16 ottobre 2019
Aggiornato 21:00

Grillo: torna a casa «vaffa»

Nello stesso giorno i giudici di Milano assolvono Berlusconi e i grillini chiudono il dialogo con Renzi. Le vicende giudiziarie dell'ex Cavaliere si ripercuotono positivamente sul patto del Nazzareno.

ROMA - E' finita come doveva finire, con Grillo che torna al suo grido di guerra, mandando a gambe all'aria sul suo blog un tavolo sul quale si sono infranti tutti i tentativi di Luigi Di Maio di infilare sabbia negli ingrinaggi del patto del Nazareno fra Renzi e Berlusconi.

Una sentenza, una vicenda politica
Se c'era ancora una speranza di lasciare aperto uno spiraglio per intese future fra Pd e M5S, a chiuderlo definitivamente ci hanno pensato, senza volerlo, i giudici del tribunale di Milano, cancellando in appello la condanna a sette anni per il caso Ruby che in prima istanza era stata comminata a Silvio Berlusconi. Una soluzione che rilancia in pieno il patto del Nazzareno.
Alla luce di questa assoluzione si capisce anche la veemenza insolita con la quale nei giorni scorsi l'ex Cavaliere ha reagito ai distinguo sulle riforme e sui patti con Renzi, avanzate da una pattuglia guidata a viso aperto da Augusto Minzolini e, dietro le quinte, da Raffaele Fitto.

Dell'Anna: mai visto un Berlusconi così
«Mi ha torto una mano con tale forza che ha rischiato di rompermi un dito», si è lamentato l'alleato del Gal, Dell'Anna, raccontando in una intervista rilasciata al Corriere della Sera di quella reazione del tutto inusuale di Berlusconi davanti alla insistenza del senatore campano a proclamarsi contro l'Italicum e contro gli accordi che il leader di Forza Italia ha stretto con il segretario del Pd.
Dell'Anna agli occhi di Berlusconi continuava a giocherellare con il problema delle preferenze mentre lui era in attesa di una sentenza che avrebbe potuto rovinargli non solo la carriera politica, ma addirittura la vita, a causa di una condanna che avrebbe potuto cancellare i benefici già ricevuti e sommato a dieci gli anni di carcere da scontare.

L'intuito dell'ex Cavaliere
Con l'intuito che è all'origine di molti dei suoi successi anche in questa occasione l'ex Cavaliere aveva annusato nell'aria che forse il vento nell'appello milanese avrebbe potuto girare in suo favore: ed ecco spiegato il suo nervosismo per quella voglia di muovere le acque in un momento delicatissimo che proveniva proprio dalle sue fila.
Sicuramente non c'è alcuna connessione fra la sentenza milanese e le rassicurazioni che Berlusconi, anche nei momenti più difficili, ha dato al sistema riguardo il suo rispetto per i patti, qualsiasi cosa fosse accaduta. Ma nello stesso tempo non si può non riconoscere che le coincidenza astrali hanno indirizzato le cose affinchè i buoni propositi del leader di Forza Italia trovassero una strada spianata anche grazie all'esito dell'appello sul caso Ruby.
La nuova piega che hanno preso le vicende giudiziarie di Berlusconi, con il rilancio del patto stretto nei mesi scorsi a via del Nazzareno, come era inevitabile, è caduta come un macigno anche sul dialogo fra il Pd e il M5S. E a Grillo, non è restata altra strada che tornare al vaffa, al suo grido di battaglia abbandonato solo momentaneamente per seguire il sentimento della parte trattativista del suo movimento.
Ecco come i grillini hanno fatto saltare il tavolo con Renzi. La prima parte della loro reazione rispetta il nuovo corso improntato alla diplomazia, ma poi, in conclusione, il richiamo al fondo schiena come termine di giudizio ha preso nuovamente il sopravvento.

M5S: eravamo pronti a chiudere ieri
Per M5s «non c'è più tempo», gli italiani non possono essere «presi per il culo per un'intera estate». In un post sul blog di Beppe Grillo la delegazione M5s che ha partecipato agli incontri con il Pd (Luigi Di Maio, Danilo Toninelli, Paola Carinelli, Vito Petrocelli) dà un ultimatum al presidente del Consiglio: «Alla fine, l'incontro con il Pd si è svolto ed è durato un'ora e mezza. Certo, dopo ben 25 giorni di fitto e intenso rapporto epistolare ci saremmo aspettati che arrivassero al tavolo con idee più chiare, una maggiore concretezza e anche più preparati. Ma non si può pretendere la luna. Malgrado i proclami di rapidità, il succo è che su quasi tutto si è preso bradipescamente altro tempo. Trattativa completa quindi che dovrebbe essere rinviata a una data ipotetica e condizionata alle mille vicissitudini parlamentari. Renzi parla di 15 giorni ma potrebbe slittare addirittura a settembre. Il M5s era pronto a chiudere ieri. Ci dispiace per il Pd ma non c'è più tempo. Il M5s non se la sente di prendere per il culo i cittadini italiani per un'intera estate».

Ma sulle preferenze l'abbiamo spuntata noi
«Resta comunque - proseguono i grillini - la grande soddisfazione per l'apertura e il parere positivo ottenuti sull'introduzione delle preferenze nella legge elettorale che a questo punto diamo per confermati e che voteremo dopo la ratifica della proposta di legge elettorale concordata ad oggi degli iscritti on line. Il tema delle preferenze per noi è fondamentale, è una battaglia iniziata nel 2007 con il primo Vday e con la raccolta di 350.000 firme per l'iniziativa di legge popolare 'Parlamento Pulito'. Quindi, almeno per questo, grazie a Renzi per aver accolto la proposta di un Parlamento di eletti e non di 'nominati'».
«Del resto - proseguono - Renzi stesso si era pronunciato in passato apertamente contro un Parlamento di 'nominati'. Bisogna dargli atto che, anche se in ritardo, ha mantenuto la sua parola e si spera che la possa mettere in atto. Non crediamo infatti che su questo punto il segretario di un partito che ha avuto il 41 e rotti alle ultime elezioni europee debba chiedere il permesso a un chicchessia di Forza Italia, terza forza politica nel Paese destinata all'implosione e guidata da un pregiudicato».
I grillini chiudono con un post scriptum che sembra escludere nuovi incontri tra M5s e Pd: «Ieri al tavolo si è ipotizzato un altro appuntamento. Ma al momento si preferisce la ratifica degli attuali punti fin qui negoziati da parte dei nostri iscritti. Saremo pronti a votare la legge elettorale, inclusiva delle preferenze, direttamente in aula».

Renzi: ha vinto ancora una voltra il blog
«Non hanno fatto in tempo a sedersi al tavolo che subito é arrivata la sconfessione a mezzo blog...»
Parlando con i suoi, il premier Matteo Renzi ha commentato così la presa di posizione sul blog di Beppe Grillo rispetto al dialogo avviato tra Pd e la delegazione M5s.

Serracchiani: Grillo è un conducator
Beppe Grillo si comporta come un «conducator» fortemente «intollerante al dialogo». Lo ha detto la vice-presidente del partito Deobora Serracchiani: «L'intolleranza al dialogo di Beppe Grillo non è neanche più una scelta politica, è una patologia del conducator».
«Grillo - continua Serracchiani - dovrebbe sapere che la credibilità personale in politica conta e che lui se la sta giocando un pezzo alla volta, anche nei confronti dei parlamentari. Noi abbiamo fatto bene a essere cauti, ma avremmo voluto che per una volta la disponibilità al confronto con il M5s fosse davvero condivisa anche dal capo».
Prepariamoci nei prossimi giorni a risposte molto pepate sul blog di Grillo riguardo la chiave di lettura delle ultime ore scelta dal segretario del Pd e dalla sua vice.