18 luglio 2024
Aggiornato 04:30
Rivelazione al processo Borsellino quater

Amato: «Mi cacciarono per favorire i mafiosi»

L'ex capo del Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria (Dap), Nicolò Amato, durante la sua testimonianza nel processo Borsellino quater, ha denunciato il cedimento oggettivo da parte dello Stato verso la mafia nel momento in cui fu cacciato dal Dap.

ROMA - L'ex presidente della Camera, Luciano Violante, e le'x capo del Nap, Nicolò Amato, depongono oggi al processo Borsellino quater, in trasferta all'aula bunker di Rebibbia di Roma. Ieri sarebbe dovuta essere la volta dell'ex capo di Stato, Carlo Azeglio Ciampi, e l'ex ministro della Giustizia, Giovanni Conso, al cospetto dei giudici della Corte d’assise di Caltanissetta, ma, per motivi di salute, non si sono presentati nel carcere romano.

IL CEDIMENTO DELLO STATO VERSO LA MAFIA - La testimonianza dell'ex capo del Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria (Dap), Nicolò Amato, ha avuto un'importanza di tutto rilievo oggi. Amato in occasione del processo ha infatti denunciato a gran voce la responsabilità dello stato nella degenerazione dei rapporti con la criminalità organizzata di Cosa Nostra. Afferma Amato: «Con la mia cacciata si è registrato un cedimento oggettivo da parte dello Stato verso la criminalità organizzata. Allora il ministro Conso, il premier Ciampi e il presidente Scalfaro non mi spiegarono nulla». Lo ha detto l'ex capo del Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria (Dap), Nicolò Amato, durante la sua testimonianza nel processo Borsellino quater. «Dopo anni ho saputo che fu inviata una lettera al presidente della Repubblica in cui si diceva che io ero un dittatore delle carceri e che i miei collaboratori erano squadristi. Quella missiva - ha aggiunto Amato - ha il sapore della mafia. La cosa grave è che Scalfaro non chiamò alcun ente istituzionale ma il monsignore che presiedeva i cappellani carcerari». Amato ha ricordato che con la sua sostituzione «venne cambiata completamente la politica nei confronti dei detenuti. Ci fu un ammorbidimento».