particolare la sentenza della Corte Costituzionale italiana, la 138, che è molto chiara in senso contrario, e che prescrive una tutela delle coppie omosessuali». Quale, dunque, la soluzione di un simile rompicapo? «La soluzione sarebbe a mio avviso molto semplice: quella di promuovere finalmente una legge sulle unioni civili, o che comunque regolarizzi le unioni tra persone dello stesso sesso; eppure, il Parlamento non si muove, e molti disegni di legge non vanno avanti». In questa situazione di caos, dunque, si è inscritto l’intervento di Alfano, «che, ripeto, credo sia una forzatura», dichiara il costituzionalista. «Ma, una volta che è diramata la circolare del Ministro, i prefetti devono ubbidire al Ministro e i sindaci sono soggetti, in queste mansioni, a quanto dispone il Ministro e dunque il prefetto». Secondo il professor Azzariti, pertanto, sarebbe innanzitutto «opportuno che il Ministro ritiri la circolare».

LA CIRCOLARE «BLASFEMA» - Il vero nodo della questione, dunque, sarebbe proprio quella famosa circolare che Alfano diramò ai prefetti, per disporre la cancellazione delle trascrizioni. Lo scorso novembre, la Procura di Udine, nel provvedimento con cui ha archiviato la denuncia dell’associazione Rete Lenford contro il prefetto cittadino che ha annullato le trascrizioni, ha bocciato anche l'intervento di Alfano: «La Circolare del Ministro Alfano prima e l’intervento del Prefetto poi non appaiono corretti sotto il profilo giuridico, perché vanno a ledere prerogative e compiti della Procura delle Repubblica ex art. 75 dell’ordinamento giudiziario», ha scritto il procuratore aggiunto Raffaele Tito, secondo cui la legge «non legittima né ammette un ruolo così autoritario e di simile «prevaricazione» del Prefetto, quale quello nel caso di specie», visto che «il dominus dello stato civile è e resta il Sindaco» e quindi le sue «prerogative possono essere corrette solo attraverso un procedimento giurisdizionale ad opera del giudice». A non convincere, rimane anche la motivazione di annullamento di tali trascrizioni, giustificabili per una ragione di ordine pubblico e sicurezza: eppure, si può dire che sia questo il caso? Altro possibile presupposto, un’illegittimità degli atti:  tuttavia, nel contesto del vuoto legislativo attuale e di sentenze confliggenti, come si potrebbe parlare di illegittimità? Pare proprio che, fino a che il legislatore non interverrà a dirimere la questione, tutte queste domande siano destinate a rimanere senza risposta.