5 aprile 2020
Aggiornato 04:00
Fra i ribelli anche il consigliere del Ministro

Ma Luisa Todini non ci sta: «Me ne vado»

Giornata calda per viale Mazzini: dopo il debutto di RayWay in borsa, sì al ricorso contro il taglio da 150 milioni decisi dal Governo. Astenuta la Tarantola; dimissionaria la Todini, che definisce il ricorso «inaccettabile e irresponsabile». Ma il PD non molla: «I 150 milioni li taglieremo dai trasferimenti»

ROMA - Luisa Todini ha lasciato il cda della Rai. A quanto si apprende, il consigliere Todini, attuale presidente di Poste, ha rassegnato le proprie dimissioni in polemica su un ricorso contro il taglio da 150 milioni del canone versato dallo Stato alla Rai per finanziare le misure contenute nel decreto Irpef. Il consigliere d'amministrazione Antonio Verro ha presentato nel corso del cda che si sta tenendo a Milano un ordine del giorno per votare un ricorso contro il taglio. Luisa Todini e Antonio Pilati si sono espressi contro, i consiglieri Guglielmo Rositani, Antonio Verro, Rodolfo De Laurentiis, Benedetta Tobagi, Marco Pinto e Gherardo Colombo hanno votato a favore del ricorso. Anna Maria Tarantola, in qualità di presidente di garanzia si è astenuta dalla votazione.

RICORSO INACCETTABILE E IRRESPONSABILE - Il ricorso votato a maggioranza dal cda Rai contro il taglio di 150 milioni è «inaccettabile e irresponsabile», ha detto la Todini, motivando la sua decisione di lasciare il consiglio di Viale Mazzini. In seguito a «tale decisione del consiglio di amministrazione, a cui ho sempre dato durante il mio mandato un contributo autonomo e in una pura logica di interesse dell'azienda e del servizio pubblico, ho ritenuto doveroso dissociarmi in modo definitivo annunciando le mie dimissioni immediate», scrive la Todini. «La mia decisione, che anticipa di qualche settimana le dimissioni che avrei comunque formulato entro fine autunno, è dovuta alla scelta, deliberata a maggioranza dal cda odierno, di presentare ricorso contro la Legge 89 del 2014 (decreto Renzi), che all'articolo 21 prevede un contributo di 150 milioni a carico della concessionaria pubblica del servizio radiotelevisivo nel quadro della generale politica di spending review adottata dal Governo». Inoltre, rileva la Todini «grazie al percorso individuato dal decreto è stata attuata in tempi rapidi la straordinaria operazione di RaiWay». «Mi auguro che questa sia l'occasione finalmente per imboccare un processo di radicale revisione della governance di Rai che porti gli amministratori (inclusa la figura, ora non prevista, dell'aD) a rispondere all'azionista e non ai partiti». Per quanto riguarda il compenso percepito in qualità di consigliere Rai «a decorrere dalla mia nomina a presidente di Poste Italiane comunicherò a breve, come ho già dichiarato, l'elenco delle liberalità da me erogate in beneficenza, di pari importo all'emolumento ricevuto quale membro del cda. Ringrazio il presidente e il direttore generale insieme a tutto il cda, il collegio sindacale e coloro che hanno collaborato durante il mio mandato».

GIACOMELLI: DECISIONE CDA INCOMPRENSIBILE - «Nel giorno in cui RaiWay debutta con successo in Borsa e la Rai finalmente valorizza un asset strategico dopo anni di immobilismo, il cda a maggioranza assume una decisione incomprensibile, autolesionista, contraria agli interessi dell'azienda e lontana dai problemi reali del paese». Così il sottosegretario alle comunicazioni Antonello Giacomelli commenta il voto di oggi del cda Rai a favore del ricorso sui 150 milioni del canone. «Smentendo tutti i presagi di sventura, RaiWay raccoglie in poche ore sul mercato ben più del contributo richiesto per assicurare gli 80 euro alle famiglie italiane», continua Giacomelli. «Il sì al ricorso - secondo il sottosegretario - appare dunque chiaramente un voto determinato solo da logiche politiche e personali, perverse e contraddittorie, all'insegna del tanto peggio tanto meglio e ostile a ogni spinta riformatrice e di cambiamento. Sia ben chiaro, comunque, che tutto questo non indebolisce affatto, semmai rafforza, la volontà del governo di liberare la Rai e il servizio pubblico dalle vecchie logiche che ne hanno bloccato le potenzialità e lo sviluppo».

GUBITOSI: RICORSO INOPPORTUNO - «Un ricorso inopportuno». Questo lo sfogo del direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, alla decisione del cda di votare a favore del ricorso contro il taglio da 150 milioni per il canone Rai versato dallo Stato a Viale Mazzini, per finanziare il decreto Irpef. Oggi nel cda il consigliere d'amministrazione Antonio Verro ha presentato un ordine del giorno per votare un ricorso contro il taglio.

MONFREDI: NESSUNO STUPORE SUL RICORSO - «Stupisce lo stupore dei parlamentari del pd Anzaldi e Peluffo sul ricorso votato oggi dal cda Rai contro il prelievo forzoso di 150 milioni di euro dal canone pagato dagli italiani per avere il servizio pubblico e dirottato ad altri scopi di bilancio statale». Lo ha affermato in una dichiarazione Luigi Monfredi, membro dell'esecutivo Usigrai per la componente l'Alternativa. «Stupisce - ha detto - che due parlamentari di un partito il cui segretario urla al mondo tutti i giorni che i partiti debbano uscire dalla Rai, invece si scaglino proprio contro una decisione che il cda ha preso per affermare quella autonomia: dai partiti e dai governi. Qualcosa non quadra. Oppure è in atto un cortocircuito».

IL PD NON MOLLA - Nonostante il ricorso, il Pd e l'esecutivo non intendono rinunciare a tagliare il bilancio di viale Mazzini: «Se il ricorso sarà accolto - spiegano fonti della segreteria Dem - vorrà dire che interverremo su altre voci. Il bilancio Rai è fatto dal canone ma anche dai trasferimenti del governo: vorrà dire che interverremo lì». Perchè, spiegano le stesse fonti, «la nostra scelta politica è chiara: stiamo chiedendo contributi a tutti, e anche la Rai dovrà dare il suo».

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