22 settembre 2020
Aggiornato 23:00
Prodi e Mastella risarciti

Le intercettazioni costano a De Magistris 1 anno e 3 mesi

L'attuale sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, è stato condannato a Roma ad un anno e tre mesi di reclusione a conclusione del processo sull'acquisizione di utenze telefoniche di alcuni parlamentari relative al periodo in cui era pm a Catanzaro. Con lui è stato condannato anche il consulente informatico Gioacchino Genchi.

ROMA - Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris e il superconsulente Gioacchino Genchi sono stati condannati ad un anno e tre mesi di reclusione per il reato di abuso d'ufficio. I fatti sono relativi all'uso di tabulati telefonici nell'ambito dell'inchiesta Why Not, quando l'attuale primo cittadino di Napoli era pm a Catanzaro. La sentenza di oggi è stata emessa dal giudice monocratico del tribunale di Roma, Rosanna Ianniello. L'oggetto del processo a carico di De Magistris e Genchi riguarda l'acquisizione di tabulati telefonici di diversi parlamentari senza aver preventivamente richiesto l'autorizzazione alle Camere di appartenenza. In conseguenza di ciò i pubblici ministeri hanno contestato il reato di abuso d'ufficio.

LE COLPE DI DE MAGISTRIS - In sede di requisitoria, lo scorso maggio, il pm Felici aveva spiegato che il sindaco di Napoli allora dispose l'accertamento su una serie di contatti desumibili dall'agenda telefonica di un imprenditore indagato, ma fu poi Genchi a trasformarsi - precisò Felici - nel 'dominus' dell'inchiesta e a disporre i decreti di acquisizione degli atti, poi firmati dal magistrato, e soprattutto a scegliere quelli che dovevano entrare a far parte dell'inchiesta. Era in virtù di questo ruolo secondario che il pm Felici aveva chiesto l'assoluzione per De Magistris. Il giudice Ianniello, oggi, dopo quasi nove ore di camera di consiglio ha stabilito per la colpevolezza sia di De Magistris che di Genchi e fissato la pena ad un anno e tre mesi. Le utenze sottoposte a controllo riguardavano tra gli altri, Romano Prodi, Francesco Rutelli, Clemente Mastella, Marco Minniti, Antonio Gentile.

MASTELLA, IO VITTIMA - Subito dopo la condanna arriva il commento dell'ex Guardasigilli Clemente Mastella: «Nulla mai potrà ripagarmi. Quell'indagine, condotta in maniera illegale, è stata all'origine di tutte le mie difficoltà, sul piano umano e sul piano politico. Quell'indagine ha cambiato, fino a stravolgerla, la storia politica italiana»«Da allora tutto è precipitato - si sfoga Mastella -. Ho subito processi mediatici, sono stato additato come il politico aduso all'illegalità. Ora i magistrati hanno accertato la verità, ovvero che a compiere atti illegali è stato chi mi ha voluto a forza indagare, senza alcun motivo. Purtroppo, nessuno, niente potrà mai ripagarmi per il grave danno subito».