20 ottobre 2019
Aggiornato 08:00

Renzi: "Non caccio i dissidenti, ma la fiducia non si tocca"

Il segretario del Partito democratico, Matteo Renzi, parla alla Direzione del partito e - rifacendosi a quanto avvenuto oggi nel Movimento di Beppe Grillo, con l'espulsione di quattro manifestanti - afferma che, da segretario, non espellerà i dissidenti, ma è aperto al dialogo. Nel partito prevale la libertà, ma bisogna seguire almeno una regola, quella della fiducia.

ROMA - Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in occasione di un discorso alla direzione del partito ha affermato che il Pd non espellerà chi dissente - alludendo chiaramente alle ultime quattro espulsioni effettuate da Beppe Grillo -, ma sul voto di fiducia bisogna darsi delle regole. E precisa il segretario del Partito democratico: «Non possiamo diventare né un comitato elettorale, né un club di anarchici e di filosofi».

LIBERTA', MA SERVE LA REGOLA SULLA FIDUCIA - Prosegue, poi, il segretario del Pd parlando di libertà all'interno del gruppo, ma anche di regole da seguire, necessarie affinché le cose funzionino fino in fondo. In particolare il premier si riferisce alla regola sul voto di fiducia, una linea cui il partito deve appellarsi, ma frutto di una discussione: «Credo che dobbiamo darci regole condivise penso si debba lasciare ai gruppi la libertà di esprimere voti di coscienza non solo su materie eticamente sensibili: rispetto chi sulla riforma costituzionale ha fatto una battaglia trasparente diversa dalla nostra. Nessuno espellerà un senatore che ha fatto una battaglia seria sulla riforma costituzionale». Al tempo stesso «penso che dovremo darci una regola sul voto di fiducia, in prospettiva dico. Se c'è un voto di fiducia dobbiamo decidere qual è il punto oltre il quale una comunità sta o non sta. E' una discussione che va tenuta aperta».

LA QUESTIONE CALDA DELLE ISCRIZIONI - Il segretario del Pd continua la sua dissertazione ponendo l'attenzione sulla questione iscrizioni al partito: «Ho sbagliato a sottovalutare nella risposta» il tema del calo degli iscritti al Pd, «ma indipendentemente dal numero è un tema che necessita una riflessione più approfondita di quella che ho letto sui giornali in questi giorni». Renzi elenca, poi, una serie di dati dettagliati, a partire da quelli sul calo degli iscritti negli anni in cui si svolge il congresso: «Abbiamo un dato di iscritti che viene non dico drogato... ma negli anni di congresso siamo di più». E l'anno successivo ovviamente i numeri calano, a volte in dimensioni 'sospette': «In Campania da 68mila a 7mila: -89%. In Puglia da 26mila a 2.111, -90%».Quindi sembra che "il tema degli iscritti va inserito in contesto più ampio. Poi ragioniamo su cosa significa membership, ma non facciamo battute macchiettistiche».

TOCCI, TORNA DA NOI! - Non manca l'appello a Tocci, da poco uscito dal Partito democratico: «Mi appello a Tocci perchè riconsideri la sua scelta di lasciare il Senato: credo sia una cosa bella e positiva se resta con noi», perché «un partito del 41% ha bisogno di chi fa le sue battaglie e poi si adegua alla scelta della maggioranza»

IL PARTITO DELLE OPPORTUNITA' - L'attenzione del segretario del Partito democratico si posa anche sulla necessità di capire cosa significhi nel 2014 far parte di un partito di sinistra. E spiega il premier che l'obiettivo del Pd «deve essere definire cosa significhi essere di sinistra nel 2014. Non è semplice». E prosegue sull'argomento, Renzi, definendo quello che, a suo parere, è oggi un partito di sinistra: «Se c'è una parola per definire un partito di sinistra, per me è la parola 'opportunità'. Contro gli opportunismi, contro le rendite, è di sinistra un partito che libera il talento, crea le occasioni e lo spazio per chi vuole provarci, senza lasciare indietro nessuno, nell'uguaglianza e non egualitarismo, nell'aiuto di chi non ce la fa, non nel tarpare le ali agli altri. Un partito delle pari opportunità, per tutti: non solo per le donne, ma per giovani e anziani»

LA NECESSITA' DEL CONSENSO - Il segretario del Pd tocca anche il tema del consenso. Secondo Renzi, il Pd deve prendere atto che «il voto a tempo indeterminato non esiste più". E continua: "I cittadini scelgono, se continuiamo ad avere dei nostri concittadini un'immagine per cui le persone non sono in grado di comprende e valutare, noi abbiamo un atteggiamento altezzoso e arrogante". Aggiunge ancora il premier parlando alla Direzione del Pd: «Questo vuol dire che è un grande tema quello di conquistare il consenso giorno dopo giorno, che non vuol dire governare con l'occhio ai sondaggi. Bisogna prendere atto che il voto a tempo indeterminato non esiste più. Questo significa dovere essere competitivi, dover andare a prendere il voto dagli altri».

IL PD NON E' UNA CONFEDERAZIONE - Per replicare alle parole dell'esponente della minoranza del Pd, Gianni Cuperlo, il segretario Renzi ha affermato: «Non posso accettare che il Pd sia una confederazione, non voglio che lo sia». E continua, il premier: «Non credo alla circolazione extracorporea né alla ricostruzione della mia personale sfida del 2012-2013», ha insistito Renzi, evidenziando: «Quando ho fatto una battaglia tutta contro il partito non ho vinto. Ho vinto le primarie quando un pezzo importante del gruppo dirigente ha scelto di scommettere su di me».Dunque "non è un problema di leaderismo, né un problema di leadership: non dobbiamo avere paura di un sindaco forte, o di un segretario rappresentativo o di un ministro autorevole».