6 giugno 2020
Aggiornato 23:30
Dibattito sulla legge elettorale

Rizzetto (M5S): serve un confronto, nessuna folgorazione sulla via di Damasco

L'Italicum e la proposta del M5s sono agli antipodi. Serve un confronto e il Mattarellum potrebbe essere la giusta mediazione. Per Di Maio la riforma della legge elettorale resta prioritaria per sbloccare al situazione del paese

ROMA - Le due leggi sono quanto di più lontano si possa immaginare. L’Italicum è una legge con un forte premio di maggioranza e permette a chi prende anche solo il 37 per cento dei voti di poter governare da solo. La proposta del M5s è invece un sistema proporzionale, la cui unica correzione è una soglia di sbarramento determinata dalla divisione dei collegi. Da un lato poi, se i grillini considerano vietatissime le candidature multiple, nell'Italicum invece sono difese a oltranza dall'alleato di Renzi, Angelino Alfano. 

Basta questo a comprendere la natura delle parole di Walter Rizzetto, intervenuto ad Agorà su Rai3, il quale ha affermato che: «Non c'è nessuna folgorazione sulla via di Damasco. C'é bisogno di un confronto e il ritorno al Mattarellum potrebbe essere un buon punto di mediazione».

Danilo Toninelli, vicepresidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, fa eco a Rizzetto in un'intervista sul Corriere della Sera: «L'Italicum è schifoso, il Democratellum ottimo. Il primo è morto e sepolto. E incostituzionale. Non si può partire da lì. Ha un premio di maggioranza folle e non dà la preferenza agli elettori».

Prosegue Toninelli: «vogliamo aprire una discussione. Ci sono principi cardine diversi dall'Italicum e che non vogliamo toccare, ma sulle tecnicalità si può discutere. Noi riduciamo la frammentazione e il potere dei piccoli partiti. E consentiamo a un singolo partito, e questo è rivoluzionario, di andare da solo al governo con il 40 per cento dei voti. Se non ce la fa, si allea».

Un punto cruciale, quello delle alleanze, perché se: «fatte prima del voto» osserva ancora il deputato, «sono per spartirsi le poltrone, mentre quelle realizzate dopo sono programmatiche. Se necessario anche il M5S potrebbe allearsi, ma deciderà la rete. Le alleanze dopo il voto sono l'ossatura della democrazia. Altrimenti avremmo la dittatura di un partito».

Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, ribadisce a sua volta, intervistato a SkyTg24 di non avere illusioni riguardo la possibilità di cambiare il paese con la legge elettorale e le riforme. Tuttavia, afferma, «crediamo che se facciamo una legge elettorale possiamo far uscire dal limbo le forze politiche costrette perché c'è un sistema determinato dalla Consulta che non assicura la vittoria a nessuno». 

«Fare la legge elettorale - ha aggiunto - significa andare oltre questa stasi, avere quando vogliamo la possibilità di andare di nuovo al voto, è anche un modo per sbloccare la situazione».

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