16 ottobre 2019
Aggiornato 11:00
Il tribunale M5S in funzione

Pronto un processo a Toninelli

Si è nuovamente complicata la vicenda dei due giudici costituzionali che il Parlamento in seduta comune non è riuscito a risolvere nonostante venti votazioni. Alla rinuncia di Alessandra Sandulli potrebbe sommarsi la "maretta" della quale raccontano in queste ore alcune fonti interne al Movimento 5 stelle.

ROMA - Proprio quando pareva vicina una schiarita, si è nuovamente complicata la vicenda dei due giudici costituzionali che il Parlamento in seduta comune non è riuscito a risolvere nonostante venti votazioni. Alla rinuncia di Alessandra Sandulli (per il ministro Maria Elena Boschi «un problema di Forza Italia»), potrebbe sommarsi la «maretta» della quale raccontano in queste ore alcune fonti interne al Movimento 5 stelle. «C'è un partito di Zaccaria (Alessio, candidato da M5S al Csm, ndr) che voleva chiudere la partita", dice un parlamentare stellato. Partita riaperta dall'offerta del Pd di fare spazio a Zaccaria in cambio della disponibilità M5S a votare alla Consulta nomi "indipendenti dalla politica».

IL PROCESSO: LO SCONTRO TRA CECCONI E TONINELLI - Nel Movimento, però, è scontro aperto su chi decide e chi deve comunicare all'esterno. Ieri il capogruppo alla Camera Andrea Cecconi aveva smorzato gli entusiasmi per l'indicazione del ticket Sandulli-Sciarra da parte del Pd: «Nessuna comunicazione ufficiale - aveva precisato - è arrivata ai gruppi parlamentari. Per noi è tutto come prima». Ma Danilo Toninelli, vicepresidente della commissione Affari costituzionali della Camera e da sempre nel gruppo di lavoro che si occupa della vicenda, si era incaricato di smentirlo in serata via Facebook annunciando la telefonata del capogruppo Pd al Senato, Luigi Zanda, al suo omologo M5S Alberto Airola. «Una telefonata, non un'uscita pubblica rivolta ai cittadini. Il massimo di condivisione che potevano fare. Ma così è. E comunque - aveva commentato Toninelli - ha vinto il metodo della trasparenza e della condivisione chiesto dal M5S». Se non un sì al Pd, quasi. A quel punto è scattata la rivolta nella chat dei gruppi: Toninelli viene accusato da alcuni colleghi di voler "condurre individualmente la partita, così come accaduto in estate sulla legge elettorale". E chi frequenta Montecitorio giura che fra Cecconi e Toninelli lo scontro di oggi è solo l'ultimo di una serie.

​DISOBBEDIENZA - Toninelli, accusato all'interno del gruppo di mancato «interfacciamento con il capogruppo» e di avere «la chiara volontà di saltare nuovamente il parere dell'assemblea», oggi ha corretto parzialmente il tiro, precisando: «Valuteremo i nomi, abbiamo una assemblea in Parlamento domani e quindi probabilmente decideremo il da farsi». E ha aggiunto l'auspicio che a decidere sia «una consultazione on line». Una linea che il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio ha sostenuto oggi in una dichiarazione ai tg: «Per ora - ha detto - apprezziamo il fatto che i nomi siano stati fatti pubblicamente, adesso li facciamo vagliare a tutti i cittadini». Per il M5S «questo è un metodo. Per noi il come viene prima del chi». Prese di posizione che alimentano quello che un deputato definisce ironicamente «non scontro ma ampio dibattito». «Se c'è un capogruppo - osservano i più critici - è opportuno che la linea sia espressa attraverso il suo ruolo, avallato peraltro dai voti dell'assemblea dei deputati. Gli individualismi portati avanti da alcuni colleghi rischiano in questo modo di isolarci». Raggiunto telefonicamente, Toninelli si limita a ribadire di aver «fatto ogni cosa sulla base della linea stabilita in commissione Affari costituzionali, condivisa con il capogruppo e con Milano», che nel gergo M5S significa Casaleggio e Grillo.