3 agosto 2020
Aggiornato 11:30
L'utilizzo a scopo terapeutico possibile, ma proibitivo

Lo Giudice: «La cannabis è anche un medicinale, utilizziamolo»

Al centro dell'interrogazione presentata dal senatore PD Sergio Lo Giudice, un farmaco contro l'epilessia, di cui sono state improvvisamente bloccate le importazioni dall'Olanda. Circostanza che testimonia quanto sia ancora difficile trovare prodotti derivati dalla cannabis, anche se legali, sul mercato, e quanta chiarezza normativa si debba fare in materia

ROMA – Cannabis terapeutica sì o no? Sembra che in Parlamento, a questa domanda, si fatichi a fornire una risposta, e il dibattito tra i sostenitori e i detrattori di una liberalizzazione a scopo medico continua a infuriare. D’altronde, sono ormai in molti a chiedere che si faccia chiarezza, una volta per tutte, nella selva di norme che limitano la produzione e la commercializzazione di prodotti derivati dalla cannabis: non si parla solo del campo medico-farmaceutico, ma anche di quella agricolo, tessile e alimentare. Ciò di cui si è discusso pochi giorni fa in Senato, grazie all’interrogazione presentata dal senatore Pd Sergio Lo Giudice, riguarda, però, proprio la possibilità di reperire ed utilizzare per scopi terapeutici una varietà di medicinali a base dell’ingrediente incriminato. «Il tema è fondamentale», dichiara Lo Giudice. «Già in diverse regioni italiane si utilizzano derivati della cannabis a scopo terapeutico. Si tratta di prodotti medici che, a causa del divieto di utilizzo della cannabis e dei suoi derivati sono a loro volta vietati».  Tuttavia, il problema non attiene soltanto alla legalità o meno dei prodotti. «L’interrogazione presentata testimonia, anche laddove i prodotti siano legali, la difficoltà a trovarli sul mercato, ovviamente a discapito dei malati».

SOLO UNO SU CINQUE FARMACI IN CIRCOLAZIONE RISULTA AUTORIZZATO - L’interrogante ha infatti rilevato che, su cinque tipologie di medicinali reperibili nelle farmacie italiane (Bedrocan, Bediol, Bedica, Bedrobinol, Sativex), quattro vengono importati dall’Olanda, e soltanto uno (Sativex) risulta ufficialmente «autorizzato all'immissione in commercio in Italia (con determinazione dell'Agenzia italiana del farmaco del 30 aprile 2013)». Tuttavia, il suo utilizzo in terapia è «fortemente limitato sia dalle restrizioni cui è soggetta la sua prescrizione (si tratta, infatti di un "farmaco sottoposto a monitoraggio" e soggetto a prescrizione con "ricetta limitativa" e "non ripetibile") che dal costo molto elevato»: il ricorso a tale farmaco, inoltre, è per ora consentito soltanto ai pazienti affetti da sclerosi multipla.

BLOCCATE LE IMPORTAZIONI DI UN FARMACO PER L’EPILESSIA - Un altro prodotto, però, ad avviso dell’interrogante, risulta particolarmente utile in campo medico:  si tratta del Bediol, importato dall’Olanda e indicato nel trattamento dei sintomi riportati da pazienti, soprattutto minori, affetti da alcune forme di epilessia. Eppure, sulla base di diverse segnalazioni, «risulta che le esportazioni di Bediol sono state sospese da alcuni mesi; inoltre, alla data di presentazione del presente atto di sindacato ispettivo il Bediol non è reperibile sul mercato italiano»: ciò potrebbe comportare «il concreto rischio di dover interrompere i trattamenti per i pazienti attualmente in terapia per i quali, purtroppo, non sono al momento attivabili o percorribili percorsi terapeutici alternativi». Per questo motivo, Lo Giudice chiede di sapere «se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle motivazioni o delle problematiche che hanno bloccato le importazioni dall'Olanda del Bediol; quali misure di propria competenza intenda adottare affinché sia garantita la continuità terapeutica per i pazienti attualmente in trattamento con tale medicina; quali misure intenda adottare affinché venga garantita con continuità l'accessibilità da parte dei pazienti del Bediol o di analoghi medicinali per le nuove terapie, in considerazione del fatto che per alcune patologie o pazienti, quali quelli pediatrici, esso rappresenta l'unico tipo di cannabinoide prescrivibile». Nel frattempo, da più parti si richiede con urgenza che venga garantita, una volta per tutte, chiarezza normativa in materia, e che vengano riconsiderate alcune norme considerate eccessivamente restrittive e non in uso in altri Paesi: il rischio, secondo molti, è che lo «spauracchio del THC» possa farci perdere grosse opportunità economico-produttive e, soprattutto, come in questo caso, terapeutiche.