6 dicembre 2019
Aggiornato 19:30

Bersani pronto al bis, ma i big già vedono Renzi

E' andata come previsto, la direzione Pd si è svolta quasi senza tensioni, anche se tra i bersaniani c'è malumore per la mossa di Matteo Renzi di mollare quasi subito la riunione, senza nemmeno votare. Bersani ha ottenuto un sì praticamente unanime (un solo astenuto) ai suoi «otto punti» programmatici

ROMA - E' andata come previsto, la direzione Pd si è svolta quasi senza tensioni, anche se tra i bersaniani c'è malumore per la mossa di Matteo Renzi di mollare quasi subito la riunione, senza nemmeno votare. Pier Luigi Bersani ha ottenuto un sì praticamente unanime (un solo astenuto) ai suoi «otto punti» programmatici da proporre a Giorgio Napolitano come base di un possibile 'governo di scopo', ma come spesso accade in casa democratica l'unanimità del voto non racconta affatto il clima che si respira. «Da questa riunione di ipotesi B non ne sono venute», ha concluso il leader democratico, riferendosi agli scenari di 'governi del presidente' che molti dirigenti Pd ritengono come i più plausibili e che, per la verità, Umberto Ranieri ha esplicitamente evocato. La verità, però, è che «piani B» ce ne sono eccome, anche più di uno, e lo stesso Bersani avrebbe il suo: tornare al voto a breve di nuovo come candidato premier. Un progetto che, se fosse vero, si incrocia e si scontra con quello di Matteo Renzi, che ormai diversi leader di partito indicano come prossimo 'front runner'.

Questo, almeno, è lo scenario che raccontano alcuni dirigenti del partito, certo non della cerchia stretta del segretario. Anche Bersani, spiegano, si rende conto che M5S non darà mai il via libera ad un suo governo, ma il paletto «mai con il Pdl» posto oggi può essere un punto a favore del segretario Pd e dei 'giovani turchi' che rappresentano l'ala dura: la tirata contro Berlusconi ripetuta da Bersani con veemenza nella relazione conclusiva ha soprattutto uno scopo, quello di complicare la vita a chi pensa di mettere su un 'governo del presidente'. Non a caso Bersani su questo punto ha detto: «Non si capisce bene neanche cosa vuol dire...». E poi ha aggiunto: «Dico io stesso: è un sentiero molto stretto, o lo si supera e si comincia con un governo che cambi davvero le cose, o almeno questo sentiero lo si sgombrerà dalla nebbia».

Il seguito Bersani non lo dice, ma «sgombrare il sentiero dalla nebbia» significa mettere agli atti che M5S non ha voluto prendersi le sue responsabilità. E, nella testa dei giovani bersaniani, questo è il primo passo per il loro 'piano B': tornare al voto in tempi stretti, ancora con Bersani premier. Certo, l'intervento di Ranieri è stato interpretato da tutti come un'eco del pensiero di Giorgio Napolitano: se Bersani fallisse, il presidente proverebbe a mettere su un 'governo del presidente'. Ma, ragionano i bersaniani, un presidente in scadenza non ha la forza politica di 'forzare' sui partiti e quel «mai col Pdl» dovrebbe riuscire a stoppare l'ipotesi di un governo tecnico. Tra poche settimane, poi, Napolitano terminerà il suo mandato e il centrosinistra potrebbe eleggere a maggioranza semplice il nuovo presidente, che a quel punto potrebbe sciogliere le camere.

Peccato che i favorevoli al governo del presidente cominciano ad essere tanti. Non solo Walter Veltroni, che lo ha detto esplicitamente: Rosy Bindi ha invitato il partito ad essere «interlocutore» di Napolitano, il franceschiniano Antonello Giacomelli ha invitato gli «autorevoli membri della segreteria a non fare interviste in cui si pongono ultimatum», ovviamente ultimatum al capo dello Stato, Paolo Gentiloni ha chiesto di «rinnovare la fiducia in Napolitano», Giuseppe Fioroni si è augurato che «non si vada al voto anticipato». Massimo D'Alema ha poi messo sul tavolo l'opzione di un accordo con un «Pdl de-berlusconizzato».

Anche perché, secondo un dirigente Pd, la partita Quirinale è tutta da giocare: non è escluso, secondo questa fonte, che a Napolitano venga chiesto di rimanere, per permettergli di avere la forza politica di varare un vero governo del presidente, che potrebbe riportare il paese a votare tra un anno, un anno e mezzo. E, come dice Cuperlo, «buona parte del confronto tra di noi e su di noi ruota attorno al sindaco di Firenze, che forse è venuto a questa riunione ma non prende la parola. Ma le logiche di percorsi paralleli, di circolazioni extracorporee nella dimensione della politica possano risultare letali». Il 'percorso parallelo' è proprio quello tra Renzi e Bersani: praticamente tutti quelli che sono favorevoli a un governo del presidente già hanno più o meno esplicitamente dato il loro ok Renzi candidato premier al prossimo giro. Ma, appunto, i bersaniani voglino che il loro leader ci riprovi. Si vedrà qual è il «piano B» che avrà fortuna.