19 gennaio 2020
Aggiornato 19:30
L'inchiesta

Delitto Yara, «Alfano fuori dal mondo»

Lo ha dichiarato Vinicio Nardo, segretario Unione Camere Penali, intervenendo a «Checkpoint» su Tgcom24: «Il fermo di Bossetti è una forzatura». Il blog di Grillo: «Il Ministro dell'Interno deve dimettersi».

MILANO - «Nella vicenda di Yara il provvedimento di fermo era una forzatura e lo si capiva e infatti non è stato confermato. La fretta non è mai una buona consigliera, soprattutto in indagini complesse, come questa che riguarda la vicenda di Yara. Adesso il processo è partito». Lo ha dichiarato Vinicio Nardo, segretario Unione Camere Penali, intervenendo a 'Checkpoint' su Tgcom24.
«Le dichiarazioni di Alfano sono fuori dal mondo perché non si può dire 'abbiamo preso l'assassino' per casi così complessi - continua Nardo - Ogni parola deve essere valutata con calma e serenità dagli inquirenti e sicuramente 60 milioni di persone che guardano non dà serenità. Il dna non è una prova su cui si può imbastire un'inchiesta».
Il segretario delle Camere penali poi spiega: «A Garlasco è successa la stessa cosa: le persone vedevano i Ris che andavano nella villetta e dicevano 'come mai non si trova nulla', anche che lì c'è stato un provvedimento di fermo, che non è stato confermato, e l'accelerazione non ha poi fatto bene al proseguimento delle indagini e del processo».

ALFANO SI DIMETTA - Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, si deve dimettere. Lo scrive Lello Ciampolillo, senatore M5S, sul blog di Beppe Grillo.
«Una nuova impresa del nostro brillante Ministro dell'interno, Angelino Alfano - osserva - che dopo il caso Shalabayeva, riconquista gli onori della cronaca per una clamorosa svista istituzionale. Il giovane ex rampollo di Berlusconi, difatti, pur di millantare meriti di certo non propri, ha rivelato notizie riservate in merito alla svolta investigativa nel drammatico omidio della povera Yara. Alfano con il suo tweet, come denunciato dal Procuratore della Repubblica di Bergamo, ha messo a rischio tutto l'importante lavoro svolto da magistrati e forze dell'ordine in anni e anni di pazienti riscontri».
«La sconcertante ansia di visibilità di Alfano - prosegue Ciampolillo - costituisce un'ulteriore indecorosa pagina di inadeguatezza di un personaggio politico che, ormai, non può che rassegnare le dimissioni o, in alternativa, essere sfiduciato e mandato a casa. Il M5S aveva già richiesto le dimissioni di Alfano con una mozione di sfiducia. Oggi i cittadini hanno conferma della bontà di quella iniziativa e della assoluta incapacità di questa maggioranza di governo».

LA MADRE: MASSIMO NON E' FIGLIO DI GUERINONI - Ester Arzuffi, la madre di Massimo Giuseppe Bossetti, ne è certa: «Mio figlio non è nato da una relazione extraconiugale, ma all'interno dal rapporto con il mio attuale marito». Lo ha dichiarato l'avvocato Benedetto Maria Bonomo, il legale scelto dalla mamma del presunto killer di Yara Gambirasio per tutelare la propria immagine.
Nonostante i risultati del Dna confermino che Bosetti sia figlio di Giuseppe Guerinoni, l'autista di Gorno morto a 61 anni nel 1999, la donna è ferma sulla propria posizione: «La mia assistita esclude di essersi mai accompagnata con il Guerinoni. Lo ha conosciuto, questo sì, ma nulla di più. Non ha solo escluso la possibilità di un rapporto con quell'uomo, ma ha anche affermato di essersi trasferita un anno prima di essere rimasta incinta e quindi di essersi allontanata da luogo in cui abitava Guerinoni».
In questi quattro anni la donna dice di non aver riscontrato nessun tentennamento da parte del figlio: «Lui seguiva il caso, come tutti visto il tam tam mediatico, e mai ha riscontrato comportamenti sospetti da parte sua». L'avvocato Bonomo descrive poi la sua assistita: «Stiamo parlando di donne di altri tempi, non si è accompagnata con molti uomini. Quindi quei pochi se li ricorda benissimo».