24 settembre 2021
Aggiornato 01:30
Parla Silvia Giordano (M5S) sullo scandalo vaccini Meningitec

Giordano: «Per la sanità, rispolveriamo lo Stato»

Per la deputata cinque stelle, lo scandalo dei vaccini ritirati dall'Aifa, senza, però, che le Asl informassero le famiglie e interrompessero del tutto le somministrazioni, è sintomo di una sanità decentrata e frammentaria e di un sistema di controllo avvelenato da conflitto di interessi

Salernitana e appena 28enne, Silvia Giordano siede tra le file del Movimento Cinque Stelle alla Camera, dove è Segretario della Commissione Affari Sociali e membro della Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza.

ROMA – E' stato oggetto di due interrogazioni parlamentari, lo scorso venerdì, uno scandalo poco noto, eppure dall'inaudita gravità, scoppiato dopo che il vaccino Meningitec è stato ritirato dall’Agenzia italiana del Farmaco a seguito del rinvenimento di un corpo estraneo, identificato come ossido di ferro e acciaio inossidabile, in alcune fiale usate per la somministrazione. Eppure, secondo l'interrogazione parlamentare presentata da Silvia Giordano (M5S), il fatto che le Asl non abbiano informato le famiglie del ritiro e che, addirittura, in molti casi  abbiano proseguito le somministrazioni evidenzia molti problemi: un sistema di controllo autoreferenziale e inadempiente e, ancora una volta, una sanità sottratta allo Stato e demandata alle Regioni, fucine di troppe inefficienze. Al DiariodelWeb.it parla la Giordano, prima firmataria di una delle due interrogazioni presentate alla Camera e Segretario della Commissione Affari Sociali.

Come è accaduto che le Asl non abbiano avvisato le famiglie del vaccino contaminato?
«È avvenuto e non sarebbe dovuto accadere», constata la deputata 5 stelle. «Proprio per questo, 30 famiglie del Lazio hanno sporto denuncia, dal momento che, addirittura, hanno saputo della vicenda attraverso i social network: una volta che l’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, ha lanciato l’allarme e ha informato di aver ritirato i vari lotti, alcuni gruppi di neo-mamme sono state informate attraverso dei contatti personali di questo ritiro, e la voce si è sparsa in questo modo. Quindi, la denuncia è stata fatta anche perché l’Asl non aveva avvisato assolutamente né delle controindicazioni – su cui dovrebbe esserci sempre un’informazione chiara, a prescindere che il lotto sia o meno contaminato – , né, tantomeno, del ritiro del vaccino incriminato, il che è scandaloso», conclude.

I controlli, inoltre, sono stati effettuati dalla medesima casa farmaceutica produttrice.
«Purtroppo non è stata un’eccezione; spesso, in campo sanitario, si utilizza l’autocertificazione, ed è una modalità che l’Aifa in primis dovrebbe cambiare», afferma. «Per quanto ci riguarda, tale metodo non ha senso di esistere, e indica che c’è un problema, quantomeno, di conflitto di interessi.  Quando poi questa modalità riguarda i vaccini, si cade nella paura, talvolta anche per l’eccessivo allarmismo a cui l’argomento è soggetto. In un caso del genere, però, quanto è accaduto non è assolutamente concepibile, anche perché si parla di bambini che al più possono avere 15 mesi, e questo è tanto più grave perché, avendo poco più o poco meno di un anno di vita, non hanno ancora ben sviluppato il sistema immunitario». «Al Ministero abbiamo tra l’altro chiesto», prosegue la Giordano, «quali aziende farmaceutiche locali possano aver somministrato lotti di vaccini contaminati; tuttavia, è probabile che a questa domanda non riceveremo risposta, a causa di un problema di competenza, visto che le Asl fanno riferimento alla Regione e non allo Stato. Oltretutto, alcuni di questi vaccini sono stati somministrati anche dopo che l’Aifa aveva ordinato il ritiro cautelare dei lotti: proprio perché in alcune Asl non erano stati ritirati. Si capisce come tutto ciò sia sintomo di un grave problema, che si spera non porti realmente a seri effetti collaterali, anche vista l’età dei bambini in questione».

Quindi, si può dire che uno dei problemi che evidenzia questa vicenda è la gestione frammentaria della sanità tra Stato e Regioni?
«Assolutamente sì», risponde. «Per quanto mi riguarda, i problemi sono tre. Il primo, appunto, è una frammentaria competenza tra Stato e Regioni, che implica un costante venir meno delle competenze dello Stato per quanto riguarda la sanità; dovrebbe ragionevolmente avvenire l’esatto contrario: più potere allo Stato e poi, per casi specifici, dare più rilevanza alle Regioni. Invece, lo Stato ha potere soltanto per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza, e tutto il resto è demandato alle Regioni, e questo rende impraticabile qualsiasi controllo. Il secondo problema, è che le Asl non informano adeguatamente per quanto riguarda i vaccini a prescindere dalle eventuali problematiche riscontrate. Anche nel caso in cui non si verifichino irregolarità, l’Asl deve informare nei minimi dettagli i genitori sui vaccini che somministrano ai loro figli e sulle relative controindicazioni. Terzo problema – e questa è la posizione del Movimento Cinque Stelle – riguarda il ruolo dell’Aifa: più volte abbiamo chiesto che il potere di controllo venisse riaffidato, come prima del 2003, all’Istituto superiore di sanità; infatti, da dopo il 2003 – anno in cui è stata istituita l’Aifa, che ha iniziato a operare nel 2004 –, sono scoppiati i più grandi scandali: dall’aviaria, alla suina, alla Novartis-Lucentis, tutti i casi in cui l’Aifa avrebbe dovuto controllare e non l’ha fatto, venendo meno alla sua principale funzione», spiega la deputata cinque stelle.