«Putin presidente del Consiglio? Magari!»
Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, torna ad inveire contro il Governo Renzi e a sminuire il presidente del Consiglio, stavolta facendo un riferimento al leader russo, Vladimir Putin: «Lo vorrei domattina come presidente del Consiglio». Attacca anche sulla questione delle sanzioni, considerata «idiote» perché costeranno all'Italia cinque milioni di euro.
ROMA - Il segretario federale del Carroccio, Matteo Salvini, sembra essere il protagonista indiscusso del palcoscenico politico degli ultimi giorni. Questa mattina, il leader della Lega Nord, parlando ai microfoni di Radio Anch'io, torna a ribadire la sua stima nei confronti del presidente russo, Vladimir Putin, e allo stesso tempo inveisce ancora l'inquilino di Palazzo Chigi. L'attacco al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il disprezzo per il Governo attuale si evincono palesemente dalle parle del segretario della Lega che afferma la sua preferenza per un leader come Putin per l'Italia, piuttosto che andare avanti con l'attuale premier.
LE SANZIONI IDIOTE - Il segretario federale della Lega, afferma infatti: «Fra Putin e Renzi io scelgo Putin tutta la vita. Putin lo vorrei domani mattina come presidente del Consiglio». Inoltre, non manca il commento di Salvini nei riguardi delle sanzioni economiche imposte alla Russia da parte dell'Unione europea e gli Stati Uniti, sanzioni che - a detta del leader del Carroccio - sarebbero letali per l'economia nostrana. Salvini sostiene, infatti, che «le sanzioni contro la Russia sono una misura idiota, che ci costerà cinque miliardi di euro».
LA LEGA SBARCA AL SUD - Intanto, ieri, il leader della Lega Nord è stato al centro non solo della scena politica, ma anche di quella del gossip per una copertina di 'Oggi', in cui il leghista poserebbe seminudo. All'interno un'intervista in cui Salvini palesa le sue idee di politica ed esprime le mosse imminenti della Lega Nord. Salvini parla ancora del progetto di estensione del partito anche nel Sud dell'Italia, specificando che il simbolo del partito nazionale pronto a lanciare non prevede il verde tradizionale, ma il blue e il giallo, oltre al suo nome: «Ma non sarà un partito del leader , non farò l'errore di Grillo». E aggiunge: «Non penso, personalmente, di dovere delle scuse ai meridionali. Facevamo critiche a sprechi e spese, al numero dei dipendenti statali. Però ora girando il Sud, mi ha stupito la voglia di reagire, prima non c'era».
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