13 dicembre 2019
Aggiornato 11:31
Per la Lega, Alfano già colpevole per polizia postale e frontiere

Pini: «Schengen non è un'autostrada della libertà, ma l'autostrada dei terroristi»

Il Vicecapogruppo alla Camera della Lega, Gianluca Pini, è favorevole a una sospensione temporanea immediata del trattato di Schengen, e a una sua successiva revisione, per favorire rigidi controlli di chi si muove nel territorio dell'Unione. Perché, sostiene, «ora la priorità è la sicurezza, non la libertà di movimento»

ROMA - C’è chi lo difende a spada tratta, e chi ritiene che, a seguito dei fatti di Parigi, sia necessario ridimensionarlo, o addirittura smantellarlo. Il trattato di Schengen, per il Vicecapogruppo alla Camera della Lega Nord Gianluca Pini, «impedisce di effettuare dei controlli seri su chi si sposta in Europa, anche su possibili terroristi». «La Lega ha sempre un approccio pragmatico ai problemi», osserva l’esponente del Carroccio, «ma questa posizione è piuttosto condivisa, tanto che molti giornali hanno parlato dell’8 e 9 gennaio scorsi come di un 11 settembre in chiave europea». Oltretutto, «dal ’99 tutti i nuovi stati membri dell’Unione Europea devono recepire Schengen in toto». Quindi, dichiara Pini, «quello che va fatto è in questa fase sospenderlo, cercando di capire come fare, in seguito, una possibile revisione».

PINI (LN): SOSPENDERE SUBITO SCHENGEN, PER POI MODIFICARLO - Il Vicecapogruppo della Lega alla Camera spiega che «la sospensione è prevista dallo stesso accordo di Schengen, su richiesta di un Paese membro e per motivi di sicurezza». Inoltre, ricorda, «l’Italia l’ha già fatto, perché negli ultimi due G8 e G20 che abbiamo ospitato, per un breve periodo, è stato sospeso. Si tratterebbe di farlo di nuovo, ora, temporaneamente, confrontarsi con gli altri Stati membri dell’Europa e vedere quali limitazioni si possono poi porre in periodi eccezionali come quello che stiamo vivendo, di pesanti minacce terroristiche, senza toccarne la struttura generale». Pini riconosce l’impatto che Schengen ha avuto nel garantire la mobilità europea, ma puntualizza: «Se questa garanzia della libera circolazione viene sfruttata dai terroristi come arma contro la stessa Europa, probabilmente, questa regola va rivista, o va data la possibilità di irrigidire le norme a seconda dei momenti che si vivono». E ad Alfano, che ha affermato che «Schengen è una grande conquista di libertà, e non si può regalare ai terroristi il successo di tornare indietro», Pini risponde: «Ormai Alfano è la macchietta di se stesso. Nessuno vuole sospendere le garanzie democratiche, ma non possiamo evitare di sospendere Schengen, per poter controllare, all’interno dei territori dell’Ue, la mobilità non solo dei foreign fighters, ma anche di altri terroristi. E fanno ridere le dichiarazioni di Alfano quando osserva che in Italia ci sono solo 53 foreign fighters, già identificati. Ce ne sono però 1000 in Francia, 100 in Germania, 7-800 in Inghilterra, che pure è fuori da Schengen». Un Alfano, insomma, già colpevole di «aver smontato gli uffici della polizia postale e i posti di frontiera», e che ora aggiunge, oltre al danno, la beffa. Quindi, riassume Pini: «Bisogna sospendere immediatamente Schengen, riunire i Paesi membri e anche quelli che vi aderiscono, pur non facendo parte dell’Ue, fare un ragionamento a 360 gradi su quali possano essere gli strumenti immediati da affiancare a Schengen, per controllare la mobilità dei potenziali terroristi». Perché ora l’interesse primario, afferma l'esponente della Lega, «è la sicurezza dei cittadini, prima che la mobilità incontrollata delle persone».

DAGLI STATI MEMBRI, MODERATA PROPOSTA DI REVISIONE - Di tutt’altro avviso, i sostenitori del mantenimento del trattato, secondo cui la sua revisione sarebbe un segnale di debolezza: «Al contrario, l'Europa deve restare unita, come ha dimostrato ieri a Parigi nel dire che nessuno può limitare la libertà e il valore della democrazia», ha affermato in una nota il vicesegretario vicario Udc, Antonio De Poli.  Il capo della Farnesina Paolo Gentiloni riflette: «Se per alcune decine di terroristi rinunciamo alla libertà di circolazione e di espressione, gli facciamo un regalo enorme». D’altronde, la richiesta degli Stati Membri non tocca gli «estremi» rappresentati da Salvini e Le Pen, che hanno appunto proposto l’immediata sospensione del trattato. Si tratterebbe, piuttosto, soltanto di un suo «ridimensionamento», per arginare il fenomeno, a quanto pare crescente, dei foreign fighter, quei circa 3000 europei andati a combattere in Siria, Iraq, Afghanistan e che, al loro rientro, fanno temere per la sicurezza del proprio Stato. Inoltre, della possibilità di rivedere il trattato si è parlato già da tempo; a farsene portavoce, già un anno fa, il consiglio Affari interni Ue (in particolare il Belgio), all'indomani della sparatoria al museo ebraico di Bruxelles: in quell’occasione, Mehdi Nemmouche, il fondamentalista islamico francese addestrato nei campi di battaglia della Siria, aveva ucciso quattro persone. Il dossier è bloccato sui tavoli Ue in buona compagnia: giace infatti silente al Parlamento europeo, almeno da un paio d'anni, anche il progetto di direttiva sul Passenger name record (Pnr), per la registrazione dei passeggeri sui voli nell'area Schengen.

NEL 1985, SCHENGEN ERA UN SOGNO DIVENTATO REALTÀ - D’altronde, quando fu stipulato nel 1985, il trattato di Schengen fu salutato come una vera e propria vittoria per l’Europa, in quanto garante di un alto livello di integrazione e della libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali. Schengen, insomma, sarebbe dovuto essere il primo tassello per la creazione di una vera «Europa senza frontiere», seguito dall’approvazione di una frontiera estera unica per l’immigrazione e dall’uniformazione delle regole in materia di visto e diritto d’asilo. Oggi, in un’Europa schiacciata dalla crisi, divisa tra sostenitori e ribelli all’austerity e che stenta a essere collaborativa nell’affrontare l’emergenza sbarchi sulla sponda del Mediterraneo, quei tempi di sogno e utopie paiono decisamente lontani. Qualcuno si chiede, però, se, ridimensionando o addirittura annullando Schengen, non si deponga l’ennesimo mattoncino nella direzione di uno sgretolamento dell’Unione e del definitivo fallimento del progetto iniziale. E se, in questo modo, nel tentativo di difenderci da loro, non finiamo per fare il gioco degli stessi terroristi.