2 giugno 2020
Aggiornato 07:30
Giochi e tattiche sulle riforme

Grillo si scaglia contro Mediaset e Mondadori

La politica dei due «forni» mostra le prime spine: il Movimento 5 Stelle attacca a testa bassa le aziende di Berlusconi per mettere Renzi nella condizione di scegliere, ancor prima che la partita cominci, da quale parte vuole stare.

ROMA - Solo un mese fa nessuno avrebbe scommesso un euro che Renzi sulle riforme sarebbe passato da inseguitore ad inseguito nel giro di poche ore.
Se oggi il premier si trova nella favorevole condizione di poter distribuire le carte lo deve all’inattesa giravolta di Beppe Grillo che ha deciso di uscire dall’angolo per entrare a gamba tesa su quell’accordo del «nazzareno» fra Berlusconi e Renzi che fino pochi giorni fa è stata la piattaforma sulla quale si sono giocati gli incerti equilibri fra maggioranza ed opposizione.

Tornano di moda «i due forni» - Improvvisamente, grazie alla mossa di Grillo, davanti a Renzi si sono spalancate nuove e inedite opzioni. E’ aumentato cioè il numero di quelli che ai tempi di Craxi venivano definiti «i forni» ai quali potrà rivolgersi per confezionare la razione di pane della quale si nutre quotidianamente la politica.
Da ora in poi il Presidente del Consiglio si dovrà guardare quindi da un unico pericolo: quello di restare soffocato dall’abbraccio degli innumerevoli fan che si affollano per arrivare primi a conquistare le sue grazie.
Matteo Renzi, è stato ben attento a manovrare con grande cautela questa nuova condizione: ha mandato messaggi rassicuranti a Berlusconi sul patto del «nazzareno», e ha incassato con ironia, ma senza spocchia, la giravolta di Grillo.
E’ difficile, però, che possa continuare a governare questa triangolazione con la leggerezza dimostrata negli ultimi giorni.
Grillo ha infatti cominciato a delineare meglio le sue intenzioni puntando a testa bassa contro Silvio Berlusconi.

L’attacco di Grillo a Berlusconi - «Il comportamento di Berlusconi (sì esiste ancora...) durante la campagna elettorale è, ma solo in apparenza, incomprensibile», ha scritto il leader M5S in un post intitolato 'I tormenti del (falso) giovane Berlusconi', pubblicato sul suo blog.
Secondo Grillo «invece di attaccare il suo presunto avversario, il Pd, i comunisti che mangiavano i bambini e di riattaccare la nenia del Libro nero del comunismo con centinaia di milioni di morti a causa di un'ideologia malata, ha fatto campagna contro il M5S. E' come se avesse fatto campagna acquisti per l'Inter. Grillo grazie al potere mediatico di Berlusconi, gentilmente concessogli da D'Alema, Veltroni e Violante, è diventato un babau, un 'assassino', il nuovo Hitler. Il che detto da un pregiudicato amico di mafiosi, il cui partito è stato creato da Dell'Utri condannato a sette anni di carcere farebbe sbellicare dalle risa chiunque».

La vittoria del M5S sarebbe la fine per Mediaset e Mondadori - «Ma il bombardamento mediatico dell'ometto - osserva il comico genovese - fa comunque danni, spara nel mucchio e qualcosa rimane. Craxi gli disse ai tempi di Tangentopoli: hai dei cannoni, le televisioni, usale! Lui le usò e il Paese in vent'anni è finito nel baratro. Perché il nemico (a parole) si è trasformato in amico? Tutto tranne il M5S? La risposta sono i danèe. Con una vittoria del M5S Berlusconi sarebbe stato rovinato e tra salvare il partito e le sue aziende ha scelto queste ultime. Il M5S avrebbe infatti chiesto l'abolizione della legge Gasparri, la rinegoziazione delle concessioni delle frequenze radiotelevisive nazionali (oggi praticamente regalate), l'introduzione di una legge sul conflitto di interessi e lo sviluppo della banda larga in Italia. Orrore. Per Mediaset sarebbe stata la fine».

Renzi costretto a scegliere in fretta - Al di là degli insulti con questo attacco Grillo ha deciso di puntare al cuore di Berlusconi, cioè alla vita delle sue aziende. Il leader del 5Stelle si propone di ottenere due effetti: mettere Renzi nella Impossibilità di galleggiare fra «i due forni»: sarà infatti l’ex Cavaliere ad imporgli una difesa dell’ impero berlusconiano, salvo perdere quello che finora è stata la spalla che lo ha sorretto, nonostante tutto, sul cammino delle riforme. Se Renzi non scendesse in armi a protezione di Mediaset, Mondadori e affini finirebbe dritto dritto nelle mani di Grillo e dovrebbe dire addio, ancor prima di averne assaggiato i sapori, ai frutti gratificanti che può offrire la politica dei due forni.
Qualora, come è probabile che faccia, si schieri a favore dell’impero berlusconiano, offrirà il fianco alle accuse di Grillo di comportarsi esattamente come fece a suo tempo Massimo D’Alema. Grillo sa bene infatti quanto sia costata alla sinistra, soprattutto i termini di voti e di consensi, l’ambiguità e, a volte il consociativismo con Berlusconi.
Insomma «i due forni» potrebbero rivelarsi per Renzi molto più scomodi di come sono stati giudicati al loro apparire.
E infatti nel Pd c’è chi si comincia a preoccupare invitando a stare bene attenti a non perdere il filo del discorso.

Marina Sereni (Pd): Renzi non perdere il filo - «Quello che sta succedendo, dal M5S al dibattito aperto all'interno di Sel, al travaglio nelle formazioni di centro ci dicono che il Partito Democratico è il baricentro non solo dello schieramento riformista, ma dell'intero sistema politico italiano. Abbiamo davanti una grande opportunità, possiamo essere protagonisti di riforme che milioni di cittadini italiani aspettano da decenni. Ma non possiamo 'perdere il filo', dobbiamo avere chiari gli obiettivi e saper 'trascinare' la maggioranza che sostiene il Governo. Per far questo, il raccordo partito, gruppi parlamentari, governo è cruciale. Se invece si cedesse alle tentazioni autoreferenziali e ai giochi di posizionamento come in qualche momento è sembrato in queste ultime settimane, non avremmo alcuna giustificazione», ha ammonito i suoi colleghi Marina Sereni, vice presidente del Senato.

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